domenica, 05 Dic, 2021 Espresso napoletano

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La Bulla: il filo rosso che lega il Borgo Orefici a Piazza Mercato

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L’attività orafa da molti secoli rappresenta per Napoli un motivo di particolare orgoglio. È dal Medioevo, infatti, che piccole sculture ed accessori forgiati nei metalli più preziosi ingentiliscono l’immagine di acquirenti da ogni parte d’Italia. La scuola orafa partenopea, con il suo nucleo storico che sopravvive tutt’oggi nell’antico Borgo Orefici, è inoltre riuscita ad imporsi anche su scala internazionale, attirando l’interesse dei compratori d’Oltralpe. Per preservare la tradizione orafa ed assicurarne la trasmissione attraverso la competenza di esperti maestri, il Consorzio Borgo Orefici conduce ormai da circa un decennio un ruolo attivo in questo delicato processo, azione che trova la sua più concreta traduzione nella Bulla.

Nata nel 2010 come incubatore di impresa, la Bulla fornisce attraverso un apposito bando comunale la possibilità a giovani start-up di ricevere l’assistenza necessaria per avviare in un contesto più vantaggioso la propria attività. Il contratto, della durata quinquennale, prevede sia agevolazioni di natura economica che la disponibilità di spazi comuni in cui attuare progetti collettivi in un clima di effettiva sinergia creativa ed imprenditoriale.

A distanza di pochi anni dal suo avvio, la Bulla ha poi affiancato l’attività di incubatore di impresa a quella di formazione, inaugurando corsi biennali di specializzazione nella lavorazione orafa che permettono di conseguire una certificazione spendibile in tutta la Comunità Europea. Pur essendo un polo rivolto alla formazione di futuri artigiani orafi, questa scuola promuove una didattica fortemente al passo con i tempi, interpretando non solo le tradizionali esigenze richieste dalla professione, ma dando voce anche alle più moderne istanze. È così che accanto ai consueti corsi pratici di disegno e lavorazione dei metalli, alla Bulla si tengono anche lezioni di tecnologia, informatica, modellazione digitale, marketing, sicurezza sul lavoro, storia del gioiello ed inglese. Al termine del percorso, gli studenti sono dunque pronti sia per assicurare qualità ai propri manufatti che a far fronte a tutte le questioni imprenditoriali connesse all’avvio di una nuova attività commerciale. La formazione teorica, come sottolinea la direttrice della scuola Ilaria Mainini, aggiunge un tassello fondamentale ad una figura che sente il bisogno crescente di rapportarsi ad un bacino di utenti sempre più consapevole e desiderosa di scoprire la natura dei materiali e delle fasi di lavorazione.

Nonostante l’ubicazione della Bulla, la platea risulta composta da studenti provenienti da altre zone della città. Il fenomeno, che potrebbe apparire ambiguo considerata la presenza in zona delle principali botteghe orafe, ma che non sottrae nulla alla ragion d’essere di questa istituzione, può essere spiegato alla luce della persistenza del tradizionale apprendistato presso le botteghe locali, basato per lo più sulla trasmissione del sapere di generazione in generazione.

La struttura di proprietà comunale che ospita la Bulla dispone inoltre al piano terra di diversi ambienti adibiti a museo dell’arte orafa, in cui è possibile immergersi in tutte le fasi principali della lavorazione attraverso una lunga sequenza di strumenti da lavoro e macchinari impiegati in passato. La visita restituisce anche l’antico sapore di questo mestiere, in cui non erano inusuali situazioni di condivisione sia di spazi che di attrezzature, realtà che oggi sembrano diradarsi per lasciar posto a più ‘egoistiche’ esigenze.

È proprio nei confronti di questa inevitabile evoluzione dei tempi e dei modi di lavorare che la Bulla dimostra il suo più grande pregio: la capacità di plasmare le competenze delle nuove classi di artigiani con un occhio costantemente rivolto alla tradizione e l’altro agli sviluppi futuri di un settore sempre più complesso.

Le immagini pubblicate nell’articolo sono state realizzate dal fotografo Federico Quagliuolo.

 

Appassionato e studente di architettura da un lato e rigoroso ordinatore di pensieri, frasi, parole dall’altro; eternamente proteso, dunque, verso la ricerca sia di forme che di parole atte ad una comunicazione visiva e letteraria efficace. Cultore del Bello e fervente credente nella sua capacità di ispirare azioni, educare gli animi e disegnare scenari fecondi anche laddove sembri non possano sussistere. La mia suggestione per Napoli? Niente di più che una sintesi del tutto personale di Architettura, Letteratura e Bellezza.