giovedì, 09 Lug, 2020 Espresso napoletano

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Lambrusco doc

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Modena è la vera patria del Lambrusco, perché, oltre all’affetto dei suoi cittadini per questo vino, simbolo dell’Emilia, esistono anche testimonianze storiche che lo legano alla città: proprio nel modenese si sono evolute le varietà di matrice comune del vitigno, per dare vita alle principali tipologie doc: Lambrusco di Sorbara, di Salamino di Santa Croce, di Grasparossa di Castelvetro e, appunto, di Modena.

lambrusco

Nel resto dell’Emilia troviamo poi quello Reggiano ed altre versioni minori come Montericco e Maestri o Viadanese e Lancillotta. In Lombardia è presente il Lambrusco Mantovano. La Vitis Lambrusca esisteva già prima di Cristo, come citavano Virgilio e Plinio il Vecchio e a partire dal 1300 se ne intraprese l’allevamento. Il Lambrusco deriva dalla vitis vinifera silvestris, coltivata dagli Etruschi, e il termine richiama sia “ruscum” cioè la pianta spontanea che cresceva incolta, sia “ruscus”, cioè brusco, pungente al palato, ad indicare la tannicità del vino giovane. Un documento del 1567 attesta che “sulle colline di fronte alla città di Modena si coltivano lambrusche, uve rosse che danno vini speziati, odorosi e spumeggianti per auree bollicine, qualora si versino nel bicchiere”.

filari di viti

Fino alla prima metà del ’900 il Lambrusco era un vino secco e la sua schiuma era prodotta grazie ad una rifermentazione in bottiglia, come lo Champagne. L’aumento della domanda spinse le aziende ad utilizzare il metodo Charmat, che aumentò la quantità del prodotto ma a discapito della qualità. Fortunatamente negli ultimi anni un’inversione di tendenza ha portato ad ottenere un vino più secco e consistente e meno dolce. Gli Emiliani e i Romagnoli sono molto distanti per gusti enologici: i primi concepiscono esclusivamente il vino vivace e giudicano morti i vini fermi. I Romagnoli, al contrario, sono legati al Sangiovese, come da tradizione di epoca pontificia. Il Lambrusco di Sorbara è la doc più pregiata: è un vino leggero dagli aromi di fragola, lampone e ciliegia. Quello di Grasparossa è molto aromatico, mentre il Lambrusco Reggiano ha una schiuma evanescente con profumi fruttati e floreali e gusto fresco. Il Lambrusco presenta un colore rosso rubino intenso, ha buona acidità, è frizzante e non molto tannico. Non richiede invecchiamento. Nessun altro vino si sposa alla cucina territoriale meglio del Lambrusco: l’abbinamento varia dalla carne di suino ai tipici formaggi come il Parmigiano e il Grana. Per non parlare dello zampone, il cotechino o la mortadella. Viene aggiunto perfino nel brodo con i tortellini. Entra nella preparazione di molti cocktail ed è utilizzato addirittura nella vinoterapia, grazie alle sue qualità benefiche per la pelle.

vinoterapia