domenica, 09 Ago, 2020 Espresso napoletano

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Immigrati in Italia, una normativa ancora inadeguata

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È un tema complesso sul quale molti hanno portato la loro attenzione senza peraltro giungere a conclusioni esaustive. Per ultimo sono state numerose le critiche fatte da più parti sulla recente normativa del governo – cosiddetto Decreto Rilancio –, che ha cercato di regolarizzare la posizione di oltre mezzo milione di immigrati e di combattere così il connesso grave problema del caporalato e dello sfruttamento della manodopera, soprattutto nel lavoro dei campi.

Non entro nel merito delle norme approvate e della loro reale efficacia, tenuto peraltro conto che solo una quota minima di stranieri dovrebbero riuscire a beneficiare della sanatoria. La maggioranza infatti resterebbe fuori per mancanza dei rigidi requisiti richiesti per ottenere i previsti benefici. Sono aspetti tecnici che interessano il legislatore e gli operatori del settore, nei quali preferisco non entrare non avendo competenze specifiche, pur considerando che la Ministra Bellanova è stata da più parti contestata per l’asserita inadeguatezza della normativa.

Desidero conseguentemente portare la mia riflessione sulla realtà, perché sono certo che in definitiva al comune lettore interessa cogliere solo gli aspetti concreti che toccano la vita quotidiana, prescindendo dal contenuto di normative spesso contorte e astratte, idonee soltanto a complicare le procedure.

E la presenza sul territorio nazionale di ormai oltre cinque milioni di stranieri provenienti dai diversi continenti rappresenta un tema serio considerando l’esigenza di dovere comunque garantire una civile e rispettosa convivenza con una piena integrazione di quanti – di culture diverse – hanno scelto di vivere nel nostro Paese.

Naturalmente il problema tocca principalmente quella parte di stranieri, in prevalenza provenienti dall’Africa, spesso privi di una identità verificabile attraverso documenti attendibili, non sempre posseduti. Si tratta soprattutto di giovani, meritevoli della massima considerazione sotto il profilo umano che, purtroppo, facilmente finiscono sulla strada o, i più volenterosi, a lavorare proprio in campagna in condizioni di vita disastrose. In città, invece, la loro destinazione è quella dell’accattonaggio organizzato in modo capillare – evidentemente gestito da qualcuno –, della prostituzione per le giovani donne, del traffico e dello spaccio di droga per quanti scelgono di arricchirsi a danno della salute dei giovani. Seminatori di morte! Sono fenomeni che da tempo si sviluppano sotto gli occhi di tutti, ma quasi non fanno più notizia poiché considerati parte integrante di una società malata nella quale è normale accettare situazioni, anche molto gravi, ritenute non più sanabili.

Quartieri degradati, presenze poco rassicuranti ovunque, nomadi, che rastrellano materiali da riciclare andando a rovistare nei cassonetti dell’immondizia, oltre cinquantamila senzatetto che vivono presso le stazioni o in aree urbane abbandonate, ed altro ancora, configurano un quadro sconfortante che rappresenta la negazione di una società che si professa impropriamente civile.

Tutto questo fa parte della triste quotidianità dei cittadini, ormai stanchi di denunciare i fenomeni, perché consapevoli di fare la risibile figura di Don Chisciotte. Nessuno li ascolta!

Eppure l’impegno delle forze di polizia è sempre stato ed è lodevole. Ma con quali risultati? Non certamente risolutivi. I delicati e complessi problemi di una società malata non possono essere riversati su corpi che già fanno l’impossibile – senza avere strumenti e mezzi idonei – per fronteggiare problematiche che necessitano di ben altri interventi – di natura strutturale – spettanti alle competenti istituzioni.

La materia degli stranieri e di altre realtà precarie presenti sul territorio nazionale – si citano i cennati nomadi – richiede soluzioni concrete necessariamente riconducibili a scelte politiche adeguate, da assumere anche in campo internazionale.

I problemi vanno risolti principalmente nei Paesi di origine di immigrati, disperati perché provenienti da realtà dove non c’è rispetto per la vita e la dignità delle persone. È un’umanità alla deriva, senza valori né riferimenti. Tanti organismi internazionali, sorti per garantire la dignità e la sopravvivenza dei popoli, sono diventati inutili carrozzoni, incapaci di sviluppare progetti concreti idonei a risolvere i disastri che si registrano in molti Paesi dei vari continenti, dove le popolazioni sono in condizioni di totale abbandono. I loro esodi biblici confermano il dramma di un’umanità in crisi irreversibile. Si naviga a vista in acque sempre più tempestose noncuranti della precarietà di un pianeta stanco della presenza devastante dell’uomo, insensibile a qualsiasi forma di criticità.

Certamente le società dei cosiddetti barbari di cui la storia ci narra ampiamente avevano maggiore rispetto per le genti. L’Italia, al centro del Mediterraneo, una volta culla delle civiltà, è diventata terra di sbarco di migliaia di clandestini, completamente ignorata o quasi da un’Europa che di fatto non riconosce i nostri confini come confini europei. In questa situazione, sempre più drammatica, il cittadino non può che subire con amara rassegnazione i complessi problemi di realtà che puntualmente finiscono per gravare solo sulla gente comune. Ecco perché dovremo continuare ad accettarle senza prospettive, come pure dovremo tollerare la presenza di tanti giovani africani mai inseriti nel mondo del lavoro, mortificati da quanti non sono in grado di unire alla cosiddetta accoglienza una integrazione immediata, intesa come regolarizzazione, lavoro e rispetto della dignità umana, con norme semplici e di rapida applicazione.

Molti a distanza di anni ancora aspettano di avere i necessari documenti e una identità per ottenere un contratto. Se si ponesse fine a tale inaccettabile situazione, non dovremmo più vedere ragazzi, che potrebbero essere nostri figli, sfruttati e mortificati in ogni angolo di strada… perchè questo? L’Europa? La comunità internazionale? Meglio tacere, rimboccandosi le maniche… ma per farlo occorrono adeguate capacità.