“L’amica geniale” – La recensione

La storia di un’amicizia che resiste ai colpi del destino e al tempo che scorre. La regia di Saverio Costanzo ci offre uno spaccato delle vite di due ragazze vissute a Napoli durante gli anni Settanta.

“Esistere è questo, pensai, un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un piacere intenso, vene che pulsano da sotto la pelle, non c’è nient’altro di vero da raccontare”.

La regia di Saverio Costanzo ha scelto di portare in scena oltre sessant’anni dell’esistenza di Elena Greco e Lila Cerullo. Due migliori amiche che si ritrovano a vivere una vita, non molto semplice, nella Napoli del dopoguerra, un posto affascinante e pericoloso allo stesso tempo. In questo viaggio lungo quanto la loro esistenza Elena e Lila saranno amiche, sconosciute, migliori amiche e poi nemiche. È difficile analizzare, comprendere i motivi intrinsechi delle loro scelte e soprattutto la domanda che sorge spontanea a ogni episodio è ‘Ma queste due donne si vogliono veramente bene? ’. Nessuno sa se si tratti effettivamente di una storia di amicizia o inimicizia. Quello che è sicuro ed evidente, è il tentativo ostinato, soffocante, da parte di entrambe, di ritagliarsi un posto rispettoso in una società patriarcale, il loro è il tentativo di farsi rispettare in quanto donne, riconosciute per la loro intelligenza e bravura. E di intelligenza e di carattere Lila ed Elena ne hanno da vendere, agiteranno mani e piedi per poter salire a galla in una società in cui tutto è già determinato.

 Ma Lila e Lenù non vogliono un destino già scritto, sono donne forti e scelgono di vivere in maniera diversa rispetto a tutte le femmine del Rione. La forza le unisce, la sorte le divide; Elena avrà apparentemente la vita più semplice, immersa negli studi, l’altra verserà in condizioni misere per aver accettato un posto come operaia in una fabbrica in cui dovrà sopportare violenze e attenzioni indesiderate. Una amerà la maternità e l’altra la odierà a tal punto da avere uno aborto spontaneo. Elena acquisirà la sicurezza di poter finalmente far valere, attraverso la stesura delle sue opere, le voci di tutte quelle donne oppresse, mentre Lila ormai stanca e disillusa dalle batoste della vita, cercherà di sopravvivere come meglio potrà.  Sebbene le due ragazze si ritroveranno a condurre vite diverse, si sentiranno sempre, e inspiegabilmente unite da un legame indissolubile, un legame che per quanto contradditorio, a volte fragile e controverso, non si spezzerà mai. È un legame così profondo e bello da far soffrire entrambe ed è per questo che si parla di inimicizia: Elena sembra essere invidiosa di Lina perché nonostante quest’ultima non abbia mai avuto l’occasione di studiare sarà sempre e inspiegabilmente un passo avanti. Dall’altra parte Lina proverà rammarico nei confronti di Elena perché lei sarà ‘andata avanti’ e diventerà una donna istruita, una scrittrice, ciò che ha sempre desiderato essere Lila.

In questa storia ci sono troppe ingiustizie sociali, troppe questioni irrisolte, troppo rancore e una fortuna che non sembra girare nel verso giusto, eppure le due ragazze riescono a stringere un rapporto autentico, un’amicizia capace di supportare il dolore dell’altra in qualsiasi stadio di vita. C’è una scena ripresa da Saverio Costanzo, che potrebbe essere la chiave di lettura dell’amicizia fra Lila ed Elena: è il momento della preparazione del matrimonio, le due amiche si trovano da sole in una stanza e Lina, presa da una tristezza lancinante – dovuta dalla consapevolezza del suo destino – dice a Elena di non dover mai smettere di studiare, di diventare la più brava fra tutti i maschi e tutte le femmine, perché lei è la sua amica geniale. Ma Elena sa benissimo che il vero genio non è lei, ma Lina, che forse si meritava di vivere la sua vita. E una volta divenute grandi, Elena farà l’unica cosa in suo potere: scrivere la storia della loro vita, scrivere la storia della sua amica geniale ma poco fortuna, Lila.

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