L’Ancient freedom di Nicca Iovinella al MANN

Video Art. Land art. Performance. Installazione. E archeologia. Nell’accezione artistica, questi primi quattro termini parlano subito di contemporaneità servita dai più disparati supporti espressivi, da quelli naturali ai più tecnologici, in un’arte dalla spiccata propensione narrativa e che è abituata, girando unicamente attorno alla polarità dell’artista, a spaziare tra tutti quei termini (e ci infiliamo anche la Land Art) per soluzioni figurative sempre nuove.

stand del museo

Tra questi, archeologia suona il come l’intruso. E invece no. Un’ancestrale libertà trova il suo megafono corrente nella sede dell’antichità per eccellenza di Napoli: il MANN. È questa l’idea che presiede la commistione delle tendenze visive dell’artista napoletana Nicca Iovinella. E lo fa declinandosi al tema civile della femminilità offesa. Si tratta di un’installazione, nella sala 34 del museo, che ripropone l’esperimento video “I am” del 2014, girato nel napoletano Parco dei Camaldoli.

installazione

In due minuti di filmato, la Iovinella si addentra in un sentiero dove sono posti, sotto dei cappi sospesi, gli stinchi scultorei di donne simbolicamente offerte alla barbarie. L’artista si misura con questi saggiando lei stessa il cappio, caricandosi di quella esperienza, e divenendone portatrice del messaggio sacrificale. Al MANN il progetto “I am” si sdoppia in una performance che ripropone un bosco fittizio, tutto allestito con materiali naturali, dietro il quale è proiettato il video, e nel quale l’artista ripropone l’atto creativo – quasi cerimoniale – offrendo col pennello del proprio corpo il tema dell’opera.

interno del MANN

Sostenuta dalla Fondazione Donnaregina per l’Arte Contemporanea, Ancient freedom è curata da Adriana Rispoli, che riassume l’operazione in uno “scambio emotivo” tra la Iovinella e il pubblico. Il MANN – dice – è stata la scelta giusta per congiungere il passato al presente, e per associare il corpo scultoreo femminile antico, eterno, al suo corrispettivo in carne ed ossa, odierno. Ma non si tratta di associare solo l’antichità alla contemporaneità, bensì di creare un voluto corto circuito per far scontrare, oltre che incontrare, epoche diverse.

blocco di marmo

Per farlo – ancora la curatrice – occorre sfruttare tutta la poliedricità della Iovinella, che si serve della performance per coinvolgere tutti i sensi umani, e financo l’olfatto – e sembra davvero di entrare in un bosco prêt-à-porter. E come servirsi dell’antichità? Scegliendo soggetti di donna rappresentativi della collezione, che evochino non solo il distillato più intenso della femminilità, ma la rappresentino anche nelle sue mutilazioni.

nicca iovinella

Che sono per le sculture i segni dei maltrattamenti del tempo, e per il corpo femminile odierno quelli delle più disparate ingiurie. Ancient freedom vuole tenere assieme la robustezza litica della scultura, con la fragilità implicita della bellezza femminile di ogni tempo. Al carattere ambientale dei precedenti lavori della Iovinella, si unisce ora una denuncia morale. Una richiesta – o meglio un rinnovo – di una libertà antica, invocata dall’atto gestuale dell’artista.

nicca iovinella

Adriana Rispoli chiarisce anche il pubblico di riferimento per Ancient freedom: contrariamente a ciò che si può credere, la visualità performativa è di una vasta accessibilità di comprensione, e non occorre esser specialisti per carpirne uno o più dei suoi livelli. Anzi. La performance è definita molto più “democratica” di un dipinto o di altro oggetto d’arte, poiché trascinando direttamente lo spettatore fa una dichiarazione completa di sé, ed esercita un magnetismo assai superiore. Per questo è importante che il pubblico vi assista, piuttosto che vederne solo la documentazione.

stinchi scultorei

E per giunta, Ancient freedom vorrebbe puntare, come un processo al contrario, ad avvicinare all’archeologia, servendosi del corpo della donna-artista come medium per il corpo antico scolpito. Sulla stessa linea d’onda il direttore del MANN Paolo Giulierini, entusiasta di poter sperimentare, all’interno di un palazzo, l’idea di un bosco finto da cui nasce una realtà. Per Giulierini, la contaminazione è una costante della storia artistica dall’antichità ad oggi, e il progetto di Nicca Iovinella segna un altro indicativo punto per l’incontro tra diversi nel cuore di Napoli.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on telegram

La nostra rivista
La nostra
rivista
L’Espresso Napoletano diffonde quella Napoli ricca di storia, cultura, misteri, gioia e tradizione che rendono la città speciale e unico al mondo!

SCELTI PER TE