martedì, 19 Ott, 2021 Espresso napoletano

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La tutela delle vittime di stalking e delle altre forme di violenza

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Nella sala Metafora del Tribunale di Napoli, nell’ambito del corso di formazione La tutela delle vittime di stalking e delle altre forme di violenza, organizzato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, si è discusso del ruolo dei media e della loro delicata funzione.

La complessità delle relazioni che vengono investite dalla violenza di genere, incide, infatti, su diritti strettamente connessi alla persona nella sua interezza, quali la dignità, la riservatezza, il rispetto del senso del pudore.

Il progetto è stato ideato e concretizzato dall’avvocato Emilia Dorio, che ha posto in essere un Protocollo di intesa con la Asl NA 3 Sud (comprensorio Ercolano, San Giorgio, Barra, Ponticelli, Torre Annunziata sino ai paesi vesuviani), zone nelle quali le condizioni economiche causano maggiore disagio. Il progetto ha la finalità di costituire un albo di avvocati specializzati in stalking e in tutti gli altri tipi di violenza, con particolare riferimento a quelli che si sviluppano nell’ambito della famiglia. Offrire cioè il completamento naturale della formazione giuridica con aspetti sociali, psicologici e sanitari.

“I protocolli sono la conclusione di un dialogo ed espressione della volontà di incidere nella realtà”, afferma il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati Maurizio Bianco, che introduce i lavori, apprezzando l’iniziativa. “Siamo lieti del modo in cui l’avvocatura, in tutte le sue vesti, voglia dare un contributo anche al di fuori delle aule di giustizia”.

Relatori, oltre alla consigliera avvocato Stefania Armiero e all’avvocato Maria Allegra Zito che ha moderato gli interventi, Claudia Marra giornalista Rai, Manuela Galletta direttore Giustizia News 24, Claudia Maone, sostituto procuratore presso la Repubblica di Napoli, Cristiana Barone giornalista e vittimologa e Marisa De Martino responsabile di direzione UOSD di psicologia integrata della donna e del bambino Asl NA 3 Sud.

Dai contenuti del Manifesto di Venezia, ispirato alla Convenzione di Istanbul, sottoscritto un anno fa dai giornalisti per garantire il rispetto e la parità di genere nell’informazione, ai titoli shock di alcune testate, che con l’intento della vendita sembrano mettere in luce particolari che costituirebbero di per sé una attenuante rispetto alla violenza (“È stato colto da un raptus”, “Ha perso la testa”), dalle note critiche circa la locuzione “femminicidio” alla spettacolarizzazione del dolore che non tutela gli stretti congiunti che ruotano intorno agli episodi criminosi e che, purtroppo, comprendono anche i minori.

Tanti i temi trattati e tanti gli spunti di riflessione offerti dall’intervento della dottoressa De Martino, che mostra le sue criticità rispetto ad una forma di confusione, che sembra suggerire interventi del mediatore familiare o della psicoterapia in circostanze nelle quali lungi dall’esserci episodi di conflittualità, si verte al contrario in vere e proprie forme di violenza che nulla hanno a che fare con la conflittualità. In tali casi, infatti la situazione di disparità esistente tra la vittima e il suo carnefice, trattata alla stregua di una conflittualità da affrontare con la psicoterapia finirebbe per produrre effetti ancor più dannosi, dando un ulteriore elemento all’aggressore per divenire sempre più forte e inattaccabile. “È necessario fare cultura psicologica perché ciò non avvenga, come pure va assolutamente evitata la tentazione di inserire il carnefice in una qualsivoglia categoria psichiatrica”, è quanto afferma la dottoressa De Martino che insiste sulla necessità di sensibilizzare con appositi corsi di formazione, i medici di pronto soccorso perché possano interpretare ed accogliere al fine di ben refertare, elemento che diventa di fondamentale importanza per le indagini.

Si, è vero, siamo tutti d’accordo, bisogna evitare il solo rumore e trovare “le parole giuste per dirlo”, le parole e i fatti che possano aiutare la donna ad uscire dal silenzio, quel silenzio ingannatore e subdolo che solo apparentemente la protegge dalle mille paure da cui è assalita. L’impressione, però, è che ci sia ancora tanto da fare!

Gli avvocati Maria Di Vaia, Giovanna Arena, Antonio Sassi insieme all’avvocato Zito, completano lo staff del Comitato esecutivo del progetto ed avendo una particolare predilezione per i giochi di squadra, non potevo non citarli!