Intervista ad Alessandro Rak – Regista d’animazione

Alessandro Rak
Alessandro Rak

Il suo nome è legato alla regia di due coraggiosi film d’animazione ambientati a Napoli e che hanno ottenuto attenzione internazionale. Nel 2014 ‘L’arte della felicità’ ha ricevuto, fra gli altri, il premio quale Miglior film d’animazione allo European Film Awards. E appena tre anni dopo, con ‘Gatta Cenerentola’, sono arrivati altri premi e numerose candidature. Dopo il terzo lungomtraggio, ‘Yaya e Lennie – The Walking Liberty’, del 2021, è stata poi la volta del film ‘Sono ancora vivo’, prodotto da MAD Entertainment e Lucky Red, GapBusters e SIPUR, che ha visto Alessandro Rak in veste di coautore insieme a Roberto Saviano (che è anche regista, ndr), Filippo Bologna e Stefano Piedimonte.

Alessandro Rak, per cominciare dai una tua definizione di Napoli?

Napoli è una città ‘cara-collante’… Nel senso che mi è profondamente ‘cara’, ed è anche un luogo particolare che fa da ‘collante’ sociale”.

Qual è il tuo primo ricordo della città, la prima immagine a cui la associ?

La mia immagine di sempre è quella del golfo, così come lo vedevo dalla finestra della mia casa d’infanzia a via del Parco Margherita. Tanto che nel mio film ‘L’arte della felicità’ ho inserito una fotografia ridisegnata, che era stata scattata anni prima esattamente da lì, e anche in ‘Gatta Cenerentola quella visione è presente”.  

Perché ami Napoli?

 Si tratta di una ragione sia affettiva che ‘luminosa’. Amo la generosità d’animo e l’alchimia di luce e colori unica che c’è qui. Io in realtà non mi sento particolarmente allineato al modo di pensare napoletano. Ma ciononostante non farei a meno di questo luogo, che contiene sia l’inizio che la fine del mondo, e mi ricorda sempre che nulla è scontato”.

E quand’è che invece ‘non’ la ami?

Non amo di Napoli l’inquinamento che produce e che noi viviamo in forma esperienziale attraverso la ‘monnezza’ e il disordine. Ma ancora di più odio l’assenza del verde, che per me rappresenta una vera e propria ferita. Vedo in questo una nostra incapacità di amare il territorio. Un po’ per antica ignoranza, ma ancora di più per le colpe delle classi privilegiate”.

Quale atteggiamento i napoletani dovrebbero modificare, perché danneggia la città?

 In questo momento esistono delle macro-dinamiche così impattanti sulla società da scavalcare spesso i comportamenti individuali, sia negativi che positivi. Quello che conta quindi è superare tutte le conflittualità inutili fra di noi”.

E quale cosa, in concreto, sarebbe invece da fare immediatamente per cambiare in meglio Napoli?

Si dovrebbe sempre battagliare per le cose che ci appartengono e che condividiamo quotidianamente, in particolare per ogni bene pubblico che viene degradato o privatizzato”.

Se tu fossi sindaco per un giorno, quale sarebbe il tuo primo provvedimento?

Se io fossi sindaco, Napoli sarebbe probabilmente un disastro, perché non è il mio mestiere (ride, ndr). Ma comunque proverei a trasformare il più possibile le risorse della città in occasioni economicamente vantaggiose per tutti. Assumerei giovani  per progettare nuovi percorsi culturali e per farli sentire sostenitori del loro territorio, ma contemporaneamente ‘sostenuti’ dalla politica locale”.

Vedi Napoli e poi: resti o parti…? Per quale ragione diresti a tutti di venire e restare, e per quale ragione invece diresti a qualcuno di andare via, perché Napoli non è il posto giusto?

Napoli riassume un po’ tutte le componenti dell’umano e offre un punto d’osservazione molto favorevole e ispirante. Ma per altro verso non ha una progettualità assennata, e dunque risulta spesso difficile sentirsi appoggiati e valorizzati”.

Perché Napoli è oggetto di razzismo, e come possiamo affrontarlo?

Il pregiudizio negativo verso la città ha causato in passato un suo isolamento, che però ha paradossalmente protetto per anni Napoli dall’assalto turistico che sperimentiamo adesso. Mentre a  livello personale non ho mai subito questa situazione. Più in generale, il razzismo mi ferisce quando colpisce le minoranze”.

Napoli è speciale? E se sì, perché?

Napoli per me è un luogo speciale prima di tutto per la conformazione molto ricca e vantaggiosa del territorio. Insenatura, isole, colline, campagne, hanno attirato non a caso i colonizzatori già tanti secoli fa. Poi lo è per come è stata ‘interpretata’ dai suoi abitanti, oltre che per la sua brutalità e i suoi contrasti”.

Napoli secondo te sarà mai completamente ‘libera’?

La nostra città potrà forse liberarsi dai vecchi stereotipi, ma rischia oggi di rimanere vittima di stereotipi nuovi, perché mediaticamente rimane ancora piuttosto ‘additata’. Le cose più normali infatti vengono banalizzate mentre si inventano slogan per pubblicizzare ciò che attira l’attenzione. Ma la speranza è che in ogni caso Napoli non venga mai dimenticata”.

 

Avere correlato così strettamente la mia produzione con Napoli dipende soprattutto dal fatto che qui ho l’opportunità per riflettere a fondo su quello che intendo fare, ed è qui che ho creato le relazioni artistiche più importanti per me. Anche di recente ho realizzato degli insert animati per un documentario sulle Quattro Giornate di Napoli e ho lavorato a un corto per celebrare gli ottocento anni dalla fondazione dell’Università Federico II. Eppure mi considero un figlio creativamente ‘degenere’ di questa città, perché spesso amo spingermi verso direzioni e contesti del tutto diversi”.

(Alessandro Rak)

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