39 anni sono trascorsi da quel 23 settembre, quando intorno alle 21:40 Giancarlo Siani trovò la morte. O forse sarebbe più corretto dire che sia stata la morte a trovare lui; la vicenda della sua scomparsa, infatti, non ha nulla di casuale o fortuito, ma è legata alla mano omicida della camorra. Quella sera Giancarlo avrebbe voluto assistere al concerto di Vasco Rossi, ma, non essendo riuscito a reperire i biglietti per l’allora Stadio San Paolo, pensò di rincasare a bordo della propria Citroen Méhari. Due uomini a volto scoperto si avvicinarono all’auto del giornalista per poi premere il grilletto. Dieci colpi lasciarono scivolare via la vita dal corpo di Giancarlo, privando il giornalismo d’inchiesta di una delle penne più scomode e oneste di quegli, e probabilmente anche di questi, anni.
In viaggio dal PAN a San Giorgio a Cremano in memoria di Giancarlo Siani

Da oggi la Méhari appartenutagli rifulge in un verde scintillante all’interno di villa Bruno a San Giorgio a Cremano. Il taglio del nastro, avvenuto in presenza delle più alte cariche locali e di numerose scolaresche, ha inaugurato, infatti, la Sala della Mehari – Sala della Memoria, raccogliendo la vettura in un viaggio che l’ha condotta dal PAN – Palazzo della Arti di Napoli – sino alla cittadina vesuviana.
Il progetto di uno spazio espositivo permanente dedicato a Giancarlo Siani e al ricordo di altre 300 vittime innocenti della camorra è l’esito di un accordo sottoscritto dal sindaco Giorgio Zinno, in rappresentanza del Comune di San Giorgio a Cremano, e dalla Fondazione Pol.i.s della Regione Campania. Un contributo fondamentale è inoltre giunto dalla famiglia Siani, che attraverso l’azione ininterrotta della Fondazione che porta il nome di Giancarlo Siani ne alimenta la memoria e l’impegno, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità e Libera, dal 1995 un faro nella lotta alle mafie.
Le parole di Paolo Siani e Gaetano Manfredi
“Un’immagine fortissima che mi auguro rimanga impressa a tutti quelli che oggi passano e passeranno qui” ha rivelato Paolo Siani, fratello di Giancarlo, prima del taglio del nastro “Vedere questa macchina con quelle foto è la nostra risposta non violenta alla violenza delle mafie. Raccontare le mafie dalla parte degli sconfitti è l’unica cosa che dobbiamo fare. E lo stiamo facendo da trentanove anni con sempre più forza perché se ai ragazzi si fa vedere questo muro impressionante con trecento foto di vittime innocenti, non potranno mai scegliere di stare dalla parte delle mafie. Mai”.
“[…] il destino di tutti noi è un destino fortemente legato: non c’è una città di Napoli e altri Comuni”, conclude poi il sindaco della Città Metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi “Esiste una grande realtà metropolitana che adesso ho anche il privilegio di rappresentare, nella quale i destini, le opportunità e i problemi si condividono e si legano tra di loro. Questo viaggio dal Pan a San Giorgio rappresenta un po’ idealmente un legame indissolubile che esiste nel nostro destino e nel futuro tra le nostre comunità”.


