Lo sapevi che… a Napoli scorreva il fiume Sebeto?

Fiume Sebeto
Fiume Sebeto

Lo sapevi che tantissimi anni fa nella città di Napoli scorreva un fiume? Parliamo del fiume Sebeto che ha bagnato la città fino al ‘400.

Vi abbiamo raccontato qui di come Vesevo e Sebeto si batterono per Leucopetra e di come Vesevo si trasformò nel Vesuvio che oggi domina la città. Che fine fece, invece, Sebeto, figlio della sirena Partenope?

La leggenda del fiume Sebeto

Lui, in seguito alla perdita di Leucopetra, fu travolto dal dolore. Si recò così alle pendici del neonato Vesuvio e lì, accortosi della tremenda promessa di morte del suo rivale Vesevo, iniziò a piangere. Pianse per giorni e giorni, fino a quando divenne egli stesso acqua e, da figlio del mare quale era, si trasformò in un fiume che avrebbe dovuto proteggere la città dalla lava e anche accarezzare quelle donne che lui non avrebbe mai più potuto sfiorare.

Il fiume bagnò la città di Napoli fino al ’400 per poi sparire, forse perché si erano esaurite le lacrime o perché il tempo aveva asciugato il dolore. Fatto sta che la città dimenticò quel Sebeto che si era fatto fiume per proteggerla.

Oggi, si dice che da qualche parte sotto terra il Sebeto ancora scorra, mentre in superficie mostra con riluttanza le spalle al suo rivale che, nonostante tutto, mai perdonerà.

Quando l’amore se ne va…

… devi decidere: morire o vivere. Così canta De Crescenzo.  Tragico. Drastico. Sì, ma l’abbiamo già detto… è tutta colpa dell’amore. Quindi questo concetto porta a una sola considerazione: è vero. Vero da far paura, come ogni verità assoluta.

Sebeto era un buono, nella personalissima e sicuramente poco richiesta opinione di chi scrive. L’ho deciso quando ho letto questa storia. Sarà che alla potenza barbara del fuoco ho sempre preferito la clemenza delicata dell’acqua. La realtà è che questa impressione nasce dalla sua reazione alla perdita di Leucopetra. 

Quando il suo amore se ne va, Sebeto ha la più naturale delle reazioni: piange. E non piange solo per sé stesso, piange anche per la minaccia di Vesevo, per amore della sua città, per proteggere quelle donne che lui non avrebbe mai più osato amare. Un livello di dedizione tale che non è proprio di questa umanità, perciò è una leggenda. E, infatti, Sebeto piange e si fa fiume, come se volesse trovare un modo di far defluire il suo dolore.

Ma il dolore per la perdita di un amore ha una potere senza senso, contro natura, fuori da ogni logica: riempie e svuota. Riempie di rimpianti, ricordi, malinconie, fitte di evanescente felicità; svuota di propositi, voglie e prospettive. Con il tempo passa? Con il tempo peggiora. Ne deve passare davvero tanto prima di sparire, o di sparire tu stesso, come fece Sebeto.

Forse questa è l’unica cosa che rimprovero a Sebeto. Era fiume, io al suo posto sarei sfociato nel mare, confondendomi, trovando lì nuove ragioni per tornare a credere nella forza positiva dell’amore. 

“L’ho fatto perché Napoli mi ha dimenticato, dopo io che lo fatto così tanto bene…”.
“Purtroppo fanno così le persone, caro Sebeto. Si dimenticano. Fallo anche tu: dimentica chi si dimentica”.

Il video racconto della leggenda lo trovi qui.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on telegram

La nostra rivista
La nostra
rivista
L’Espresso Napoletano diffonde quella Napoli ricca di storia, cultura, misteri, gioia e tradizione che rendono la città speciale e unico al mondo!

SCELTI PER TE