domenica, 09 Ago, 2020 Espresso napoletano

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“L’Epica Serena”, a Palazzo d’Avalos la mostra di Giuseppe Tulino

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Dall’affaccio procidano di Terra Murata, tra le inferriate dell’antico Palazzo d’Avalos, trasformato in carcere e poi abbandonato dagli anni Ottanta, Giuseppe Tulino espone le sue ultime opere, in una mostra concettuale che ruota attorno alla necessità di una nuova epica eroica. Allestita nella ex sala dei Sinodi del palazzo, poi Cappella della Madonna del Carmine, la mostra trova in questo sito, oggi severo e a tratti lugubre, il suo luogo ideale, di minimalismo ambientale che rispecchia quello reale.

L’Epica Serena di Giuseppe Tulino

Il paradosso, tra i miliardi di sospiri che avrà accolto questo luogo nei secoli e la vista che riempie l’animo ispirandogli qualsiasi cosa, è stordente. Tulino, operaio metalmeccanico con una vibrante vena creativa ed una predilezione per i materiali della sua officina, è un uomo del ferro. E di industria pesante, di solidità d’acciaio e di essenzialità castigata sanno le sue opere. Totem, più che sculture, visioni più che incarnati, le sue installazioni sono il pegno di una nuova mitologia contemporanea e naïf. Giuseppe Tulino le ha concepite come degli eroi, o dèi, ciascuno con la sua specialità, che si trovano raccordati da un segnale. Quello di una freccia, che sta per essere scagliata da un arco sorretto da un braccio di legno.

L’Epica Serena di Giuseppe Tulino

La prima installazione, al centro della sala, è quella che ‘allerta’ gli altri eroi, pronti ad accorrere in soccorso di un’umanità sbiadita nelle brutture più crudeli e nelle avversità più atroci. Accorrono perciò cava let, thorn, mega phone, strateg, michele, formichina, linguage, core e mamma, giga, radio gaga. Ciascuno di questi totemici scampoli, dai nomi modernisti, che quasi ricordano l’epoca d’oro degli anime alla Jeeg robot, o che alludono alla napoletanità, o che, ancora, si rifanno al culto angelico di Michele, tipicamente procidano, sono frutto di una ricerca concettuale che predilige le linee rette e le geometrie astratte. Alcune componenti lascerebbero intuire l’impiego del ready-made, ma in realtà tutti quegli oggetti che parrebbero presi tout-court dalla realtà e trasportati nell’opera sono pure parti create da Tulino ad imitazione dell’oggetto reale. Un ready-made al contrario, in altre parole. Tulino evoca una visione infantilistica di richiamo dell’eroe per la difesa.

Giuseppe Tulino

Ma, uscendo dalla tempesta di epos, cibernetica, credenza e immaginazione che animano questa esposizione, si comprende che ciascuno spettatore può sentirsi capace di una delle caratteristiche degli eroi dell’Epica Serena. Tra i suoi totem siderurgici infatti, lo spettatore può sentirsi inizialmente disorientato dal concettualismo, ma anche attratto dalla semplicità sincera dei contenuti. Quella di Tulino è una chiamata alle armi in un orizzonte che non può più elemosinare il futuro. Nel mondo dei dati, delle previsioni di un domani in realtà inconoscibile ma divinato dagli stregoni della statistica, la disgregazione del presente è il solo dato di fatto.

Giuseppe Tulino

Il salvataggio del consorzio civile e la ridistribuzione dell’ossigeno vitale del lavoro, della dignità e delle prospettive di vita sono imprescindibili. A dirlo con la chiarezza lucida, essenziale e forte dell’acciaio è un forgiatore, un figlio del fuoco e del martello, che viene dalle fila del lavoro d’industria pesante, ma ch’emana una verve di composizione in cui spira tutto il mantice del suo vento creativo.

Giuseppe Tulino

Non dai rami dell’accademia o dalle fronde dell’intellettualismo, ma dal sottobosco dei lavoratori apparentemente ‘normali’ viene fuori il grido di Giuseppe Tulino, che chiede di farsi scoprire dagli occhi dei curiosi e degli oppressi e di farsi tradurre ed accompagnare da una critica onesta. La mostra, in collaborazione con l’Ass. Palazzo d’Avalos – Isola di Procida, è simbolicamente inserita in un contesto calzante appieno. L’ex-carcere, in cui sono riallestite alcune camerate narranti la squallida vita carceraria lì vissuta, riveste le opere di Tulino di un carico emotivo capace di evocare le mille prigioni individuali e quelle sociali in cui viviamo. Un consiglio: visitate l’esposizione verso il tramonto.

L’Epica Serena di Giuseppe Tulino
L’Epica Serena di Giuseppe Tulino
L’Epica Serena di Giuseppe Tulino
L’Epica Serena di Giuseppe Tulino
L’Epica Serena di Giuseppe Tulino
L’Epica Serena di Giuseppe Tulino
L’Epica Serena di Giuseppe Tulino
L’Epica Serena di Giuseppe Tulino
L’Epica Serena di Giuseppe Tulino
L’Epica Serena di Giuseppe Tulino
Giuseppe Tulino

foto di Gianpasquale Greco

L’Epica Serena di Giuseppe Tulino, le info per visitare la mostra

L’Epica Serena, di Giuseppe Tulino

A cura dell’ass. Palazzo d’Avalos – Isola di Procida

Via Terra Murata 33 – 80079 Procida

dal 3 luglio al 31 agosto 2020

Tutte le visite sono solo su prenotazione:

per info https://www.facebook.com/davalosprocida