Lino Barbieri: ricordando i più grandi

Lino Barbieri
Lino Barbieri

Partiamo dal suo debutto: quando e con chi ha cominciato la sua avventura nel mondo dello spettacolo?

Devo dire che sono stato molto fortunato, ho lavorato con i più grandi! Addirittura il mio debutto, dal quale sono passati ormai ventiquattro anni, è avvenuto accanto a Gigi Sabani con la regia di Pingitore. Di Sabani conservo un ricordo bellissimo: era un uomo generoso, sensibile, ansioso, ma si sforzava di trasmettere a noi giovani debuttanti quella sicurezza che, proprio lui, non aveva e tremava per l’emozione.

gigi sabani

Dopo Gigi Sabani, ancora in televisione, un altro incontro importante, quale?

Un incontro importantissimo, quello con Raffaella Carrà, la Regina della televisione. Fu un programma di trenta puntate su Rai Due e mi diede una grande notorietà perché grazie a quella trasmissione io divenni uno “scugnizzo nazional-popolare” per l’imitazione che facevo di Diego Armando Maradona. Fu un successo storico: per la prima volta Rai Due faceva più ascolti di Domenica In. L’anno successivo il programma fu replicato con Giancarlo Magalli e un altro grande che ho avuto l’onore di conoscere: il M° Renato Carosone; il quale, oltre a esibirsi, mostrava i suoi quadri che mettevano in evidenza la sua passione per la pittura.

raffaella carrà

Che ricordo ha di Renato Carosone?

Un ricordo straordinario. Come tutti i grandi era dotato di grande umiltà. Perché, specialmente nel mondo dello spettacolo, più sono grandi e più sono umili. La stessa disarmante umiltà che ho riscontrato in Massimo Troisi che conobbi grazie a Clarissa Burt con la quale lavoravo in televisione.

massimo troisi e clarissa burt

Mi fa un altro esempio di grandezza artistica coniugata all’umiltà?

Un nome su tutti: Oreste Lionello. Con lui ho lavorato a teatro e mi sorprendevano i suoi modi cortesi, a chiunque si rivolgesse. Mi emozionava pensare che calcavo le stesse tavole di palcoscenico di colui che dava la voce a Woody Allen e Charlie Chaplin. Di fronte a questi nomi mi sentivo, e mi sento tuttora, un operaio dello spettacolo. E la mia non è umiltà, ma piuttosto è consapevolezza; loro hanno lasciato un segno, loro sono pezzi di storia dello spettacolo e saranno citati come esempio.

oreste lionello

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