Il trio Pragma

Quando Wolfgang Amadeus Mozart scrisse a suo padre Leopoldo che valeva più un’opera a Napoli che certo concerti in Germania, sintetizzava il ruolo della capitale mondiale della musica del tempo.
Una centralità, per molti versi, meno riconosciuta ma ancora attualissima, soprattutto nella capacità di sfornare abilissimi interpreti del patrimonio musicale. Tra le realtà più convincenti il trio Pragma, formatosi a Napoli nel 2013. Al violino Federica Severini, al violoncello Giovanni Sanarico, e al pianoforte Gennaro Musella. Tutti e tre, dopo la laurea in conservatorio, sono perfezionandi all’Accademia di Santa Cecilia a Roma.

hd foto articolo

Incontratosi a Napoli, nella classe del M° Salvatore Biancardi, si formano con l’appoggio di musicisti come Francesco Pepicelli (trio Modigliani) e Alberto Maria Ruta (Quartetto Savinio), e attualmente sono sotto la guida di Carlo Fabiano. La loro formazione li ha portati a esplorare e padroneggiare un vastissimo repertorio camerista, che presuppone metodi, stilemi e concezioni musicali specifiche. La loro ricerca è indirizzata verso una musica colta — Brahms, Smetana, Schumann, Beethoven, ad esempio — da cui però possa risaltare la sonorità squisita della terra d’origine del compositore. Quella del trio Pragma è una indagine musicale storica e antropologica, affiancata ad una tecnica, volta ad eseguire con la prassi del tempo, o meglio, con l’intenzione musicale. Questo li indirizza verso un’attenzione al rapporto tra autori e patria, e verso la fuoriuscita dell’elemento popolare e tradizionale, a cui quelli attinsero. Consuetudine per lo più propria dell’Otto-Novecento, secoli fortemente intrisi di storicismo, il che orienta anche gli estremi cronologici coltivati dal trio. Una metodologia che forse solo una formazione napoletana, con un forte attaccamento al proprio patrimonio musicale, avvalendosi di esperienze formative europee, è in grado di sviluppare. Tra i loro progetti in cantiere c’è infatti anche il recupero della produzione di Giuseppe Martucci, compositore napoletano a cavallo tra XIX e XX secolo. E in generale, ad attrarli è il sentimento musicale proprio di tutti “i sud”. D’altronde il nome stesso, “Pragma”, denota l’immediato rivolgersi alla concretezza di un approccio musicale, rivolto alle parti fisiche della musica, dalla materia degli strumenti alla partitura, per significare la sua concretezza corporea, ben lontana da un etere estetizzante. La formula violino, violoncello, pianoforte — che definiscono un matrimonio a tre — consente loro di sfruttare un’amplia ricchezza timbrica, mirata a produrre uno specifico ed inconfondibile stile esecutivo.

trio pragma

Il modo in cui vivono il trio è quello di una continua concorrenza di elementi, una simbiosi in cui si cerca di scambiarsi le voci, giocando a compensarsi e ad imitarsi, ciascuno verso lo strumento dell’altro. E questo è possibile — mi dicono — soltanto conoscendo l’uno gli altri profondamente, come persone, ma soprattutto come musicisti, studiando anche quelle parti musicali non proprie, così da sapere cosa stiano facendo mentre si sta suonando. Uno splendido gioco il cui pegno è una severissima disciplina, motivata da un’energia perfezionista e da un profondo attaccamento alla musica da camera, che per loro è una categoria mentale, oltre che professionale. Attivi sul territorio nazionale, tra le loro esibizioni, alcune presso il Mantova Chamber Music Festival, l’Orto Botanico di Napoli, il San Giacomo festival di Bologna, il Teatro Diana di Napoli. Ambizioni e progetti in corso non li rivelano: un po’ di superstizione, o d’intelligente discrezione, propria di chi si appresta con lucida professionalità e talento a brillare nel mondo della musica da camera.

 

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on telegram

La nostra rivista
La nostra
rivista
L’Espresso Napoletano diffonde quella Napoli ricca di storia, cultura, misteri, gioia e tradizione che rendono la città speciale e unico al mondo!

SCELTI PER TE