Lo sapevi che… al Gambrinus c’è un fantasma?

Gambrinus fantasma
Gambrinus fantasma

Lo sapevi che il Gambrinus, storico caffè napoletano, è da sempre la meta preferita di un fantasma?

Sì, non solo turisti ai tavolini del bar. È dal ’900 che avventori, baristi e camerieri del Gambrinus raccontano questa storia… e gli avvistamenti del fantasma sono così tanti che si fa fatica a classificare il tutto come leggenda.

Il fantasma buono del Gambrinus

Il fantasma in questione è quello di una bambina, molto graziosa, che si aggira tra i tavolini in cerca di dolcetti e torrone da rubare! Non è dato sapere chi sia la bambina, ma si dice che i fantasmi siano quelle anime che non passano all’aldilà perché hanno lasciato qualcosa di incompiuto sulla terra, oppure perché hanno subito dei grandi torti che non hanno potuto vendicare in vita…

Ecco, è probabile che l’anima di questa bambina abbia deciso di restare sulla terra… solo perché voleva ancora mangiare tanti dolci!

Meglio i dolci che i rimpianti

Per usare un imbarazzante gioco di parole: meglio le torte che i torti. Ma, al di là del calembour, la sostanza è quella: se proprio qualcosa dovrà tenerci legati alla terra anche dopo la morte, che siano i dolci e non i rimpianti o le vendette. Quella famosa maledizione che ti ripetono quando fai o non fai qualcosa, “te ne pentirai per tutta la vita”, andrebbe aggiornata con un “te ne pentirai per tutta l’eternità”. Almeno uno saprebbe a cosa andrà in contro. 

Immaginiamo per un attimo una scena post mortem. Macabro, eh? Vabbè, immaginiamo… senza esagerare.

Ecco, siamo morti. Facciamo di morte naturale, in veneranda età, almeno non soffriamo. L’anima si stacca dal corpo e almeno possiamo dire di essere dimagriti di 21 grammi. Il nostro corpo giace lì mentre noi ci libriamo leggeri verso il cielo… però, tutto così veloce? “Caro corpo, siamo stati insieme per tanti anni, perché ora dobbiamo lasciarci così, senza neanche provare a chiarirci. Se solo tu qualche volte fossi stato in grado di esprimere quello che io provavo… ora saremmo tutti più felici. Ma, come si dice, ormai è troppo tardi”.

Siamo comunque anima, però… e quindi, da bravi sentimentali, restiamo a guardare il nostro corpo fino al giorno del funerale. Ce ne andiamo definitivamente soltanto quando iniziamo a scorgere nel corteo funebre gente che neanche ci ricordavamo esistesse. Eppure, ora hanno la faccia affranta… chissà perché in vita non si facevano mai vedere né sentire. Sempre troppo tardi, oh.

Ormai siamo morti, quindi non vale più la pena dannarci per queste cose. Ma in tutto ciò: come si ascende al cielo? E chi lo sa… E poi: sicuro che ci meritiamo il Paradiso? E, un attimo: ora sappiamo cosa c’è dopo la morte! Cioè, lo stiamo iniziando a capire… forse è meglio saltare qualche parte di questa scena post mortem. Passiamo direttamente avanti, dando per scontate tante cose. Come sempre nella vita, del resto.

Alle porte del Paradiso

Eccoci, alle porte del Paradiso. Non sappiamo come ci siamo arrivati né ce lo chiediamo. Ma i cancelli sono chiusi. Come si entra in Paradiso? E se scavalcassimo? Sì, per entrare in Paradiso facciamo un peccato… è un controsenso. Qualcuno ci verrà ad aprire. Ecco, infatti, giungere un uomo… con un tablet. Eh sì, il progresso ha colpito proprio tutti. Ci dice che prima di farci entrare dobbiamo accettare la nostra vita. Non capiamo il senso.

“Mi scusi, ma in che senso?”
“Ora le mostriamo un sunto della sua vita, i momenti salienti. Deve accettare di dimenticare tutto, perdonare tutto, confermare ogni scelta”.
“Sì, sì, guardi: accetto tutto. È la vita che ho vissuto, quindi va bene così!”.
“Io le consiglierei di guardare prima”.
“Davvero, non ho tempo, vorrei andare oltre”.
“Di tempo ne avrà quanto ne vuole, si fidi. Ma è la prassi: deve guardare”.

Un po’ controvoglia iniziamo a guardare. Ed ecco ciò che avevamo dimenticato ma non rimosso: quella cotta mai ricambiata, quella volta che non riuscimmo a dire no, quella volta in cui quell’amico ci tradì, quella volta i cui tradimmo la nostra donna, quella volta che non facemmo la scelta giusta, quella volta che… no, aspetta, ma davvero litigammo con un tipo per strada perché non ci aveva dato la precedenza? Ah sì, arrivammo anche alle mani… 

E poi ancora, e ancora, a vedere cose belle e brutte, e a decidere se davvero tutto ha avuto un senso, se davvero ci siamo risolti, se abbiamo compiuto la nostra missione (a patto che ne avessimo una). In quel momento decideremo se andare avanti o tornare indietro. Due scelte opposte, totalmente contrastanti, con un solo punto in comune: entrambe valgono per sempre.

Con la piccola fantasma del Gambrinus sarà successa più o meno la stessa cosa. Solo che a lei avranno fatto vedere tutti i dolci che avrebbe ancora potuto mangiare. E forse, a quell’età, tra l’eternità e i dolci, tutti avremmo scelto i dolci. Ma probabilmente anche a ventinove. Ma forse anche sempre.

Il video racconto della leggenda lo trovi qui.

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