La musica nei processi di economia civile

musica
musica
E se il pensiero critico ci sostiene nelle scelte per la crescita della società civile che passi attraverso la valorizzazione di ogni tipo di risorsa del territorio, dovremmo ormai riconoscere, magari con una più forte consapevolezza, che l’arte e l’immenso patrimonio del territorio partenopeo ad essa collegato costituiscono uno strumento rilevante per rimettere in moto processi di economia stabile e indotti di sistema che potrebbero generare non solo miglioramenti ma vere e proprie evoluzioni sociali.
Per guardare sempre più verso un domani per il quale bisogna cambiar rotta al fine di annullare, come obiettivo ultimo, le estreme disuguaglianze sociali ed economiche, volgiamo lo sguardo a quel passato che ha contribuito a gettare le fondamenta del pensiero economico-culturale di oggi.

Era il 1700, il cosiddetto secolo dei lumi… Ma non tutte le espressioni culturali sono rientrate nel vortice illuminato di quella generatività di pensiero che ha rappresentato una vera e propria emancipazione anche di genere. Il 700 musicale vide l’assestarsi del paradigma umanistico della superiorità del testo: l’affermazione critico-estetica del principio che la musica fosse un’arte ‘ancella’ subordinata al testo linguistico. Il paradigma umanistico portava dunque al prevalere del testo verbale su quello musicale mentre fino ad allora la musica aveva avuto il sopravvento.
Una piccola digressione ci impone l’interrogativo se non abitino in questa fase della storia culturale, anche napoletana, le radici della esigua considerazione che l ‘educazione musicale o la storia della musica abbiano in generale nella scuola italiana. Intanto in Francia nasce e cresce la coscienza del potenziale intrinseco della musica, quello che dà a quest’arte l’interiorità più intima. Scienza delle sonorità, se guardiamo alla ragione delle dinamiche compositive – i musicisti erano sostanzialmente responsabili delle esibizioni musicali rivestendo prevalentemente i ruoli di maestri di cappella – ma anche voce della soggettività. Nei salotti francesi si dibatte sugli effetti della musica e non sulle strutture musicali e sulla teoria. Ma quelle riflessioni variamente trattate in espressioni di pensiero cominciano ad uscire dai salotti e circolano con l’intento di affinare il gusto del pubblico e di promuovere lettori-uditori attenti ai moti suscitati dalle melodie. Si delineano i profili della così detta ‘estetica musicale’, come nuova disciplina che coinvolge e motiva un nuovo ceto sociale serbando però in sé quella raffinatezza elegante identificata nell’ideale femminile.

Alle menti illuminate italiane si deve la svolta per la soggettività. Attraverso l’analisi dei sentimenti, nel 700 si teorizza l’uomo musicale, colui che condivide un’esperienza estetica… La delicata sensibilità femminile diviene veicolo per l’ascolto del bello e per il suo riconoscimento in quanto tale e in certi discorsi si comincia a formare l ‘estetica musicale come sarebbe stata definita un secolo dopo.
Nel ‘700, le soluzioni espressive che riguardano il melodramma, la tragedia musicata, vengono estremizzate mentre cresce il convincimento che né il testo linguistico né quello musicale possano essere stimati pienamente e ad un tempo il successo di pubblico nei teatri agevola il trapasso estetico della musica, che nella cultura illuministica fu pertanto considerata un gioco di suoni, motivo di distrazione o di divertimento edonistico: un pubblico non educato al valore e al significato della musica decreta dunque l’esito, anche rispetto ai paradigmi stigmatizzati a posteriori, della parte della storia musicale che stiamo considerando. E dunque l’età illuministica, nella quale l’uomo e la società intesero – tramite il raziocinio – liberarsi dalle ombre dell’ignoranza e della superstizione, paradossalmente voleva arrivare alle sensibilità più intime e intrattenere, negando alla musica un’elevazione artistica e quindi una sua autonomia. La ragione, per il razionalismo del tempo, venne a coincidere con il trionfo del buon gusto coltivato all’epoca e veicolato attraverso il sentimentalismo e la piacevolezza galante, propria di quelle dimensioni di ‘salotti’ che rimanevano ripiegati su se stessi. In una fase del pensiero culturale di oggi che tanta attenzione riserva a quel secolo che può dare ‘lumi’ sull’approccio a questioni socio-culturali ed economiche ribaltiamo le sorti di quell’arte che può divenire motore essenziale di una rivoluzione culturale sia economica sia civile: eventi che educhino al senso delle stesse scelte musicali e ai suoi riverberi sulla società civile possono essere strumento efficace di nuove soluzioni di sviluppo e di crescita, possono promuovere oggi come nel ‘700 la libertà d’ espressione, la ricerca della felicità, il superamento delle barriere sociali. Rimettiamo in moto le intelligenze sopite: emblematico il pensiero di uno tra i migliori divulgatori musicali italiani di oggi , Giovanni Bietti, compositore, pianista e musicologo, noto grazie alle sue seguitissime “Lezioni di Musica”, andate in onda settimanalmente su Rai-Radiotre, che suggerisce di ‘suscitare empatia e comprensione effettiva della musica perché le note da sole non bastano’ . È appena il caso di ricordare un’esperienza innovativa promossa nell’ambito del Festival dell’economia civile di Firenze del 2019, la start up ‘Quinte Parallele’ proposta da studenti della Luiss per una nuova fruibilità della musica classica capace di coinvolgere anche i non addetti ai lavori in risposta alla esigenza di valorizzare il patrimonio musicale nell’ambito di una dimensione economica  più ampia.
‘Quinte Parallele’ ha fatto ricorso alla comunicazione digitale per raggiungere il grande pubblico perché la cultura discende dalla  condivisione e dalla  partecipazione. Promuovere eventi musicali per uscire dalla dimensione di nicchia. Nell’armonia classica, con la locuzione ‘quinte parallele’ si indica  una successione di note che veniva proibita agli alunni che imparavano a comporre. Ma molti ne facevano uso, perché non ci si imbatteva solo in errori formali… !
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on telegram

La nostra rivista
La nostra
rivista
L’Espresso Napoletano diffonde quella Napoli ricca di storia, cultura, misteri, gioia e tradizione che rendono la città speciale e unico al mondo!

SCELTI PER TE