La chiesa del Gesù Nuovo, tra maledizioni e antiche note musicali
La piazza

Piazza del Gesù Nuovo ospita un insieme di opere architettoniche meravigliose. Palazzi gentilizi, come quello che oggi ospita il Liceo Antonio Genovesi, la basilica di Santa Chiara. l’Obelisco dell’Immacolata e soprattutto l’ex Palazzo Sanseverino (da non confondere con la Cappella Sansevero) che, della Chiesa del Gesù Nuovo.
La Piazza prende il nome proprio dalla chiesa: fu denominata ‘del Gesù’ dopo che ai Gesuiti fu affidato il compito di dare un’impronta religiosa al Palazzo (luogo infausto secondo la leggenda) trasformandolo in una chiesa. La Chiesa del Gesù Nuovo appunto, denominata in questo modo per distinguerla dalla precedente Chiesa del Gesù, che per questa ragione diventerà ‘del Gesù Vecchio’, situata non distante in via Giovanni Paladino.
La maledizione dei Sanseverino
I misteri legati alla Chiesa del Gesù Nuovo vanno cercati prima di tutto nel Palazzo originario dalla cui trasformazione architettonica essa deriva. L’opera risale al Rinascimento, quando il Principe Roberto Sanseverino decise di erigere nella piazza la sua dimora, espressione della potenza del suo regno. Dopo Roberto, il Palazzo fu ereditato dal figlio Antonello, il quale a seguito di alcuni contrasti con la corte Aragonese subì la confisca dei suoi beni e fu costretto a lasciare la città.
Dopo Antonello, il palazzo fu ereditato dal figlio Roberto II e ritornò ai suoi antichi splendori che durarono fino alla presenza di Isabella e Ferrante Sanseverino, gli ultimi eredi del principato a risiedere nel palazzo. I due erano appassionati di arte, musica e teatro, e diedero vita ad un vero e proprio circolo culturale degno di nota nel panorama europeo dell’epoca.
Ma durò molto poco, perché la maledizione dopo poco ritornò a fare visita. Siamo nel periodo del viceregno di Don Pedro di Toledo, che cercò di introdurre a Napoli l’inquisizione spagnola. Seguirono delle rivolte, appoggiate da Ferrante, che si vide confiscare i suoi beni e fu obbligato all’esilio nel 1552.
Il Palazzo fu quindi venduto all’ordine dei Gesuiti, assunse la connotazione religiosa e fu trasformato quasi completamente.
La Chiesa e i suoi misteri

Si narra che la fama sinistra del palazzo (e della chiesa) sia stata scatenata proprio dalle pietre di bugnato che si trovano sulla facciata esterna: secondo un rituale esoterico, per attirare l’energia positiva e scacciare gli influssi negativi da una dimora, bisognava collocare le bugne con le punte di diamante rivolte all’interno dell’edificio. Sulla facciata della Chiesa il bugnato è invece stato disposto al contrario, non di certo per errore (o per attirare la mala sorte). Si narra che i maestri pipernieri che lavorarono la pietra furono corrotti dai nemici del principe Sanseverino, intenzionati a distruggere tutti i loro averi.
I misteriosi simboli presenti sulla facciata
Sulla facciata della chiesa sono presenti inoltre dei simboli, che si credevano occulti e che invece sono delle note musicali. Nel 2010 Vincenzo De Pasquale, storico dell’arte napoletano e musicofilo, è riuscito infatti a decifrare l’enigma irrisolto leggendovi uno spartito musicale scritto in lettere aramaiche (sette lettere) da leggere ‘al contrario‘, dal basso verso l’alto e da destra verso sinistra.
Cinque anni prima infatti, nel 2005, il professore De Pasquale aveva incontrato in Ungheria il suo amico musicologo Lòrant Réz, il quale era riuscito a trascrivere lo spartito in successione contraria. Successivamente De Pasquale aveva avuto la collaborazione del padre gesuita Csar Dors, esperto della lingua aramaica, che aveva tradotto le lettere di quei simboli, dall’aramaico in latino. Da questi studi era emersa quindi la presenza sul bugnato di un pentagramma evocativo: ‘Enigma‘. Si trattava della partitura di un concerto per strumenti a plettro della durata di tre quarti d’ora circa.
Gli studi tutt’oggi proseguono. E alcuni addirittura sosterrebbero che questo spartito somiglierebbe molto a quello de l”Herr Jesu Christ, dich zu uns wend, BWV 655′ di Johann Sebastian Bach. Il compositore tedesco fu infatti presente a Napoli in veste non solo di musicista, ma anche di massone, e secondo alcuni avrebbe tratto ispirazione per la sua opera, decifrando chissà come quei simboli scolpiti sulla facciata della chiesa.


