lunedì, 01 Mar, 2021 Espresso napoletano

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La Giornata della memoria dell’associazione Chi rom e chi no

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Da quindici anni l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 27 gennaio Giorno della memoria per commemorare le vittime dell’Olocausto. Uno scempio storico che coinvolse non solo gli ebrei ma anche i rom. L’associazione napoletana “Chi rom e chi no” si impegna nel ricordo e nella tutela di una delle comunità più discriminate d’Europa. I rom sono protagonisti della Giornata della Memoria con il Samudaripen- Porrajmos, l’Olocausto dei rom, durante il quale ci fu il genocidio di 500mila rom e sinti nei campi di sterminio dal 1936 al 1945. Solo tra il 2 e il 3 agosto 1943 più di 4mila persone, in maggioranza donne e minori, furono sterminati nel “campo degli zingari” ad Auschwitz. 

I portavoce dell’associazione Chi rom e chi no

È importante contribuire e diffondere una narrazione sulla Giornata della memoria che includa il ricordo di tutti coloro che furono sterminati nei campi di concentramento, vittime di una ideologia folle e disumanizzante. Tenere viva la memoria significa ricordarci ogni giorno che le comunità rom sono tuttora le più discriminate in Europa e che questa discriminazione si traduce concretamente con politiche inadeguate o razziste che si ripercuotono duramente sulla vita delle persone, soprattutto sulle giovani generazioni. È necessario – proseguono dall’associazione – riattualizzare il tema della memoria, perché le ideologie razziste che hanno determinato gli atroci stermini, non riemergano né in Europa né altrove. Bisogna essere vigili perché il vento dell’intolleranza non sia lasciato soffiare tra le strade, nelle scuole, nei palazzi del governo.

Il rischio di discriminazioni vecchie e nuove investono territori come Scampia, periferia nord di Napoli, dove vive una comunità rom da diversi decenni. La zona rossa di un campo comunale a Secondigliano, come i fatti di Mondragone lo scorso giugno, hanno sollevato venti di intolleranza.

È necessario rilanciare i valori della convivenza e del rispetto per chi abita gli stessi spazi, gli stessi territori e condivide gli stessi bisogni. È necessario superare la logica dei campi, perché non diventino moderni “lager” e degli “stati di eccezione” attraverso i quali viene di fatto impedito alle persone di inserirsi all’interno dei circuiti ordinari sui temi dell’abitare, del lavoro, dell’istruzione e della salute, già fortemente in crisi.

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