Janara: una delle streghe di Benevento

Janara
Janara

La figura della Janara, una delle streghe di Benevento, è tra le più enigmatiche, e affascinanti, di tutto il folklore campano. Una figura ambigua e dalle origine incerte, visto che quello che si sa oggi sulla strega viene tramandato oralmente di generazione in generazione. Racconti in cui si fondono paganesimo, magia e credenze che ci parlano dall’epoca in cui Benevento veniva chiamata Maleventum.

Perché Benevento è la città delle streghe?

La Janara altro non era che una strega (o un tipo di strega) descritta come solitaria, acida e malvagia. L’origine di questa figura è collegata alla città di Benevento che, nel suo passato, conobbe il dominio longobardo, successivo alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente.

Un riepilogo storico è fondamentale per chiarire la nascita di quelle che sarebbero poi state note come “Le Streghe di Benevento” e che ha reso, nell’immaginario collettivo, il luogo come “città delle streghe”. Nel 313 d.C. i due Augusti, dell’Impero Romano d’Oriente e d’Occidente, sottoscrissero l’editto di Milano (noto anche come editto di Tolleranza) che sancì la libertà di culto.

I longobardi, che poi avrebbero regnato su Benevento, erano originariamente pagani e solo successivamente si convertirono al cristianesimo. Alcuni beneventani, così come alcuni longobardi, tuttavia non rinunciarono all’adorazione dei propri dei e continuarono così a perpetuare i loro antichi rituali. Parte della popolazione, timorosa verso questi culti sempre più lontani dalla loro fede, iniziarono a collegarli a malattie e carestie e, successivamente, alla stregoneria che secoli dopo avrebbe portato alla caccia alle streghe.

È in questo contesto storico che nacquero le leggende sulle altre streghe di Benevento che, oltre alla Janara, comprendono anche la Zoccolara e la Manolonga. La popolazione, sempre più dimentica degli dei che avevano adorato secoli prima, inizia a dare un nuovo nome ai rituali pagani che venivano compiuti in segreto: sabba. Un termine di origine ebraica che comparve intorno al 1400, ad indicare i momenti di ritrovo delle streghe nell’adorazione e nella manifestazione del male. 

Che cosa vuol dire Janara?

L’origine del nome resta ad oggi sconosciuto e solo dibattuto. Secondo alcuni, Janara deriverebbe da “Dianara”, nome con cui si chiamavano le sacerdotesse di Diana, dea della caccia e della luna. Questo perché, quando ancora si continuava ad adorare gli dei pagani nonostante l’imposizione del cristianesimo, Diana era una delle figure più adorate, insieme a Iside (protettrice delle donne secondo i greci e i romani) ed Ecate (dea della magia e dell’occulto).

Secondo altri discende invece dal termine latino “ianua”, cioè porta. Un elemento comune nei racconti sulle Janare che vedremo in seguito.

È curioso notare come Janara sia entrato anche nel linguaggio comune di Benevento fino ai giorni nostri. Alcuni, infatti, usano dire “non fare la janara” o “sei proprio una janara” per indicare una persona che sta per comportarsi, o si è comportata, male. Modi di dire così radicati da andare oltre i confini di Benevento fino a far giungere la leggenda della Janara a Napoli e dintorni.

Che cosa fa la strega Janara?

Difficile risalire alla storia vera della Janara, visto che ne esistono numerose versioni. Secondo i punti in comune nelle varie storie, la Janara sarebbe per l’appunto una strega di Benevento malvagia e responsabile di accadimenti insoliti. I contadini tendevano ad attribuire alla sua presenza, invisibile, i sintomi che oggi riconduciamo alle paralisi del sonno: allucinazioni, pressione sul petto ed incubi. Inoltre si diceva che la strega Janara fosse anche la diretta responsabile della sparizione delle giumente dalle stalle.

Sempre secondo i racconti, la strega Janara rubava per l’appunto le giumente per farle correre nella notte, spesso fino allo sfinimento. Come traccia del suo passaggio, la Janara avrebbe lasciato intrecciata la criniera della giumenta. Proprio su quest’ultimo punto è concentrata anche la debolezza della strega. Fonte d’ispirazione per l’espediente che i contadini usavano per esorcizzarsi dalla paura che la strega Janara potesse entrare nelle loro case e rubare le loro giumente.

Abbiamo già anticipato come il suo nome potrebbe derivare dal termine latino “ianua”, porta. Sarebbe plausibile perché, per i contadini, l’unico modo per tenere lontana la Janara era appoggiare alla porta di casa, e della stalla, una scopa. Questa doveva però essere rivolta verso l’altro. In alternativa poteva essere utilizzato un sacchetto di sale. Ma perché? La Janara, che agiva solo di notte, avrebbe così sentito l’esigenza di contare i fili della scopa o i granelli di sale, fino al sorgere del sole che l’avrebbe fatta sparire.

Ma è possibile catturare la strega Janara?

La risposta è sì. Secondo quelle leggende tramandate di generazione in generazione, per catturarla bisogna afferrarla per i capelli. A quel punto, la strega chiederà “cos’hai in mano?” ma attenzione, non bisognerà rispondere “capelli”, altrimenti la strega si libererà. Bisognerà rispondere “ferro e acciaio” così da pietrificarla e annullare i poteri malefici della strega. Nel caso in cui il fortunato fosse riuscito a catturarla nella sua forma invisibile, la strega avrebbe giurato fedeltà alla sua casa e l’avrebbe benedetta con la sua protezione per sette generazioni. 

La figura della Janara, anche se così lontana nel tempo, non smette di incantare e incuriosire. Tanto che nel 2015 uscirà un film, dal titolo “Janara”, di Roberto Bontà Polito.
La leggenda della Janara, e quella delle altre streghe di Benevento, ha anche raggiunto le tavole degli italiani. Chi non ha mai sentito il famoso slogan “il primo sorso incanta, il secondo… strega”? Ideato per il famoso liquore Strega questi viene infatti prodotto dalla storica distilleria che trova la sua casa proprio a Benevento.

 

 

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