lunedì, 09 Dic, 2019 Espresso napoletano

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L’ensemble spagnolo L’Apothéose alla Fondazione Pietà de’ Turchini

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Per la prima volta a Napoli, il gruppo spagnolo L’Apothéose si esibisce venerdì 15 novembre, alle 20, alla Fondazione Pietà de’ Turchini (chiesa di Santa Caterina da Siena, via Santa Caterina, 38 Napoli). L’evento – ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti – rientra nell’ambito della quarta edizione del Progetto Europa, organizzato dall’Instituto Cervantes e da CNDM.

L’ensemble madrileno, formato da Laura Quesada (traverso), Victor Martínez (violino), Roldán Bernabé (violino), Carla Sanfélix (violonchelo) e Asís Márquez (clavicembalo), arriva per la prima volta in tournée in Italia a novembre per quattro date: Palermo il 12, Roma il 14, Napoli il 15 e Milano il 16. Dal vivo presenta un programma nel quale rivivono i rapporti tra musica spagnola ed italiana, a partire dal XVII secolo. In scaletta composizioni di José de San Juan, Alessandro Scarlatti, Juan Francés de Iribarren, Giacomo Facco, Pietro Antonio Locatelli, Mauro d’Alay,  Vicente Basset e Leonardo Leo.

Da oriente a Occidente, dall’Italia alla Spagna, le relazioni politiche e culturali hanno avuto, senza dubbio, un ruolo fondamentale. Alessando Scarlatti, nato in Sicilia, è stato uno dei creatori dello stile napoletano in un periodo in cui il Regno di Napoli era un possedimento della Corona Spagnola. Leonardo Leo fu una delle figure essenziali di questo stile napoletano del XVIII secolo dominato dal virtuosismo tanto vocale come strumentale. Dei compositori italiani inclusi in questo programma, l’unico che non ha avuto una palese relazione con la Spagna è stato Locatelli, grande virtuoso del violino, nato a Bergamo e che trascorse la maggior parte della sua vita tra Roma, Germania e infine Amsterdam. La presenza del flauto come solista è l’elemento che mette in relazione le opere di questi tre grandi maestri inclusi nel programma. Oltre ai  due principali generi strumentali che videro la luce nell’Italia del Seicento: la sonata, che nei casi di Scarlatti e di Locatelli prende la forma corelliana, con l’alternanza di tempi lenti e veloci e con una fuga nel secondo movimento, e il concerto, che Leo offre nella tipica formula tripartita sviluppata da Vivaldi a Venezia durante i primi anni del XVIII secolo.

Nato nel 2015, l’ensemble L’Apothéose  prende il nome dal titolo dell’opera L’Apothéose de Corelli di François Couperin, un pezzo che ha rappresentato il primo progetto musicale dei membri del gruppo e il punto di partenza di un fruttuoso viaggio musicale. Acclamati dalla critica e dal pubblico, grazie alla formazione del quartetto come base stabile di tutti i progetti, il contenuto retorico colorato e versatile delle loro interpretazioni e, soprattutto, grazie alla qualità e la regolarità del lavoro che svolgono insieme, sono considerati oggi come uno dei gruppi di riferimento nell’interpretazione storica in Spagna. Negli ultimi anni L’Apothéose ha ottenuto otto premi internazionali, con riconoscimenti in tutte le competizioni alle quali ha partecipato: dal Concorso internazionale Göttingen Händel 2017 (Germania) al Concours International de Musique Ancienne du Val de Loire 2017 presieduto da William Christie (Francia), fino al Concorso Internazionale Van Wassenaer 2018 (Paesi Bassi). Tutti questi meriti hanno portato il gruppo madrileno a calcare i principali palcoscenici europei, come l’Oude Muziek di Utrecht in Olanda, il Festival d’Ambronay in Francia, lo York Early Music Festival in Inghilterra, l’Internazionale Händel-Festspiele Göttingen in Germania, il Festival Internazionale di Santander, la Quincena Musical di San Sebastián, il Festival di Arte Sacra della Comunità di Madrid, il Festival di Torroella di Montgrí, il Festival di musica antica di Úbeda e Baeza e il Festival di musica antica di Siviglia, tra gli altri.

In copertina: L’Apothéose. Immagine concessa dall’ufficio stampa Umberto Di Micco.

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