Il pensiero di Giambattista Vico dentro un’antica massima napoletana!

Giambattista Vico
Giambattista Vico

Un’antica massima napoletana contiene la filosofia di Giambattista Vico (ma anche di Kant e di Cartesio)

La ‘cartolina’ 

Su una cartolina comprata su una bancarella al centro storico c’è scritto: «Vuless’, putess’ e facess’ erano tre fess’». Assieme al sorriso, la prima cosa che queste parole mi hanno suscitato è stata la grandezza del pensiero di Giambattista Vico. Chi ha scritto quella massima voleva portare a riflettere sull’inutilità del pensiero che non si traduce in azione. A me ha fatto venire in mente la ‘potenza pratica’ del succo del pensiero vichiano: «Verum est ipsum factum». È realmente vero, appartiene ad una ontologia del reale soltanto ciò che è prodotto da noi esseri umani, non ciò che è pensato. Attenzione, però. Anche il pensiero è ‘reale’: è potentemente reale il ‘materiale immaginifico’ del pensiero, ma non il suo oggetto in quanto costruzione astratta! Insomma, tutto ciò che è ‘metafisica’, come più tardi dirà Kant in modo superlativo, è pura astrazione. Solo la ‘storia’, a questo punto, diventa oggetto della scienza, perché la storia è il succedersi degli ‘affari umani’, delle azioni, dei ‘commerci’ di affetti e di sentimenti, delle guerre, dell’incontro dell’essere umano con i suoi simili in ogni forma e tipologia.

Il ‘fatto’ è scienza e verità

Giambattista VicoL’unico ‘vero’, dunque, è il ‘fatto’: ‘ciò che abbiamo fatto’, costruito, nelle nostre vite; anche la ‘res cogitans’ (direbbe Cartesio), cioè il pensiero concretamente affacciatosi alla mente, concretamente illuminante, è una ‘res’ – appunto – , dunque è ‘reale’ (reale viene proprio da ‘res’), ma solo in quanto sostanza del pensiero, non come oggetto. Insomma, è un ‘fatto’ certo il fatto (curioso gioco di parole!) che io stia pensando ad una casa immaginaria in una foresta, ma non è un ‘fatto’ la casa stessa che è nel pensiero. Solo ciò che dunque noi esseri umani possiamo rivendicare come ‘fatto da noi’, avvenuto in noi, è scienza e verità. E questa è la Storia, che è storia di azioni e di pensieri, di lotte e di rivendicazioni che partono da nuovi e rivoluzionari pensieri, di incontri e scontri tra gli esseri umani spesso derivanti proprio dalla diversità delle idee, che in questo senso sono un ‘motus’ concretissimo di storia. È un orgoglio pensare che questo gigante del pensiero, Giambattista Vico, sia un napoletano. Forse questo ‘pensiero’ della storia come unica concretezza scientifica gli sarà venuto mentre era immerso nei pensieri più profondi, e qualche ‘voce di Napoli’ (magari un venditore di qualcosa che alluccava per presentare la sua merce) lo ha risvegliato, ricordandogli che l’unica cosa reale era la vita che gli scorreva attorno.

Riflettere ‘con mente pura’

È un grande orgoglio il fatto che sia stato un napoletano a compiere questa ‘svolta’ epocale nel modo di avvertire il senso stesso della filosofia. Dopo Giordano Bruno, da Napoli arrivava un altro scossone costruttivo per la tradizione filosofica europea. Vico – forse poeta come tutti i napoletani – così descriveva il corso della storia, da punto di vista dell’uomo: «Gli uomini dapprima sentono senza avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura». Così, poeticamente, il napoletano Vico descriveva i passaggi dell’umanità attraverso i vari stadi della sua evoluzione. Dall’istinto alla sapienza intuitiva, fino alla ragione filosofica. Poeticamente.

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