mercoledì, 24 Feb, 2021 Espresso napoletano

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La fotografia di Klaus Bunker in mostra al Bar Centrale 4.0

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Sono gli ultimi giorni per scoprire la fotografia di Klaus Bunker – al secolo Alessandro De Fraia – al Bar Centrale 4.0. La sua prima mostra personale, infatti, sarà esposta nella caffetteria di Piazza Fuga fino al 5 novembre.

Artista versatile e fotografo non convenzionale, Klaus ha unito nei suoi scatti il digitale e il reale, valorizzando le immagini attraverso uno stile particolare ed immediatamente riconoscibile. Un’ installazione sospesa a mezz’aria riassume con 68 fotografie il percorso di un professionista dall’occhio attento e sensibile, capace di cogliere i particolari, i movimenti e le emozioni rivelando attraverso i suoi scatti la propria, personalissima, visione delle cose.

È la tua prima personale. Traguardo o punto di partenza?
Entrambe le cose. Un traguardo perché questa mostra è il risultato di 10 anni di lavori fotografici, ma anche un punto di partenza verso un nuovo inizio e cioè quello di mostrare la mia visione creativa e dedicarmi con maggiore impegno alla fotografia intesa come opera d’arte.

Cosa racconta questa esposizione al Bar Centrale? Qual è il filo conduttore tra le fotografie?L’esposizione è stata pensata per far sì che il pubblico possa viaggiare attraverso un percorso artistico roteante composto da 68 fotografie esibite su 34 pannelli double face capaci di mettere insieme 10 diversi campi d’azione: dalla musica all’architettura, passando per la pittura. Questo stesso concetto rotante e in continuo movimento ha dato vita a una riflessione intima che, pur transitando diversi settori, riesce ad esprimere una sua unicità. Se c’è un filo conduttore è da ritrovarsi nella visione mia personale che collega uno scatto all’altro.

Come si intrecciano nel tuo lavoro fotografia e pittura?
Si tratta di un percorso naturale. Per me la fotografia è l’estensione visiva del mio modo di vedere il mondo e l’arte. Di fatti, le foto che trattano la pittura, sono un’evoluzione del modo in cui io dipingo, ma non solo. La fotografia, dunque, si intreccia ad ogni mio passo creativo. Presto spero di includere in questo percorso evolutivo anche la musica che è una delle mie principali passioni.

Quali sono i soggetti che preferisci?
I soggetti variano e sono tra i più disparati tra loro. Non credo di preferire un soggetto ad un altro. Credo che la fotografia sia una visione intima. Quando fotografo non penso, vedo. E allora fotografo con lo stesso stupore le bollicine in una vasca da bagno così come le strade della città.  

Quali sono i modelli a cui ti ispiri? E soprattutto, da cosa trai ispirazione per scattare?
Sinceramente non c’è un modello in particolare a cui mi ispiro, ma se penso a quello che mi piace, m’ispira e sicuramente mi influenza penso alle forme nell’arte pittorica surrealista, all’architettura naturale di Antoni Gaudí, ma anche ai colori dell’espressionismo e della pop art fino alle immagini della musica progressive e psichedelica degli anni 70.

Come descriveresti il tuo stile?
Intuitivo, a tratti espressionista ma anche contemporaneo. L’artigianale e il digitale si fondono e si separano spesso nelle mie creazioni di cui la fotografia è il filo conduttore capace di mostrare la mia visione poliedrica in un’unica esposizione.

Qual è la tua foto preferita, tra le tante che hai scattato nel tempo?
Ogni foto ha una sua storia e un momento speciale al quale è legata una parte di me. Pensando a questa mia prima personale penso ad una foto che ha segnato un punto di svolta nella mia espressione artistica con la fotografia. La città ripresa da una strada che dal centro direzionale dà alla tangenziale ed è completamente in contrasto per i suoi colori estremizzati e capaci di reinterpretare quella realtà che è anche altro da quello che vediamo a primo sguardo…

Letterata per formazione. Giornalista per vocazione. Scrivo di teatro perché è magia e immaginazione, rimedio e cura. Perché quello che accade dietro il sipario mi sembra più vero di quello che c'è fuori.