L’amore di Torquato Tasso per Napoli

L'amore per Napoli di Torquato Tasso
L'amore per Napoli di Torquato Tasso

L’amore di Torquato Tasso per Napoli. Un luogo dove il poeta trovava sollievo dal dolore e dal disagio mentale 

Non tutti sanno che Napoli fu uno dei grandi amori del poeta della Gerusalemme Liberata. Tasso era figlio di Bernardo, che lavorava al servizio dei Sanseverino, una delle famiglie più in vista del tempo. Durante l’infanzia Torquato abitò a Sorrento – dove era nato – , a Salerno, ma la città che gli rubò il cuore fu proprio la nostra Napoli, forse perché era la città natale della madre, la nobile Porzia de’Rossi.

Napoli, per il poeta sia un ‘farmaco’ che un ‘nido materno’

Torquato visse all’ombra del Vesuvio dall’età di sei anni fino ai dieci anni. Qui, nel capoluogo partenopeo, visse dunque gli anni della primissima istruzione. Gliela impartì il precettore Giovanni d’Angeluzzo. Oltre a quest’ultimo, frequentò anche per due anni la scuola dei gesuiti. Ma ciò che ci interessa sapere è che Napoli gli rimase impressa nel cuore e nella memoria. Napoli fu per Torquato, per sempre, il ‘nido materno’, e nell’età adulta continuò ad essere un nido accogliente, per le amicizie che alleviarono i dolori della sua vita difficile e segnata dal disagio mentale.

L'amore di Torquato Tasso per Napoli
La casa di Torquato Tasso a Sorrento, in una stampa di fine Ottocento

C’è traccia della città di Partenope anche nella produzione letteraria, seppur secondaria, del grande poeta. Nella commedia Gli intrichi d’amore, degli anni Settanta del XVI secolo, è presente il personaggio delNapoletano’, un tipo spiritoso che parla il dialetto di Partenope. Evidentemente qualche figura buffa, incontrata da Tasso nel centro storico di Napoli, non ne aveva più abbandonato la memoria. Il poeta sorrentino, quando era a Napoli, aveva abitato in Largo Proprio d’Avellino, nel decumano superiore della città dalla struttura ippodamea greco-romana.

Ma Napoli, come abbiamo accennato, fu un ‘farmaco’ per la vita difficile di Tasso, sempre in giro per le corti d’Italia, ma accolto a Napoli in una maniera che lo faceva sentire bene, come di nuovo ‘a casa’: scriveva il poeta, di Napoli: «bellissima città, la quale è quasi una medicina al mio dolore». Nella nostra città, negli ultimi anni, scelse l’ospitalità di un convento di frati olivetani, nella zona che ancora oggi è chiamata da noi Monte Oliveto. Fu qui che conobbe il più caro amico degli anni napoletani: Giovan Battista Manso. Tasso dedicò agli olivetani anche un poemetto rimasto incompiuto, dal titolo, appunto, Monte Oliveto.

Il ‘misterioso’ episodio di Bisaccia

Ma l’episodio più commovente del soggiorno campano di Tasso lo racconta proprio l’amico più intimo, quel Giovan Battista Manso già nominato sopra. Ho detto ‘campano’ perché in questo frangente il poeta si trovava a Bisaccia, in provincia di Avellino, evidentemente un luogo che costituiva un ritiro nell’intimità più estrema, durante i periodi a loro volta felici di Napoli. Racconta il Manso che, sedendo accanto al fuoco con l’amico poeta, all’improvviso quest’ultimo disse di vedere «uno Spirito, col quale entrò in ragionamenti così grandi e meravigliosi per l’altissime cose in essi contenute, e per un certo modo non usato di favellare, ch’io rimaso da nuovo stupore sopra me inalzato, non ardiva interrompergli». Probabilmente il Tasso stava parlando da solo, o meglio ad un’immagine della propria fantasia, ma il dialogo dovette parere talmente autentico al Manso da lasciarlo di sasso, commosso nell’ascoltare. Manso, dopo l’episodio, disse di non aver visto nulla, ma Tasso gli rispose con un sorriso: «Assai più veduto hai tu, di quello che forse…e qui si tacque». Le parole di Tasso sono riportate dal Manso, dalla Vita di Torquato Tasso. Rimane il mistero, e rimane altresì un commovente dialogo tra due amici veri, intorno ad un argomento tanto scottante come la vita profondissima della mente che naviga tra disagi psichici e momenti di serenità.

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