venerdì, 04 Dic, 2020 Espresso napoletano

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La città dentro l’Uovo

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La leggenda ci narra che acquistò la conoscenza delle arti magiche un giorno che si recò presso la tomba del filosofo Chironte, che altro non era che il centauro Chitone, principe dei demagoghi.

Virgilio era un forestiero, era nato ad Andes, oggi Pietole, un paesino in provincia di Mantova il 15 ottobre del 70 a. C. Venne a Napoli a studiare alla scuola dell’epicureo Sirone, addentrandosi nella conoscenza segreta della natura e avvicinandosi ai culti di Cerere e Proserpina allora radicati in città. La leggenda ci narra che acquistò la conoscenza delle arti magiche un giorno che si recò presso la tomba del filosofo Chironte, che altro non era che il centauro Chitone, principe dei demagoghi, accompagnato dal suo discepolo Philomeno. La tomba era posta all’interno del Monte Barbaro, ovvero il Monte Nuovo a Pozzuoli. Una volta arrivato lì, sfilò da sotto il capo di Chironte un antico libro che gli svelò i segreti della negromanzia e delle altre scienze.

Napoli lo accolse come un salvatore, il ‘liberatore’ da varie jettature. Virgilio il Mago fu subito rispettato e adorato come un Dio poiché indirizzò la sua magia a vantaggio del popolo: liberò la città da un’invasione di insetti e di serpenti, scacciò le mosche, prosciugò le paludi con una sanguisuga d’oro, rese pescoso il mare con un pesce di pietra che realizzò lui stesso e che gettò in località ‘Preta de lo Pesce’, costruì nove talismani per proteggerla dai cattivi influssi. Di notte con l’aiuto di suoi apprendisti, incantò le acque di Platamonia (attuale zona del Chiatamone) e di Pozzuoli che divennero medicamentose. Salito sulla collina di Posillipo chiamò i venti e ordinò a quello  bollente chiamato Favonio di cambiar direzione per lasciar respirare la città e per permettere ai fiori di crescere.

Virgilio fu talmente amato a Napoli, che il popolo in lui vide il primo protettore della città, prima ancora che il culto del Santo Ianuario prendesse il sopravvento. E il fatto che una guglia dedicata a San Gennaro, come quella che si trova in Piazza Riario Sforza, sorga proprio dove si ritiene era collocata anticamente la statua di un cavallo dai poteri taumaturgici che si pensava costruita da Virgilio è la testimonianza di questo ‘passaggio di testimone’ da un protettore all’altro.

Il sommo Dante, il più “iniziato” dei nostri poeti, affiliato per sua stessa ammissione alla detta dei fedeli d’Amore a Firenze,  lo scelse come accompagnatore e mentore nel suo viaggio negli inferi.

Dante

Quella di Virgilio è la storia leggendaria dell’uomo che scrisse l’Eneide, ma anche di quello che nascose nell’isolotto di Megaride il famoso uovo. Lo pose in una caraffa di vetro che a sua volta fu messa in una gabbietta metallica sospesa a una trave, lo fece murare in una nicchia delle fondamenta avvisando che alla sua rottura tutta la città sarebbe crollata. A narraci la storia la “Cronica di Partenope”, scritta nel XIV sec da un anonimo. Ogni sventura in città veniva collegata a una ipotetica rottura dell’uovo. La regina Giovanna si vide addirittura costretta, per calmare le ansie del suo popolo, dopo un cedimento strutturale del castello, a fare una dichiarazione pubblica in cui diceva di aver sistemato un altro uovo magico: “Napoli resterà in piedi”.

Uovo alchemico

L’uovo è l’Uovo alchemico, l’Uovo Filosofico.

L’uovo è il simbolo della Resurrezione. Il suo guscio rappresenta la tomba da cui esce un essere vivente. L’uovo è da millenni il simbolo della vita e di tutto ciò che nasce e cresce. Per gli antichi sapienti egiziani era il fulcro dei quattro elementi dell’universo. Per i pagani era simbolo di fertilità, dell’eterno ritorno alla vita.  Per gli alchimisti il termine uovo o meglio uovo filosofico stava a indicare il nome esoterico dell’Athanor, un piccolo contenitore di metallo o di un vetro particolare che veniva utilizzato per la lenta e complicata trasmutazione degli elementi primari in metallo prezioso: l’oro alchemico.

L’Uovo è il simbolo della vita e del suo rinnovarsi. Rappresenta la perfezione formale e quanto di più unitario e funzionale la natura abbia generato. E’ un grembo che custodisce i germi di nuova vita.  L’Uovo Filosofale degli Alchimisti, il recipiente di cottura, dove si portano al massimo ‘calore’ le virtù degli uomini.

Il Castel dell’Ovo, durante il periodo di Ruggiero il Normanno, stando ai racconti, avrebbe accolto le ossa di Virgilio, ma queste non sono mai state trovate.

L’uovo è il simbolo dell’immortalità da qui la connessione con la resurrezione, con la Pasqua. L’usanza di regalare delle uova ha radici molto antiche, già gli egizi solevano farlo, augurando in questo modo l’immortalità alle persone che ricevevano il dono.

Presso numerosi popoli dell’antichità vi era l’idea che il mondo fosse scaturito da un grande uovo “cosmico”.

In Egitto il dio Thot, misuratore del tempo, con la testa di babbuino o itis, inventore della scrittura, autore di libri sacri, ebbe il compito, di “covare” l’uovo cosmico da cui nacquero tutte le cose. Il dio Mitra emerse da una cavità a forma di uovo.

Papiro che raffigura il dio Thot

I Druidi celti usavano l’anguinum (l’uovo dei serpenti) per i loro auspici. L’uovo era anche presente nella cena rituale del Seder ebraico, dove non veniva mai diviso tra i commensali poiché era considerato simbolo di unione. I contadini romani le dipingevano di rosso e le interravano nei loro campi, per propiziarsi il raccolto. Per i Cinesi è proprio dall’uovo che nacque il primo uomo: il cosmo, il t’ien-ti, era contenuto in un gigantesco uovo (il caos). Al suo interno, nel buio totale, dormiva il gigante Pan-Ku che un giorno si svegliò e ruppe il guscio con una scure. L’albume volò in aria formando il cielo (yang), il tuorlo invece si solidificò generando la Terra (yin). Il respiro del gigante divenne vento e nuvole, i suoi occhi salirono in cielo, divenendo l’uno il Sole e l’altro la Luna, stessa cosa fecero i capelli che si trasformarono in stelle. Gli uomini presero vita dalle pulci che saltellavano sul corpo senza vita del gigante, emblema della pochezza dell’essere umano rispetto al creato. Leggenda simile a questa cinese la troviamo nel mito cosmogonico tahitiano dove Ta’aroa, l’antenato di tutti gli dei, prima di diventare il creatore dell’universo, era racchiuso in un uovo rotolante nello spazio illimitato.

A Cartagine sono state rinvenute uova di struzzo dipinte, d’oro invece sono state trovate nelle tombe mesopotamiche di Ur. In Russia le uova venivano poste sopra le bare o sulle tombe.

Nell’uovo vi è quanto è occultato, celato, la figura nascosta che prenderà vita e si mostrerà solo quando il guscio sarà infranto, quando  contenuto e contenente saranno una cosa sola: pensiero e materia, l’alfa e l’omega.

Plinio raccontò della scuola di poesia e di iniziazione ai misteri esoterici, di Virgilio che si trovava alla Gaiola, luogo amato dal poeta mantovano e dove si ritiene che iniziò a scrivere i dodici canti dell’Eneide. Virgilio in questo piccolo gioiello del Mediterraneo (oggi deturpato da piattaforme di cemento), tra il Borgo di Marechiaro e la Baia di Trentaremi, fu ospite ai tempi di Cesare Augusto nella villa del crudele Vedio Pollione (sono ancora visibili i resti) che soleva per diletto dare in pasto alle murene i suoi servi.

Schizzo Trentaremi

Ancora oggi Castel dell’Ovo ci ricorda la figura di Virgilio, poeta, mago e taumaturgo e il suo alone di leggenda che millenni dopo è radicato nel tufo di Neapolis che, come scrive l’artista Lello Esposito in una sua poesia “E’ la città dentro l’uovo, l’uovo delle sorprese, della speranza, della fede, delle attese, dove tutto inizia mentre finisce. La città della resurrezione. La città  in continuo movimento, quella di Masaniello, di San Gennaro, di Pulcinella, dei muri dell’immobilismo, di chi soffre, di chi si sforza per il nuovo”.