Si intitola ‘La Risposta’ l’opera prima di Strato Marino (in co-regia con Leandra Keller), un cortometraggio intimo che cerca di esplorare un tema delicato come quello dell’abbandono
Il corto sarà presentato oggi, sabato 20 luglio, alle ore 16.00 presso il cinema American Hall al Vomero. In anteprima per l’Espresso Napoletano, abbiamo intervistato il regista/attore che ci ha parlato di alcuni degli aspetti della lavorazione dell’opera.
Strato Marino, parlaci della genesi e del lavoro di produzione del corto?
“La genesi della realizzazione del cortometraggio è stato il momento della scrittura, in cui non sai mai neanche se si realizzerà quello che stai scrivendo. Personalmente inizio a scrivere semplicemente per il bisogno di farlo, infatti ho alcuni progetti nel cassetto che non so se realizzerò mai, ma che ho scritto proprio perché dei momenti durante le giornate, durante le settimane in cui avere solamente un pensiero, un’idea non mi basta, ma sento proprio il bisogno di metterlo su carta. Poi, in particolare per questo cortometraggio, una volta ovviamente terminato il processo di scrittura, si è entrati invece nella fase di produzione, il cui aspetto secondo me più interessante è quello della fiducia, ovvero quel momento iniziale in cui tutte le persone della troupe si stanno affidando a te, si fidano di te e di quello che hai scritto e, soprattutto, riescono a vedere quello che hai visto solo tu, che c’è nella tua testa e che provi a trasmettere a loro. Questa fiducia che la troupe ci ha dato, sia a me che a Leandra, è stata la cosa più bella e non affatto scontata perché essendo un’opera prima, magari non sapevano benissimo quali potessero essere le nostre potenzialità, ma hanno creduto in quello che avevamo visto solo noi”.
La storia nasce da fatti autobiografici. Sceneggiatura e regia però sono condivise con un’altra persona, Leandra Keller. E’ stato difficile elaborare fatti così personali nel rapporto di co-regia?
“Una delle chiavi di questo cortometraggio è proprio la condivisione che c’è stata tra me e Leandra su questi temi così delicati. L’unione tra noi due nasce principalmente da una similitudine artistica. Io credo che ogni persona abbia un’identità artistica molto chiara che non sarà mai uguale a quella di qualcun altro, però io e Leandra abbiamo trovato fin da subito due identità artistiche, non dico uguali, ma molto simili e questo ci ha facilitato molto il lavoro. La fase di scrittura in cui c’è stata proprio la condivisione delle nostre vite personali è stato un momento molto bello perché ci siamo anche resi conto di avere dei punti in comune nel nostro passato. Inoltre, la nostra collaborazione nasce anche perché, oltre al bisogno di raccontare questa storia, lei ha una maggiore conoscenza per quanto riguarda l’aspetto tecnico, perché essendo io principalmente attore non è che avessi grandi competenze in ambito registico e grazie alle sue capacità siamo riusciti a unire la mia creatività e la sua tecnica per dar vita a questo cortometraggio”.
Oltre che sceneggiatore e regista, sei anche il protagonista del film. Quanto è complesso gestire tutti questi ruoli sul set?

“Da un lato è stato molto complicato, perché avendo preso parte ad altri set solamente come attore, la principale differenza è stata nei tempi che avevo di preparazione e di concentrazione prima di girare una scena, perché solitamente quando sono su un set, dato che non devo occuparmi di tutti gli altri aspetti, mentre il resto della troupe si prepara a girare la scena io ho tutto il tempo per la concentrazione e l’immedesimazione del personaggio, mentre adesso dovevo contemporaneamente concentrarmi sia sul mio personaggio che sul preparare tutta la scena in quanto regista e quindi coordinare la comunicazione tra i vari reparti e coordinarmi con la direzione della fotografia con Leandra. Però d’altra parte il fatto di essere anche sceneggiatore mi ha aiutato molto, perché avendo scritto io la storia e toccandomi particolarmente conoscevo il personaggio benissimo, quindi a volte non avevo neanche bisogno di tutta quella concentrazione necessaria come quando devo immedesimarmi nella storia di qualcun altro. Poi, naturalmente, rivestire tre ruoli è stato possibile anche grazie all’aiuto fondamentale di Leandra in regia e di tutto il resto della troupe”.
All’inizio del corto c’è una scena girata con la tecnica dell’animazione 3D. Come mai questa scelta inusuale?
“Il corto inizia con un’animazione 3D perché fin dall’inizio abbiamo deciso di parlare per metafore. Durante il corto molto spesso abbiamo fatto allusioni che spero il pubblico possa percepire senza nemmeno rendersene conto. Inoltre, l’animazione 3D è stata utilizzata per richiamare quel mondo fanciullesco, bambino, un po’ da cartoni animati e poi in quell’animazione di un minuto e mezzo c’è tutto il corto in maniera simbolica tramite, ad esempio, la figura della balena che poi ha un significato fondamentale all’interno del cortometraggio.
Abbiamo avuto la fortuna di essere assistiti da una professionista che è Renata Keller, che ha curato le animazioni ed è stata fantastica ed è anche alla sua creatività e alla sua conoscenza in materia di animazioni 3D siamo riusciti a realizzarla”.
Il corto verrà presentato oggi al cinema American Hall alle ore 16.00, siamo quindi all’inizio del processo post produttivo. Quali sono le tue ambizioni e i tuoi progetti futuri?
“La presentazione di sabato all’America Hall è il primo passo di un lungo percorso che speriamo di fare con questo cortometraggio. Successivamente inizieremo tutto un percorso di distribuzione all’interno dei festival cinematografici, principalmente in Italia, ma speriamo e contiamo di partecipare anche a qualche festival all’estero. Naturalmente speriamo di ottenere qualche risultato, ma il nostro risultato lo abbiamo già raggiunto, cioè siamo riusciti a costruirci una possibilità per esprimerci, questo è il risultato più bello. Per quanto riguarda invece i miei progetti personali futuri, sicuramente continuerò a studiare recitazione, continuerò a prendere parte ai set rivestendo anche solamente il ruolo privilegiato di attore, senza lo stress di rivestire tre ruoli contemporaneamente e sicuramente continuerò a scrivere, perché come ne ho la necessità, il bisogno e l’esigenza, quindi sicuramente continuerò a farlo. Sinceramente voglio continuare a spaziare nel mondo cinematografico che sento essere un mondo che mi appartiene, il mondo nel quale riesco a esprimermi più facilmente e liberalmente e all’interno di questo mondo voglio fare un po’ quello che mi pare, non voglio chiudermi in una definizione che possa essere quella di attore, sceneggiatore, regista, voglio fare quello che mi fa sentire meglio”.


