Abbiamo parlato con Antonio Prigiobbo, cinquantenne napoletano, designer, giornalista ma soprattutto founder e team leader di NAStartUp un format tutto napoletano riconosciuto a livello internazionale, che fa incontrare gratuitamente startup e finanziatori.
Antonio Prigiobbo, qual è la storia di questo progetto?
“Tutto è partito nel ‘pubblico’, da una mia collaborazione con Marco Esposito, editorialista del Mattino, economista e studioso del sud. Con lui abbiamo sviluppato insieme dei programmi per il Comune di Napoli su smartcity, startup e fablab, progettando diverse attività. Il nostro merito in particolare è stato quello di sottrarre gli incubatori per startup al tradizionale spazio ‘assistenziale’, ponendo le realtà emergenti in contatto diretto con mercato e finanza. Il progetto si chiamava ‘Vulcanicamente’, e la sua efficacia si è fatta apprezzare a livello italiano”.

E poi?
“A quel punto la community che aveva partecipato a quegli eventi, composta oramai da oltre mille persone, mi ha incoraggiato a proseguire l’esperienza fuori dal pubblico creando rapidamente altri challenge indipendenti. E dopo una serie di format intermedi (‘La battaglia delle idee’ e ‘Officina delle startup’, ndr), ho concettualizzato l’idea di una ‘palestra permanente’, in cui gli attori dell’innovazione potessero incontrarsi regolarmente e non solo in eventi occasionali. Ciò ha generato un ambiente in cui startup che già fatturano molto aiutano altre startup più giovani in un clima in cui la cooperazione prevale sulla competizione”.
Era quindi nata NAStartUp?
“Sì, NAStartUp nasce nel 2014 e da allora è proprio questo, un acceleratore dell’ecosistema delle startup. Nel corso dei nostri appuntamenti, gli ‘SturtupLive’, che si tengono a Napoli con cadenza mensile, proponiamo quindi un modello di interazione del tutto originale. In questo modo ci siamo differenziati gradualmente dagli incubatori pubblici, ma anche dagli altri incubatori privati, perché siamo open e gratuiti per tutti. Sono io infatti, insieme a circa altri 30 soggetti fra professionisti del settore e imprenditori, a sponsorizzare gli incontri e a comprare i servizi necessari”.

Quali sono le altre caratteristiche di questo format?
“Ulteriore differenza fondamentale del modello di NaStartUp rispetto agli altri incubatori/acceleratori, consiste nel fatto che noi organizziamo sì gli incontri, ma non siamo direttamente coinvolti nel finanziamento delle startup. L’obiettivo infatti è favorire gratuitamente l’incontro con il mercato e con gli investor, in modo che i contatti si sviluppino poi in autonomia fra le realtà che si sono interfacciate. Richiediamo inoltre una grande trasparenza, sia da parte degli startupper, che devono illustrare in modo preciso il loro progetto, sia da parte dei finanziatori, che devono dimostrare di avere una storia e un reale interesse. Questo responsabilizza e allo stesso tempo esclude automaticamente gli attori inaffidabili”.
NAStartUp è conosciuta a livello internazionale. Come si articola la vostra presenza fuori dall’Italia?
“Abbiamo sin dal primo anno creato una rete, che inizialmente comprendeva link con Malta, Berlino, Londra e Barcellona. Le startup uscite vincitrici dai nostri incontri ricevevano come premio proprio un viaggio per confrontarsi all’estero con altri incubatori europei. Questo ha esteso rapidamente i nostri contatti e la nostra efficienza al punto che nel 2018 siamo stati individuati da un centro di ricerca svedese come miglior challenge in europa”.

In che direzione NAStartUp potrebbe andare d’ora in poi?
“Prima di tutto coi sono tutti i nostri appuntamenti mensili abituali e gli eventi speciali. Inoltre NAStartUp ha ricevuto recentemente da Google un invito per entrare a far parte nel suo campus a Londra, e stessa cosa è avvenuta con l’hub di Microsoft su Berlino. Attualmente la nostra rete è presente in oltre venti paesi, dal Portogallo all’Ucraina. Da sei mesi curiamo un programma anche con startup africane, e abbiamo creato una piattaforma online, SturtupPlay, su cui è possibile presentare da qualsiasi paese il proprio progetto, sempre gratuitamente e in modo ancora più veloce. Attualmente sono visibili quasi 500 pitch di presentazione. In termini di volume siamo oggi tra i primi 5 acceleratori di business a livello mondiale”.


