Ivan e Cristiano in “Sala d’attesa” al Teatro Nuovo

Sala d'attesa
Sala d'attesa

In scena al Teatro Nuovo di Napoli, dal 20 al 22 dicembre, Ivan e Cristiano come non li avete mai visti. “Sala d’attesa”, scritto da Ivan Fedele e Cristiano Di Maio e diretto da Pino L’Abbate, racconta la storia di due personaggi opposti in attesa di un ‘sogno’. L’allestimento scenico è a cura degli studenti di Extralab dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, condotto dal Professor Rino Squillante, la voce off è di Ilaria Scarano, la musiche originali sono di Gianpaolo Ferrigno e Antonio Ottaviano, la produzione è Best Live.
La vicenda si svolge nella sala d’attesa di un’importante azienda, la “Dream Agency” che produce giovani artisti. Qui si incontrano Giulio (Cristiano Di Maio) e Camillo (Ivan Fedele), di professione poeta e sceneggiatore. “Camillo e Giulio, due anime solitarie, due caratteri differenti, quasi agli antipodi, ma con in comune un grande senso di solitudine – scrive Pino L’Abbate nelle note di regia – Questi gli ingredienti di “Sala d’attesa”, dove i due aspettano in una sorta di “acquario”, sospesi nel tempo e nello spazio, il fantomatico Dott. Raggi, un produttore che può cambiare loro la vita. E come in “Aspettando Godot” di Beckett (testo a cui i due autori si ispirano), l’attesa diventa un pretesto per mettere a nudo le anime dei protagonisti, per scavare in quella umanità che ha bisogno di essere riportata a galla. La sala d’attesa diventa un “non” luogo sospeso”.
Due personaggi strampalati, nati dalla scrittura e dalla presenza scenica di Ivan e Cristiano, che mantengono il tema degli opposti: “Era arrivato per noi il momento di rappresentare questo spettacolo e abbiamo scelto un luogo storico come il Teatro Nuovo – commenta Cristiano Di Maio -. Veniamo dal mondo del teatro e “Sala d’attesa” rappresenta l’esigenza di sperimentare e di trovare nuovi stimoli”. “Siamo sempre noi e lo dimostra la politica di prezzo popolare che abbiamo scelto, in accordo con la Best Live e il teatro. – afferma Ivan Fedele – Lo humour di questo spettacolo caratterizza un rapporto umano tra due ultimi rispetto a una società che li ha emarginati. La soluzione è dietro l’angolo ed è un messaggio che speriamo il nostro pubblico trovi proprio a teatro”.

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