martedì, 02 Giu, 2020 Espresso napoletano

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“Sandro” Iacobelli e le preziose regole della passione

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Carattere mite ma determinato, aperto a nuovi stimoli, e un amore incondizionato nei confronti della sua professione. Un esempio prezioso per i medici d’oggi.

Professor IacobelliIl professor Alessandro Iacobelli si è spento il 27 dicembre 2010. Aveva 82 anni, portati straordinariamente bene fino a qualche settimana prima della morte.

Il suo carattere, mite ma determinato, sempre aperto a nuovi stimoli e passioni (in gioventù ha praticato basket, canottaggio e nuoto e per tutta la vita è stato un appassionato cacciatore e pescatore), spiega l’amore e la dedizione che ha sempre dimostrato nei confronti della sua professione.

L’Anatomia patologica campana deve molto a “Sandro” Iacobelli, fin da quando, nel lontano 1964, fu nominato primario dell’anatomia patologica degli Ospedali Riuniti di Napoli (attuale Cardarelli). Egli impose subito un’impronta  pragmatica alla disciplina (all’epoca basata sulla discussione di casi autoptici e su minuziose descrizioni morfologiche), invitando ad evidenziare, in ogni struttura o tessuto patologico, gli aspetti di maggiore utilità per la clinica, ai fini sia terapeutici che prognostici.

I casi difficili (“una brutta bestia”, come soleva apostrofarli) lo appassionavano: in anni nei quali la diagnostica isto-patologica era assai distante dall’attuale livello di conoscenze e tecnologie, riusciva a cogliere elementi rilevanti anche laddove il materiale valutabile era scarso.

Da sempre fautore dell’integrazione interdisciplinare nella diagnostica medica, fu il primo, in Campania, e tra i primi, in Italia, ad utilizzare e valorizzare la diagnostica intraoperatoria al microtomo congelatore: il patologo discuteva col chirurgo, in sala operatoria, del caso clinico, vedendo insieme a lui la patologia macroscopica e i campioni prelevati da esaminare al microscopio! Una straordinaria ed innovativa metodologia interdisciplinare, che ha salvato la vita a non pochi pazienti.

La sua principale idea-guida, ossia che “l’assistenza prodotta da un Ospedale è tanto migliore quanto più alto è il livello di formazione e ricerca prodotto al suo interno”, è di una modernità esemplare, dati i tempi in cui fu espressa.

Ma Iacobelli non era uomo da fermarsi all’enunciazioni ed ai proclami. Il suo pragmatismo gli imponeva i fatti alle parole. Lo dimostra la lungimirante valorizzazione dei giovani patologi, per i quali era disposto ad attivare tutte le risorse possibili, così da favorirne il miglioramento professionale attraverso il training all’estero in prestigiose istituzioni e la partecipazione a Corsi di formazione nazionali ed a Progetti di ricerca.

Ai suoi allievi – molti dei quali sono attualmente in servizio presso i servizi di anatomia patologica in Campania – ha saputo trasmettere il proprio slancio etico e professionale: in modo particolare, il rigore metodologico e la personale consapevolezza delle responsabilità verso i pazienti e gli altri Colleghi.

La profonda deontologia del suo messaggio formativo si racchiude in queste parole: “i vetrini appartengono a pazienti che attendono e sono spesso in ansia; i nostri referti devono essere chiari e utili al clinico (…) è meglio far ripeter subito il prelievo, se possibile, piuttosto che studiare a lungo il caso senza poi concluderlo”.

La centralità dell’Anatomia patologica nel processo diagnostico è sempre stata la pietra miliare del suo insegnamento:“Gli aspetti anatomo-patologici devono integrarsi con il quadro clinico del paziente, che il patologo ha il dovere di conoscere e considerare”. Per questo conservava alcune richieste di chirurghi che avevano inviato campioni da esaminare senza inserire le informazioni cliniche oppure redigendole in modo anomalo o approssimativo: rappresentavano “cattivi esempi da stigmatizzare”!

Sempre in quest’ottica formativa, Iacobelli, insieme ad altri nomi illustridel panorama medico napoletano, ha rivitalizzato la Scuola Medica Ospedaliera Napoletana, organizzando Corsi e Congressi che richiamavano partecipanti da tutta Italia. Memorabili i corsi di aggiornamento in

Anatomia patologica, organizzati periodicamente a Capri, Ischia e Napoli, ed ai quali partecipavano i più prestigiosi esperti internazionali della disciplina.“Morirò guardando al microscopio”, Microscopio R&D2disse più volte, ed è ciò che è avvenuto: nei suoi ultimi giorni ha refertato vetrini cito-istologici con la passione deontologica di sempre, pensando a quei pazienti che amava, perché è sempre stato prodigo con gli altri, fin da quando, negli anni della giovinezza, salvò una ragazza che stava per annegare (la medaglia al merito, conferitagli dal Comune di Castelvolturno, vale più di qualsiasi parola).

Un esempio prezioso per i medici d’oggi, non solo per la stima ed il rispetto che di lui avevano la comunità scientifica dei Patologi, gli ambienti medici in generale e i suoi pazienti in particolare, ma anche, se non soprattutto, per l’amore ed il rispetto incondizionato che chiunque provava per lui non appena lo conosceva; un amore ed un rispetto che solo un grande uomo può evocare.