Lo sapevi che a Napoli ci sarà il salone del libro?

Salone del Libro
Salone del Libro

Lo sapevi che a Napoli ci sarà la quarta edizione del Salone del Libro e dell’Editoria ‘NapoliCittàLibro’?

Dal 13 al 16 aprile la Stazione Marittima di Napoli ospiterà la quarta edizione della fortunata iniziativa culturale ‘NapoliCittàLibro’,  il salone del libro e dell’editoria che ancora una volta renderà la città partenopea capitale del libro in Italia.

Un salone del libro… in tempesta

Libri e mare, cosa volete di più? Ma gli organizzatori dell’evento non hanno immaginato un mare piatto, calmo e immobile… anzi, vogliono un mare in… tempesta!

Sarà proprio ‘tempeste’, infatti, il tema di questa quarta edizione: perché la cultura deve essere rapida e impetuosa e sollecitare sempre il cambiamento. Proprio per questo, una delle giornate della fiera sarà interamente dedicata a Piero Angela che ha fatto della divulgazione culturale la sua ragione di vita.

Una tempesta culturale

La tempesta culturale verrà declinata in: tempeste sociali, che spronano il riscatto e lo sviluppo della città e della periferia; tempeste climatiche, che raccontano i temi del cambiamento climatico e della sostenibilità; tempeste in rete, con i nuovi linguaggi della comunicazione ‘virale’; e tempeste della mente, con tutti gli approfondimenti in chiave umanistica, filosofica, antropologica e storica.

Tutto questo alla Stazione Marittima che ospiterà i quattro giorni di questa meravigliosa iniziativa che come sempre ospiterà tanti scrittori, lettori, editori e soprattutto giovani che cercano nella cultura il porto sicuro per affrontare con sicurezza le tempeste che si troveranno davanti nella vita.

Il video racconto dell’iniziativa lo trovi qui.

Come ti salva un libro?

Questa storia che le persone si salvano da sole si fa proprio fatica a comprenderla. Viene difficile pensare che la risposta a un problema sia sempre dentro di noi, soprattutto quando il problema magari siamo proprio noi, internamente. È la relazione più lunga quella che intratteniamo con noi stessi, ed è l’unica che davvero dura per sempre, ed è l’unica dalla quale non ci possiamo prendere pause di riflessione. 

Siamo tecnicamente ‘obbligati’ a frequentarci, a piacerci, ad amarci, e quando questo non accade si va incontro a situazioni decisamente spiacevoli, a volte tragiche. Abbiamo bisogno ogni tanto di uscire fuori da noi stessi, di immergerci in vite che non sono le nostre, di provare emozioni e sensazioni di altri per accorgerci che forse noi non stiamo messi così male… o magari sì, ma possiamo migliorare.

Questa pratica di alienazione si può mettere in atto con molti strumenti e la maggior parte di questi rientra nel campo artistico. Un album musicale, un film… e poi i libri. Quei libri dove finalmente i pensieri sono di altri, i problemi di altri, gli amori di altri, le sconfitte di altri… ma anche le vittorie, le gioie, e i successi. Che non è roba che sappiamo sempre gestire bene.

I libri che sono l’equivalente di una zattera in un mare aperto e tempestoso: fragili, leggeri, tanto da far sembrare uno stupido colui che ci fa affidamento per sopravvivere. Ma il mare è benevolo con le cose fragili e leggere; gli scogli li erode, le rocce le consuma… ma a un libro permetterà sempre di galleggiare, addirittura cullandolo, per far sì che la storia di cui quel libro è portatore possa trarre in salvo chi è naufragato a causa delle onde avverse della vita.

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