La buvette di EVA: intervista a Manuela Della Corte

Buvette di Eva
Buvette di Eva

Al Mercadante e al San Ferdinando c’è uno spazio di riscatto e rinascita per le donne vittime di violenza: La Buvette di EVA.

Nel foyer del Teatro Mercadante e in quello del Teatro San Ferdinando c’è uno spazio denso di valore sociale e diBuvette di Eva valenza simbolica: si chiama La Buvette di EVA ed è gestita da donne in uscita da situazioni di violenza. La buvette non si limita ad essere un luogo di ritrovo, e le donne che vi lavorano non sono semplici dipendenti, ma portatrici di un messaggio forte e importante: «dalla violenza ci si può salvare e noi ne siamo la prova».

Per conoscere la storia di questa realtà abbiamo intervistato la Dott.ssa Manuela Della Corte, sociologa, socia della Cooperativa EVA e attivista dei centri antiviolenza, che attualmente si occupa di coordinare il gruppo di lavoro de La Buvette di EVA nei due teatri napoletani.

Ciao Manuela, ci racconta innanzitutto di cosa si occupa la Cooperativa EVA?

La Cooperativa EVA è nata nel 1999 grazie all’intuizione di un gruppo di sociologhe, psicologhe e avvocate con un obiettivo comune, presente sin dal principio nello statuto: contrastare la violenza maschile contro le donne. Per fare ciò, la cooperativa negli ultimi 25 anni ha progettato e realizzato centri antiviolenza e case di accoglienza, soprattutto nella provincia di Caserta e di Benevento. Al momento gestisce ben sei centri antiviolenza, due case di accoglienza per donne maltrattate e una casa per le donne vittime di tratta.

Quando e come nasce invece La Buvette di EVA?

La Buvette di EVA del Teatro Mercadante nasce nell’ottobre 2022 grazie a una collaborazione con il Teatro di Napoli, quella del Teatro San Ferdinando è stata inaugurata invece nel dicembre 2023 nell’ambito del progetto R.O.S.E., finanziato dalla fondazione CON IL SUD.
Già nel 2012 noi della Cooperativa EVA abbiamo messo su il primo laboratorio di inserimento lavorativo per le donne in uscita dalla violenza: Le Ghiottonerie di Casa Lorena, che si trova a Casal di Principe in un bene confiscato. La buvette si pone in continuità con questo nostro impegno; infatti, tutto ciò che viene servito è realizzato dalle donne di Casa Lorena. Quindi i prodotti che si trovano alla buvette non sono anonimi ma hanno una storia, e questo per noi ha una grande importanza.

Chi lavora alla buvette?

Alla buvette lavorano donne che hanno concluso un percorso al centro antiviolenza, che sono quindi pronte a mettersi in gioco e a ricostruire la propria autonomia economica. Al momento le donne impiegate alla buvette sono cinque: quattro già assunte e una che ha da poco iniziato un tirocinio di inserimento lavorativo.

Qual è la vostra mission?

Il nostro obiettivo principale è contrastare la violenza maschile sulle donne, attraverso percorsi ad hoc e non solo. Sappiamo, infatti, che intervenire solo nel momento in cui la violenza si manifesta non basta e che è necessario prevenire il problema operando a monte. Per questo realizziamo laboratori nelle scuole primarie e secondarie, in cui decostruire gli stereotipi del maschile e del femminile e contrastare la povertà educativa, e facciamo formazione in rete con tutti gli altri soggetti impegnati nel contrasto alla violenza maschile sulle donne, arrivando anche nei tribunali.

Buvette di EvaSulla base dei suoi studi e della sua esperienza sul campo qual è, secondo lei, la ragione dell’escalation di violenza cui stiamo assistendo?

La violenza maschile contro le donne è la manifestazione di un divario di potere che c’è all’interno delle relazioni tra maschile e femminile, si pensi ad esempio alla differente presenza in determinate professioni, o alle differenze di reddito. La violenza nasce e si radica proprio in queste disparità, siamo quindi convinte che per contrastare il fenomeno sia necessario un intervento collettivo che provi a cambiare strutturalmente la posizione della donna nella nostra società.

Qual è il feedback raccolto finora?

Le donne che lavorano alla buvette sono molto entusiaste, si tratta di un ambiente vivace e direi anche ‘magico’ perché possono incontrare attori, attrici, e partecipare ad attività culturali. Anche la risposta del pubblico è assolutamente positiva: l’importanza di luoghi come questo nei teatri sta anche nella possibilità di raccontare e mostrare che la violenza esiste e che dalla violenza si può uscire, per noi è fondamentale veicolare questo messaggio. Chi arriva alla buvette prende un caffè, ma è anche portato a leggere ciò che fanno i centri antiviolenza e a informarsi. Al contempo, si possono intercettare altre vittime di violenza che trovano nelle donne presenti un esempio.

Cosa si sente di dire alle donne che stanno vivendo una situazione di violenza?

Che non sono sole! Che ci sono altre donne pronte ad aiutarle e che devono solo avere il coraggio di fare il primo passo verso la salvezza: chiamare il 1522 che le metterà in contatto con il centro antiviolenza più vicino.

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