Lo sapevi che il Vesuvio ha avuto origine da una delusione d’amore?

Vesuvio
Vesuvio

Lo sapevi che il Vesuvio, che oggi domina la città di Napoli, ha avuto origine da una triste delusione d’amore?

Abituati come siamo a vederlo sempre lì, mai ci siamo chiesti come potrebbe essere il panorama del golfo di Napoli senza il Vesuvio. Ma c’era un tempo, probabilmente inventato, in cui il vulcano che campeggia su tante cartoline non c’era…

La leggenda di Vesevo, Sebeto e Leucopetra

Una bellissima donna e due pretendenti che bramano il suo amore. Una storia come tante… ma mettici Napoli, mettici gli dèi, mettici una sirena e tutto diventa leggenda.

La bellissima donna in questione si chiamava Leucopetra ed era la figlia del dio Nettuno. Con tali natali, non poteva non avere due pretendenti alla sua altezza: Vesevo, figlio della sirena Partenope e Sebeto figlio del dio Vulcano. I due volevano la ragazza ma lei non sapeva chi scegliere… anzi, era imbarazzata da quella contesa. Contesa che si sarebbe dovuta risolvere con una gara: chi tra Vesevo e Sebeto avrebbe afferrato per primo la fanciulla avrebbe avuto in premio il suo amore.

Ma l’amore non è un trofeo, e Leucopetra, sconvolta da tanta arroganza, si lanciò in mare per sfuggire ai due. Nettuno, suo padre, intervenne per proteggerla trasformandola nel faraglione più grande e bello di Capri. 

La rabbia si scatenò in Vesevo che si lanciò in mare diventando anch’egli pietra fino a trasformarsi in un vulcano che sputava fuori il fuoco della sua passione ardente: la sua vendetta verso gli abitanti di Napoli che non avrebbero mai più dovuto godere degli abbracci di una donna.

E Sebeto? Reagì diversamente… ma anche lui si trasformò per prepararsi a una nuova contesa contro il suo grande rivale d’amore… ma questa è un’altra storia che vi racconteremo nel prossimo appuntamento.

Il video racconto di questa leggenda lo trovi qui.

Tutta colpa dell’amore?

Ah, l’ammore che ffa fa… canta un’antica canzone napoletana. Ma ci vuol talento per chiamarlo amore… canta una canzone napoletana più recente. Possibile che queste canzoni abbiano già detto tutto? E, soprattutto, possibile che il sentimento più puro dell’umanità sia così doloroso? 

In questa storia, che si fa fatica a definire d’amore, rinunciano alla loro esistenza ben tre persone: Leucopetra che aveva l’ingenua colpa di essere desiderio di due uomini nello stesso momento, Vesevo, incapace di accettare un rifiuto, e Sebeto che, forse, era l’unico che amava davvero.

Chi ci guadagna è la città di Napoli che, se questa storia fosse vera, si sarebbe ritrovata con due delle bellezze naturalistiche più belle del pianeta in un solo giorno: i faraglioni di Capri e il Vesuvio. Ma chi ci perde è l’amore. O meglio, l’amore quando diventa complicato. Tutti dovremmo raggiungere quel grado di altissima comprensione e renderci conto di quando arriva il momento di lasciar andare.

Carpe diem, ma non solo l’attimo di fare. Questa ansia del fare, di compiere gesti, di organizzare gare, contese… anche non fare è una scelta e paga se sai gestire i rimpianti. Se invece li soffri, allora sì, agisci con il rischio di rovinare tutto e di ritrovarti trasformato nel Vesuvio. Assurdo? Drastico? Sì, forse sì, ma è tutta colpa dell’amore.

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