Incontro con Antonio Franchini. L’autore del romanzo ‘Il fuoco che ti porti dentro’, vincitore del Premio Napoli, ha dialogato con Maurizio de Giovanni e Titti Marrone
Antonio Franchini, con il suo romanzo ‘Il fuoco che ti porti dentro’ (Marsilio), ha vinto la settantesima edizione del Premio Napoli nella sezione narrativa/saggistica. Un racconto che intreccia la storia di una madre e di un figlio, inevitabilmente legate, e che si inserisce nel panorama letterario italiano come un’opera decisamente particolare. La premiazione finale si terrà il 20 gennaio al teatro Mercadante.
Gli incontri con l’autore
Nell’ambito delle attività organizzate dal Premio Napoli, Franchini ha incontrato diverse realtà del territorio, tra cui i detenuti del Centro penitenziario di Secondigliano e del carcere femminile di Pozzuoli, oltre agli studenti del liceo Vittorio Imbriani.
Ieri, inoltre, proprio presso la sede della Fondazione Premio Napoli a Palazzo Reale, c’è stato anche l’incontro dell’autore con il presidente Maurizio de Giovanni e la giornalista Titti Marrone, per parlare del romanzo. Lo scrittore ha condiviso diverse riflessioni personali, ammettendo il suo scetticismo verso i premi letterari. “Di solito mantengo un distacco. Ma questo premio è diverso perché è legato alla mia città, che è Napoli, da cui non mi sono mai davvero separato” ha dichiarato Franchini.
Una madre come metafora di Napoli
La figura centrale del romanzo è Angela, madre dell’autore, descritta come una donna cinica e ‘scomoda’, che, secondo Maurizio de Giovanni, incarna la stessa Napoli. “Una città invadente e inevitabile. Anche chi lascia Napoli non può fare a meno di parlarne. Franchini, seppure lontano dalla città fin da giovane, ha costruito un personaggio che riflette la complessità della città partenopea, un luogo tanto amato quanto criticato” ha detto de Giovanni.
Un gioco di racconti riflessi
Per la giornalista Titti Marrone, il romanzo rappresenta un ‘gioco di specchi’ in cui la figura materna diventa un alter ego dell’autore e un simbolo della città. “Angela è una donna fortissima, capace di esprimere un non detto sulla città”, spiega Marrone, che ha sottolineato anche la particolare maestria di Franchini nell’uso della lingua napoletana.
Tra coraggio dell’autore e sincerità della protagonista
Lo stesso Franchini ammette di non aver avuto grande coraggio nel raccontare questa storia, nel tentativo di superare i soliti cliché sul rapporto madre-figlio. Tuttavia il libro sta riscuotendo una grande fortuna, proprio grazie alla sincerità con cui viene narrata la figura della protagonista Angela. “Un personaggio scorretto e liberatorio”, afferma l’autore, del tutto in controtendenza rispetto al politically correct che domina il presente.


