mercoledì, 12 Ago, 2020 Espresso napoletano

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LITURA, l’ex Asilo Filangieri ospita il primo studio sulla cancellazione

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Non poteva che essere l’Asilo, spazio aperto e interdisciplinare della città, basato su logiche di produzione sganciate dalle leggi di mercato e dalle politiche culturali di consumo, ad ospitare LITURA, il progetto artistico sperimentale di Alessandro Paschitto che poggia sul concetto della sottrazione come atto di presenza scenica, come contenitore di parole mute ma significative, attribuzione di senso sottratto al linguaggio, ai suoni e ai movimenti che vorrebbe un qualunque palcoscenico. 

LITURA porta in scena la vita di un teatro vuoto attraverso una camera che lo riprende in diretta, h24, ininterrottamente, e un contatore che segna mesi, giorni, ore, minuti e secondi. Lo spazio e il tempo, gli elementi primitivi dell’uomo e dell’arte, per ricercare altri spazi e altri tempi in un’epoca che ci costringe a rivedere la vita. “Un progetto che si innesta – spiega l’Asilo Filangieri – nel ragionamento di un tavolo chiamato Arti Virali, un esperimento artistico a più voci, interdisciplinare e interdipendente, che utilizza lo strumento multimediale del web non come surrogato di ciò che si sarebbe fatto diversamente in altro momento, ma per sollecitare l’immaginazione attraverso i mezzi e le opportunità che l’attuale situazione offre”.

Dunque una performance in piena regola, non un adattamento ad una situazione sfavorevole, un teatro deserto, animato da un raggio di sole mattutino e, al calar della luce, da un neon alogeno, che respira come ciascuno spazio sa fare. Nel frattempo la vita che scorre nelle case, con i suoi suoni, e la possibilità di vedere in qualsiasi momento lo spazio scenico apparentemente immobile, che è presenza rassicurante e al contempo angosciosa. “In questi albori di secolo – spiega Alessadro Paschitto – in cui lo sciamare dei discorsi punge i nostri timpani col suo incessante ronzio (teorie allo stadio terminale, visioni ormai cieche, opinioni tirate col dado) ci si propone di guastare l’apparato del discorso, sabotare la macchina ormai fuori controllo”.

E sabotare anche i ruoli classici del teatro e dello spettatore: “Di fronte al vuoto, l’occhio si accorgerà man mano che non guarda: è guardato. Braccato in ogni momento da quello sguardo senza interruzione, da quegli invisibili occhi di Medusa a disturbargli il corso dei pensieri, fargli peso nella pancia, ossessivamente ritornare senza più controllo”. Il NON debutto di LITURA ha avuto il primo maggio, la festa dei lavoratori e delle lavoratrici, data simbolica per accendere un faro sull’assenza dei teatri e di chi lavora nell’arte, nella cultura e nello spettacolo, in qualunque ragionamento governativo e regionale. Un’inquadratura fissa nella quale far risuonare il silenzio dell’attuale stato dell’arte, bene primario da salvaguardare.

Sono affetta da tante patologie, tra queste la più preoccupante è la curiosità. Qual è il mio mestiere? Fare domande. Scrivo da quando ho memoria di me e grazie alle parole cambio spesso vita. Don't forget to write, ecco il mio imperativo categorico.