La vendita degli storici tram, tra antefatti e proposte

Vendita
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La notizia, poi l’acceso dibattito esploso sui social dall’opinione pubblica, poi la vendita sospesa e infine l’ultimo atto che ne drecreterà il destino. La vendita degli storici tram verdi che diciamocelo, sono un pezzo della storia di chi quella Napoli l’ha vissuta, ha infiammato non poco gli animi. Vogliamo quindi ricostruire, prima della conclusione della vicenda, i fatti fino ad oggi riportati.

La messa in vendita di Anm

Circa una settimana fa compariva l’annuncio pubblicato da Anm per la vendita. Consisteva in 11 modelli che dagli anni 30 hanno solcato i binari della nostra città, principalmente nel dopoguerra. Di questi 11 modelli, quattro venivano venduti per essere riutilizzati (con un prezzo di partenza di 3.780 euro) mentre i restanti sette per rottamazione (a 2.800 euro). Inizialmente era prevista una vendita tramite asta, con prezzi al rialzo. Ma la storicità dei mezzi (che hanno più di 80 anni) unita ai ricordi delle persone che per anni li hanno utilizzati, hanno dato il via a una polemica che, in fondo, non ha stupito. Oltre all’opinione pubblica si è pronunciato anche Nino Simeone, presidente della commissione Mobilità del Comune di Napoli, in totale disaccordo con la scelta di mettere in vendita gli storici tram.

Il passo indietro

A differenza di quel che si potrebbe pensare, né la polemica né il parere contrario di Simeone hanno bloccato la vendita. A farlo è stato un decreto legislativo (43 del 2004). Il decreto attesta che ai fini di una possibile vendita di un bene patrimoniale di società pubbliche o private, con più di 70 anni i cui autori siano deceduti, si deve prima attendere il parere obbligatorio dei funzionari del Ministeri dei Beni Culturali.

Nel frattempo, Anm si è difesa specificando che la totalità dei mezzi messi in vendita ha subito, negli anni, vari revamping e un adeguamento agli standard tecnologici più recenti. I mezzi, quindi, avrebbero ben poco di “storico”, anche se nella manifestazione di interesse pubblicata dalla stessa Anm si faceva riferimento a 4 tram funzionanti e definiti “vintage anni 30”. Anm ha comunque ribadito che non si può accusare l’azienda di disinteresse verso “reperti storici” quali i tram, visto che per la maggiore si tratta di “carcasse”. Il fine della vendita è qullo di liberare spazio nel deposito Anm di San Giovanni, che soffre al momento di problemi logistici.

Le offerte

Nonostante alla manifestazione di interesse non si darà seguito, almeno finché non ci sarà una pronuncia da parte del Ministero dei Beni Culturali (come precisato dalla stessa Anm), sono già pervenute ben 17 offerte per l’acquisto dei tram. 12 per i 4 tram funzionanti e 5 per i tram da rottamare. Gli interessati sarebbero aziende di allestimento a società del settore ferroviario, aziende per il commercio dei metalli ma anche singoli privati. Figura tra gli offerenti l’Eav, la società partecipata dei trasporti della Regione Campania. Al momento, però, si continua ad attendere l’ultimo atto di questa storia da parte del Ministero.

Le proposte

Tra i problemi logistici del deposito dell’Anm fa seguito il problema di un eventuale spostamento dei tram, magari in un altro deposito della Anm sito a Fuorigrotta. Come sappiamo, non esiste più una rete di binari su cui i tram potrebbero viaggiare, senza contare quelli da rottamare che comunque sarebbero impossibilitati a muoversi. Intanto però l’opinione pubblica si è spezzata: c’è chi fa un paragone con altre realtà europee come Lisbona, che ha restaurato e messo in funzione i suoi tram storici, un’attrazione irrinunciabile per i turisti. Senza allontanarci troppo c’è chi cita anche Milano. C’è anche chi vorrebbe mettere i tram al centro di un concorso di idee, così da mettere nero su bianco le proposte e il destino degli storici mezzi.

A voler essere nostalgici, chiunque di noi vorrebbe vedere di nuovo questi mezzi su rotaie riqualificati e riutilizzati magari come attrazione turistica, anche per rivivere un po’ i tempi in cui assieme a questi c’era sempre il controllore da cui fare il biglietto. Una domanda sorge spontanea: perchè dove gli altri valorizzano, noi tendiamo a svendere?

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