domenica, 08 Dic, 2019 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Le facce parlanti di Napoli: la street art di Jorit Agoch

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L’arte che coinvolge, che si rivela sulle pareti di una grande città come Napoli, dandole quel fascino che lascia senza fiato. L’artista Jorit Agoch con i suoi volti che quasi sembrano parlare e raccontare la loro storia è riuscito a rendere delle semplici mura dei capolavori. “Il volto è l’elemento che più ci caratterizza e più ci emoziona e sono sicuro che è proprio questo il motivo per cui mi sono avvicinato alla sua raffigurazione – racconta l’artista di origini olandesi, partenopeo in anima e cuore, a l’Espresso napoletano – è questo il motivo che mi ha spinto ad analizzarlo in tutte le persone che ho avuto modo di incontrare nel mondo. L’interesse per il volto è stato graduale e crescente nella mia ricerca artistica. Nei primi anni scrivevo e dipingevo soltanto le lettere che compongono la mia firma, ‘tag’ in gergo. Ho iniziato insieme ai miei amici a scrivere il nome del nostro gruppo sui muri della strada dove abitavo, è stato quasi spontaneo lasciare un segno, voglia di conquista, si trattava di una vera e propria gara su chi riuscisse a firmare in maggior numero di luoghi; dal viale si è passati alla città e dai muri a tutti i mezzi di trasporto… questo è un po’ il percorso che tutti i Graffiti Artist fanno. Personalmente ho affiancato a tutto ciò una ricerca su come trasformare le firme in qualcosa di esteticamente piacevole e ho iniziato a interessarmi anche di fumetti, e in un secondo momento al realismo”.

murale di San Gennaro a Forcella

La sua notorietà si è affermata soprattutto dopo il murale di San Gennaro a Forcella, che ha attirato non poche polemiche; il titolo del “San Gennaro” di Forcella è “Gennaro”. “Sono stati necessari tempi di realizzazione molto lunghi – spiega Jorit – circa dieci giorni. Si chiama così perché il soggetto ritratto ha questo nome, è un mio caro amico, un carrozziere, una persona onesta e volenterosa, ma non è per questo che l’ho voluto elevare a santo. È stato l’aspetto folcloristico di San Gennaro a farmi cercare nella realtà, tra i partenopei, il volto del patrono di Napoli”. L’utilizzo dei colori e la ricerca dei suoi volti tra la gente di strada ricordano un po’ Caravaggio. “Il Merisi è un punto chiave di riferimento per tutti i pittori che fanno del realismo uno stile ed un punto di arrivo. Personalmente mi rifaccio molto al suo uso della luce e allo studio attento della composizione nonché alle tecniche pittoriche per i dipinti che realizzo su tela”. Ogni opera ha una storia, segna un momento della sua vita. “Ogni murales e dipinto su tela ha una storia, così come ogni persona che ritraggo. Oltre all’atto del dipingere c’è una storia anche sul modo con cui mi sono avvicinato alla persona ritratta, è un percorso personale e introspettivo, credo che dipingere dia molto di più a me che alle persone che poi vedono il prodotto finale; ogni dipinto è un viaggio all’ interno del volto di una persona che, a tratti, si trasforma quasi in una sorta di cartina geografica o labirinto se vogliamo, dove è fin troppo facile perdersi”.

murale della bambina di Ponticelli

La bambina di Ponticelli è uno dei suoi capolavori; “Ael” è un progetto nato con la collaborazione tra Jorit, INWARD (osservatorio sulla creatività urbana) e il ministero sulle pari opportunità l’UNAR ed è inserito in un progetto più grande di riqualificazione di alcune aree periferiche di Napoli. “Dipingere in un contesto a me molto familiare, ovvero la periferia, però con una visione molto più in grande, ovvero una parete di oltre 20 metri, mi ha dato una grande gioia e soddisfazione. La creazione dell’opera è stato un momento molto intenso sotto il punto di vista emozionale, perché il volto di questa bambina l’ho sentito subito mio, e sentivo che poteva trasmettere molto a chi guardava, così com’è stato”. Viaggiare è fondamentale per un artista. “L’Africa mi ha segnato sotto il punto di vista personale, ho conosciuto un’umanità senza pari nel mondo e uno spirito di comunità molto forte. In Africa mi sono appassionato ad alcuni riti tribali, in particolare quello della scarnificazione, che consiste nel segnare il volto degli appartenenti ad una determinata tribù con una cicatrice profonda, e l’ho usato come segno distintivo delle mie opere. Gli Stati Uniti li ho vissuti per lo più a New York, che è un po’ una realtà a parte. Mi hanno aperto dei grandi orizzonti, a NY c’è una disponibilità economica e un interesse verso la Street Art molto forte”.

murale di Jorit Agoch

Se fin da piccoli ognuno avesse l’opportunità di avvicinarsi all’arte, potrebbe cambiare la sua vita. “Dipingere e disegnare ti avvicina al mondo con occhi di stupore in quanto porta ad osservare la realtà con più attenzione, a scoprirla in tutte le sue più piccole sfaccettature. Più la ricerca è accurata, più la visione del tutto cambia, ci si può arrivare a sorprendere di un riflesso in una goccia d’acqua o del cambio di luce improvviso e meraviglioso nell’ iride. Tutto ciò che lega una persona al mondo con occhi diversi credo che leghi la persona al mondo con occhi positivi e propositivi, sebbene non credo possa evitare gli episodi di criminalità che sono legati a micro e macro dinamiche molto più ampie e complesse”.