domenica, 09 Ago, 2020 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

La Napoli Velata di Oreste Pipolo

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Una mostra postuma quella intitolata Napoli Velata, inaugurata il 4 febbraio, alle 17, presso la chiesa di San Severo al Pendino, a via Duomo, proprio a cento metri dal suo laboratorio fotografico.

Con la curatela delle figlie Miriam e Ivana, in mostra è presentato l’ultimo progetto, di Oreste Pipolo, fotografo scomparso il 15 febbraio 2015, che aveva un rapporto di amore con la città e con il popolo napoletano. Il suo obiettivo ha sempre guardato Napoli valorizzandone gli aspetti positivi ed estetici. Numerosi sono stati i suoi ammiratori. Tra questi, il regista Matteo Garrone che affermo’: “Oreste era un grande artigiano e il suo lavoro era la sua vita. Da un punto di vista artistico la sua scomparsa equivale alla perdita di un fratello”, oppure Bellocchio, con cui non ebbe un rapporto diretto, ma che si era ispirato al documentario di Garrone sulla sua figura. Amante del cinema e del teatro, fece anche una comparsa nel film “Song’e Napule” dei Manetti Bros

Napoli Velata è il ritratto la città col velo, un’icona che significa tutela, protezione. E in questa bella mostra il velo l’hanno personaggi del popolo, statue, monumenti, edicole. Una ricerca, quella di Pipolo, che indugia sui comprimari e non sui protagonisti, manifestando, passo dopo passo, dettagli di volti e particolari che mostrano imperscrutabili sottigliezze. L’ispirazione della mostra è in parte attinta anche da alcuni frame di “La peste” di Curzio Malaparte e da visioni dettate dal Cristo velato di Giuseppe Sanmartino “che illumina – come dichiarò – una città che sopravvive tra desideri e tragedie (…) Il vero mondo – asserì citando Schopenhauer – “è quello che si nasconde agli occhi dell’uomo. Il mondo vero si trova dietro a un velo. Con queste fotografie voglio mostrare e alludere a tante espressioni della città. A quelle delle persone che la vivono e ai suoi drammi: per esempio, l’incendio a Città della Scienza”.

 

Napoli Velata è visitabile fino al 18 febbraio 2017: dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19.

Storica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici di Napoli, l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch / Casa Morra / Associazione Shimamoto / Vigna San Martino), e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È docente di italiano e latino e collabora presso la cattedra di St. dell'Arte contemporanea all'Accademia di BB.AA. di Napoli. Ha pubblicato cataloghi (Rogiosi editore) e contributi/saggi su libri e riviste per importanti case editrici.