Lo sapevi che a Napoli c’è il Vicolo della Cultura?

vicolo della cultura
vicolo della cultura
foto di Sara De Gregorio

Lo sapevi che a Napoli c’è una stradina interamente dedicata alla cultura? Si tratta di via Montesilvano, ora conosciuta come… il Vicolo della Cultura.

Una biblioteca a cielo aperto tra i palazzi del Rione Sanità: è il Vicolo della Cultura, nato dalle menti e dall’impegno della onlus Opportunity, inaugurato nel dicembre 2019 per regalare una nuova veste e una nuova vita a via Montesilvano.

L’iniziativa: il Vicolo della Cultura

Il progetto è iniziato in realtà nel 2018, quando i ragazzi di Opportunity hanno riutilizzato beni confiscati alla camorra per costruire la più grande agenzia di servizi sociali gratuiti sul territorio: sportelli d’ascolto e di assistenza legale, medica e psicologica, ma anche laboratori di favole e di teatro per bambini, lì dove un tempo si annidava la malavita. Da qui l’intuizione: trasformare il vicolo dello spaccio nel vicolo della bellezza e dell’arte, insomma nel Vicolo della Cultura.

Cuore di quest’idea è la logica del Bookcrossing e cioè dello ‘scambio di libri’ che, in questo caso, si svolge direttamente in strada tra edicole culturali e murales dedicati a Totò e Sophia Loren.

E così, in poco tempo il Vicolo della Cultura, che è il primo in Italia, è entrato di diritto nei percorsi turistici del Rione Sanità attirando lettori e curiosi da ogni parte del mondo.

La strada della Cultura

Ben venga il Vicolo della Cultura, ben venga il Rione della Cultura, ben venga la Città della Cultura. Tutto ciò che è cultura va promosso, protetto, spronato. Non perché dobbiamo riempirci la bocca, non perché dobbiamo vestirci da intellettuali, ma semplicemente perché la cultura è la risposta. A tutte le domande più complicate che interessano la condizione sociale della nostra città. “Ma questi ragazzi come li togliamo dalla strada?”. “Ma la mentalità di questo popolo come la cambiamo?”. “Ma cosa gli offriamo a questi giovani?”

Cultura, cultura e ancora cultura. E non va intesa solo come conoscenza ‘accademica’. La cultura è educazione alla bellezza. Ai ragazzi va mostrata quella: la bellezza. La bellezza dell’arte, di un libro, di una bella storia; di un film, di un murales, di un dipinto; della musica, del teatro, dello sport; di Eduardo, di Totò, di Troisi, di Sophia Loren. La bellezza non è un fattore estetico, non lo è mai. La bellezza è prerogativa dell’anima.

La Cultura è la strada

Soprattutto, però: la cultura è la strada. Si sente spesso dire quando si commentano le gesta di un ragazzo che commette un reato: “Ha scelto la strada sbagliata”. Ecco, sentenziato, e stop. Nessun diritto di replica. Nessuno che prova a chiedersi: ma quel ragazzo si è mai trovato davvero davanti al bivio? Ha mai avuto la possibilità di scegliere una strada? E, soprattutto, qual era l’alternativa alla ‘strada sbagliata’?

Probabilmente quel ragazzo non ha scelto proprio niente. Ha percorso l’unica strada che gli era dato conoscere, la più veloce, la meno ripida, la più sbagliata, ovviamente. Ma era l’unica che conosceva… e su questo bisogna battere. I ragazzi devono conoscere, devono sapere che esistono cose belle come il Vicolo della Cultura. Allora sì che potranno fare la scelta giusta.

E se a un bivio ti fanno vedere da un lato una stradina buia, nera, rovinata, decadente, e dall’altro un vicolo luminoso, colorato, con un murales della Loren che ti accoglie… io non ci credo che scegli la strada buia, non avrebbe nessun senso. 

Quanto fa paura la Cultura…

Il problema è che non ci vogliono acculturati. Quello che fa più paura alle organizzazioni malavitose (e spesso anche ai governi, che poi spesso sono la stess… vabbè, lasciamo stare) è che il popolo diventi ‘troppo acculturato’. L’ignoranza fa comodo perché permette di manipolare, di inculcare messaggi sbagliati. E se la Cultura inizia a mettere radici importanti, ad aprire la mente dei giovani, ecco che quelle radici vanno estirpate…

E così, nel Vicolo della Cultura, qualcuno qualche settimana fa ha pensato bene di distruggere il murales dedicato a Massimo Troisi. Vandalismo? Intimidazione? O una o l’altra. Ma la risposta reale è una sola: paura. La Cultura fa troppa paura. Più delle armi, più della galera, più delle forze dell’ordine. E quindi cosa fa la malavita? Non comprendendo nemmeno quel linguaggio e non avendo le ‘armi’ per affrontarlo, distrugge. Come si farebbe con la roccaforte di un boss nemico. 

Ma proprio perché non comprende, non sa che la Cultura non la distruggi facendo a pezzi un murales. Troisi non ha provato alcun dolore quando è stato fatto a pezzi. Ha solo provato un’enorme tristezza. Poi compassione per quel gesto inutile. E poi rassegnazione: “Padre, perdonali… perché non sanno quello che fanno”. E alla fine una bella risata e via, si ricomincia. Da tre, ovviamente: Cultura, Bellezza e tutta la paura che fanno.

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