La statua di Dante, un simbolo della Napoli risorgimentale

Statua di Dante
Statua di Dante

Nel contesto delle lotte risorgimentali, la statua di Dante rappresenta il trionfo di un modello valoriale ben preciso, quello del poeta patriota che rischia tutto pur di difendere le proprie idee.

La Napoli risorgimentale

La storia della statua di Dante, posta trionfalmente nella piazza napoletana che prende il suo nome, si lega a doppio filo alle tumultuose vicende della metà dell’Ottocento. Quel periodo di profonde trasformazioni nella penisola in cui lo Spirito della Storia accelerò affinché si facesse l’Italia unita. Nel complesso e variegato processo storico che prende il nome di Risorgimento, i patrioti napoletani elaborarono le proprie speranze di libertà anche rifacendosi ad esempi illustri del passato. Dante era il primo tra questi

Lo dimostra Francesco De Sanctis, punto di riferimento culturale della Napoli risorgimentale, che nella sua Storia della letteratura italiana, incorona Dante come poeta insuperabile. Più di tutti infatti, Dante era stato poeta “politico”, che aveva combattuto per le proprie idee. Forse proprio con questo esempio nel cuore, il 15 maggio del 1848 De Sanctis era in prima linea nelle barricate di Largo Carità per chiedere ai Borbone una costituzione liberale.

Dante è il poeta dei nostri tempi

-Francesco De Sanctis

Dante, esempio massimo di virtù

In questo scenario di lotte fisiche e ideologiche, la vita del Sommo Poeta rappresentava la stella polare che guidava il cammino dei giovani patrioti. Dante era stato esule. Aveva perso tutto ciò che aveva, la propria famiglia, la propria città, la propria reputazione. E lo aveva fatto poiché, per amore di Firenze e dell’Italia, aveva deciso di cambiare le cose impegnandosi sul campo della politica. Dante non si era compiaciuto del proprio genio poetico. Lo aveva anzi spinto al limite, portandolo nelle più basse bolge degli Inferi, per donare al mondo un esempio di moralità. Per tutto questo, e per molto altro ancora, De Sanctis e gli altri artisti patrioti vedevano in Dante un contemporaneo. Se lo immaginavano accanto a loro nelle barricate del ’48. Erano certi che avrebbe condiviso le loro idee e apprezzato la loro arte.

Il monumento in Piazza Dante

Per quanto detto, il letterato e patriota Luigi Settembrini fece di tutto affinché si costruisse una statua in onore di Dante. L’idea originale si deve a Vittorio Imbriani, anch’egli scrittore e patriota, che durante un suo viaggio in Germania si accorse che molte piazze avevano una statua di Schiller. Imbriani pensò che il ruolo di Schiller, esempio di integrità morale e acume poetico, potesse essere in Italia svolto da Dante. L’idea era quindi costruire un monumento “educativo” per onorare il rappresentante più autorevole dell’identità e unità del popolo italiano.

Nel 1862 Settembrini riprese l’idea di Imbriani e fondò la società dantesca per la costruzione del monumento. Questa società si impegnò in una raccolta di fondi che vide impegnati in prima linea i cittadini napoletani. Grazie a questo impegno comunitario, la società dantesca si fece carico dell’acquisto dei materiali. Al contempo, gli scultori Tito Angelini e Tommaso Solari offrirono gratuitamente la progettazione e l’esecuzione del monumento al Sommo Poeta. Il monumento fu concluso il 10 maggio e collocato il 14 luglio del 1871. 

A rendere evidenti la simbolicità risorgimentale della statua di Dante è l’iscrizione apposta il 26 giugno del 1932. In essa si legge infatti:

All’unità d’Italia raffigurata in Dante Alighieri 

 

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