Lo sapevi che il Tesoro di San Gennaro appartiene ai Napoletani?

Tesoro di San Gennaro
Tesoro di San Gennaro
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Lo sapevi che il Tesoro di San Gennaro appartiene interamente al popolo Napoletano grazie a un contratto di 500 anni fa?

Sì, avete capito bene: i proprietari del Tesoro di San Gennaro siamo noi! Questo rappresenta un unicum giudiziario. La storia risale al XVI secolo, in un periodo non proprio semplice tra guerra tra Francia e Spagna, peste, terremoti e eruzioni del Vesuvio.

Il contratto

I Napoletani, per risolvere tutto, proposero uno scambio a San Gennaro, un vero e proprio contratto scritto con tanto di notai a rappresentare il santo. L’accordo era semplice: “San Gennaro, metti fine a questa serie di sfortunati eventi e noi in cambio ti costruiamo una nuova cappella con Tesoro e Reliquie!”.

Detto, fatto. San Gennaro fece la sua parte e i Napoletani non vennero meno all’accordo. Con i tempi che corrono… che sia il caso di stipulare un altro contratto con San Gennaro?

Napoli e San Gennaro

Napoli è una città unica. Sì, ecco, ci risiamo… no, in realtà, no. Questo non è il solito discorso, questa non è l’ennesima cartolina di Napoli. E no, non è nemmeno la condanna della città. Questo è un andirivieni tra le due facce di una stessa medaglia. Come tutto ciò che merita di essere definito ‘vivo’, Napoli ha luci e ombre, come, del resto, tutte le altre città del mondo. E allora perché la definiamo ‘unica’?

Nella personalissima e, forse, poco richiesta opinione di chi scrive, Napoli è unica perché conosce tutti gli estremi di ogni cosa. Conosce l’estrema bellezza e l’estremo abbandono; l’estrema risata e l’estremo pianto; l’estrema allegria e l’estrema malinconia. Quello che viene fuori agli occhi del mondo è l’esatto mezzo e, se è vero che la virtù sta nel mezzo, agli occhi del mondo Napoli è la virtù.

La prova di tutto ciò è San Gennaro e la strada di Napoli che lo ospita: via Duomo. San Gennaro ha la sua casa sacra e imponente nel Duomo, ma ha anche la sua casa umile e modesta su un graffito poco più avanti, all’ingresso di Forcella, disegnato dall’artista Jorit. È il santo di tutti, proprio per questo. A San Gennaro si affidano tutti, i poveri, i ricchi, i buoni, i cattivi…

Ai santi si chiede di risolvere i problemi. Si chiedono i miracoli, come quello del sangue che si scioglie. Ma quello è un fenomeno… il miracolo è un’altra cosa. I miracoli dovremmo farli noi, riconoscendo la luce ed evitando le ombre. Non ci si può affidare sempre agli altri, sempre a un santo… San Gennaro non è patrono solo della città, è patrono di un popolo, che è diverso. Penso che senta il peso della gente che non riesce – o non vuole – salvarsi. Perciò il San Gennaro di Jorit è così pensieroso…

Quindi, viene da chiedersi: che sia l’ultima speranza affidarsi a un santo prima di arrendersi? Affidarsi a lui, magari, non vuol dire lavarsene le mani, non vuol dire augurarsi che qualcuno risolva i problemi al posto nostro, significa davvero solo sperare di non uscire sconfitti un’altra volta. Quando il sangue di San Gennaro non si è sciolto sono sempre accadute cose terribili: la Prima guerra mondiale, il colera a Napoli, il terremoto in Irpinia e altre cose gravi. Quindi il miracolo del santo è davvero solo la salvezza?

Il miracolo pubblico, quello del sangue, è sotto gli occhi di tutti, ma ce n’è uno privato che nessuno conosce: quello di uomini di tanti anni fa che hanno chiesto al santo di salvarli da tutti i funesti avvenimenti in cambio di quel Tesoro che oggi ammalia tanti turisti; e quello di uomini di oggi che vanno oltre il sacro Duomo e ogni giorno davanti al profano ritratto del loro protettore chiedono “San Gennà, miettece ‘a mana toia” e sperano che i loro problemi, come il sangue, si sciolgano improvvisamente.

E questa piccola speranza, questo ultimo grido d’aiuto, questa preghiera al santo salvatore nessuna sconfitta potrà mai portarcela via.

Tesoro di San Gennaro

Puoi vedere il video che racconta questa storia qui.

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