La storia del Vesuvio, il vulcano de ‘La ginestra’ leopardiana

storia del Vesuvio
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Il nostro Osservatorio Vesuviano definisce il Vesuvio “uno tra i più noti e celebrati vulcani al mondo”. La storia del Vesuvio, in effetti, non è solo geografica e geologica, ma anche letteraria, come si evince persino dalla terminologia scientifica che lo racconta.

Il Vesuvio o, come è definito dai vulcanologi, il Somma-Vesuvio, ha una storia lunga quarantamila anni. Vi è prima, ovviamente, una vicenda puramente geologica, perché precedente all’apparizione dell’uomo sulle nostre terre. Ma poi essa cede il passo alla Grande Storia dell’uomo, nella quale il nostro vulcano ha più e più volte recitato un ruolo da protagonista. Il Vesuvio ha spezzato migliaia di vite e raso al suolo città dalla cultura straordinaria, ha mutato l’habitat e il paesaggio che tanto determinano delle civiltà umane, ha ispirato riflessioni profondissime e versi di prosatori e poeti di ogni epoca.

La cronologia dell’attività eruttiva: la storia del Vesuvio

Si possono distinguere, secondo i vulcanologi, quattro fasi nell’ambito della storia geologica del Somma-Vesuvio. In una prima fase, circa quarantamila anni fa, comincia a prendere forma e ad evolversi l’apparato vulcanologico del Somma. La seconda fase comprende quattro eruzioni pliniane. L’eruzione pliniana prende il nome dalla descrizione dell’eruzione del 79 d.C., quella di Pompei, fatta da Plinio il Giovane. E’ caratterizzata da un tappo sulla sommità del vulcano, che esplode dopo un periodo di quiescenza, provocando una emissione di materiale piroclastico – cenere e lapilli – ad altissime temperature. Tra le eruzioni pliniane distinguiamo quelle chiamate suggestivamente delle Pomici di Base e delle Pomici Verdoline, con riferimento al tipo di materiale espulso dal vulcano, e poi quelle di Avellino e di Pompei. La terza fase comprende un periodo eruttivo detto di Pollena, che culminò con la spaventosa esplosione del 1631. La quarta va dal 1631 all’eruzione del 1944, l’ultima in ordine di tempo.

Dal solitario Somma al Vesuvio

È nel lasso di tempo che va dalla terribile esplosione del 1631 fino all’eruzione del 1944, su una provincia di Napoli già provata dalla guerra, che si completa l’evoluzione morfologica del Vesuvio. L’episodio di più forte attività eruttiva è, peraltro, poco noto. Parliamo del quattro di aprile del 1906, in piena Belle Epòque. Lo scienziato Giuseppe Mercalli è sulla cima del vulcano, e sospetta, a causa di alcune fratture ed emissioni di fumo, che si stia preparando una violentissima espulsione di materiale eruttivo. Ha ragione, perché quella che si consuma è la più forte eruzione del vulcano del Novecento. Si contano, tra Napoli e provincia, 216 morti. E’ toccata anche la Puglia. Dopo secoli, lo sterminatore uccideva ancora. Dopotutto, in età romantica, Giacomo Leopardi lo aveva riconosciuto come il simbolo forse più potente della fragilità dell’uomo, e della nullità e assurdità della sua superbia di fronte allo scorrere indifferente della storia della Natura.

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