giovedì, 03 Dic, 2020 Espresso napoletano

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“Ivan Il’ic”, un convegno al Pan su come gestire il dolore

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Perché pur facendo parte del ciclo naturale di tutti gli esseri animati, quando si parla di morte la associamo sempre a quella degli altri e non alla nostra? Perché quando la malattia irrompe in un nucleo familiare porta uno scompiglio tale da provocare dinamiche impazzite, a volte così difficili da ricomporre? Perché una cultura della psiconcologia già presente più di cento anni or sono nelle pagine di un libro di un grande scrittore quale Lev Tolstoj, “La morte di Ivan II’ic”, fa fatica ancora ad essere riconosciuta nella nostra realtà sanitaria tanto che molti nemmeno ne conoscono il significato?

pan di napoli

Tutti sappiamo che, per motivi etici ancora prima che religiosi (per chi ne fosse sensibile), sarebbe opportuno prestare aiuto a chi versi in stato di bisogno, mentre, di fronte alla richiesta di “pietas” da parte di chi sta affrontando il triste viaggio della fine della vita, tendiamo a scappare. Insomma, nel sentire comune, la persona che vive il suo dramma ha a che fare con un gigante di dimensioni tali che ci riteniamo sconfitti ancor prima di provare a fare alcunché: tanto che, spesso, la persona stessa viene lasciata sola.

convegno

Il 15 ed il 16 marzo al Pan – Palazzo delle arti di Napoli si è tenuto il convegno “Ivan II’ic, la psiconcologia prima della psiconcologia”, al quale hanno partecipato i maggiori esperti del settore. Fortemente voluto dal dott. Francesco De Falco, medico psichiatra dirigente del settore qualità della vita dell’Istituto Pascale, è stato il primo esperimento di convegno che, pur avendo un oggetto tecnico-scientifico così peculiare, sia partito da un’opera letteraria e ne abbia scardinato, analizzato, e scandagliato iter narrativo, sensazioni e vissuti dei personaggi tanto da consentire agli esperti, in una sorta di analisi grammaticale e logica come nelle nostre lezioni di antologia classica, di pronunciarsi in proposito. Tutto ciò grazie alla magistrale interpretazione di Massimiliano Foà, formidabile attore che ha ripercorso i tratti più drammatici della storia di Ivan senza risparmiare un coinvolgimento emotivo autentico e profondo.

convegno

“L’evento, accreditato per tutte le professioni sanitarie, si propone, attraverso le parole di Tolstoj, di sottolineare quanto sia forte il pregiudizio, radicato nella nostra cultura, della malattia quale evento unicamente individuale, che solo marginalmente coinvolge e tocca la sfera relazionale. Il dolore della malattia e il vissuto di impotenza ad esso connessi, invece hanno già, insite in sé, le dimensioni relazionale, sociale e culturale”. Queste le parole estremamente efficaci che figurano nelle seconda parte della brochure e ad esse mi ricollego chiedendo al dott. De Falco come mai la scelta del Pan quale luogo prescelto. “Certamente una delle motivazioni è consistita inizialmente nell’ attuale inagibilità dell’Aula Magna del Pascale. Successivamente, però, l’idea di non relegare certi discorsi esclusivamente alle strutture ospedaliere, quasi come ci fossero due mondi – uno che vive all’interno di quei locali, recluso, e l’altro libero da mali e con facoltà di circolazione esterna -, mi ha convinto del valore anche simbolico di una simile scelta”.

gestire il dolore

Ci vorrebbe troppo spazio per riportare i tanti stimoli di riflessione e le tante emozioni suscitate dai vari interventi che si sono succeduti durante il convengo, così come dai laboratori esperenziali e dalla condivisione di medici, psicologi, infermieri. Un incontro che, a causa dei temi trattati, sarebbe potuto risultare pesante, mentre pesante non è stato. Una per tutte, la riflessione articolata del dott. De Falco sull’equivoco derivante dalla possibilità di dover considerare le persone come divise in due categorie: medici e pazienti.

convegno pan

Prendendo spunto ed accennando alla impostazione del noto psicologo Rogers che parla di accettazione incondizionata nella relazione e di terapia incentrata sul cliente (che diventerà più tardi ‘persona’) il dott. De Falco, in maniera forse cruda ma realistica, richiama l’attenzione sulla circostanza che siamo tutti potenziali pazienti (anche chi, aggiunge, ha avuto la fortuna di morire, come si suol dire, subito, lo sarà stato per poco tempo ma lo sarà stato comunque!). E sempre il dott. De Falco ha maturato così tanta esperienza, assorbendo e facendo proprie molte delle pieghe dell’anima di chi soffre – in prima persona o perché vicino alla sofferenza altrui -, da sapere che il cancro può essere guarito nel corpo ma mai estirpato dalla mente del paziente. E questo peso che nella sostanza è anche un “pathos”, fa parte della vita!

locandina

E ironizzando un po’ sulla vita, concludo dicendo che questo convegno sarebbe potuto essere “morto” ed invece è stato più che mai “vivo”! E dato che non si può rimanere indifferenti alla prosa di Tolstoj: “Caio è un uomo, gli uomini sono mortali, perciò Caio è mortale… Ma lui non era né Caio né l’uomo in generale… Aveva mai sentito Caio l’odore del pallone di cuoio che al piccolo Vanja piaceva così tanto? Aveva mai baciato la mano alla mamma, Caio, e avevano mai frusciato così dolcemente, per Caio, le pieghe della seta del vestito della mamma?”