Lo sapevi che Palazzo di Sangro è stato teatro di un delitto passionale?

Palazzo di Sangro
Palazzo di Sangro

Lo sapevi che Palazzo di Sangro dei Principi di San Severo è stato il teatro di uno degli omicidi passionali più famosi della storia partenopea?

Palazzo di Sangro oggi si presenta come uno stabile abbastanza anonimo, seppur imponente e centralissimo trovandosi a pochi passi da piazza San Domenico. Nel suo passato, però, si cela un efferato omicidio…

La storia del delitto di Palazzo di Sangro

Dobbiamo tornare indietro al 1590, quando Palazzo di Sangro era abitato da Carlo Gesualdo, principe di Venosa. Il principe era sposato con la bellissima Maria D’Avalos, ma lei intratteneva una tresca amorosa, neanche tanto nascosta, con il duca D’Adria, Fabrizio Carafa. Il 17 ottobre di quell’anno, Carlo avvertì Maria del suo allontanamento da casa per alcuni giorni per delle giornate di caccia… quale occasione migliore per i due amanti?

Ma era una trappola… Carlo li scoprì e inviò tre sicari ad uccidere gli amanti mentre lui attendeva nell’anticamera. Solo a omicidio compiuto, Carlo entrò nella stanza e infierì con il suo pugnale sui corpi senza vita.

Dopodiché i corpi nudi e martoriati dei due amanti vennero esposti sul portone del palazzo a testimonianza dell’onore salvato dei Venosa. Si dice che nell’ala del palazzo dove si consumò il delitto, il fantasma di Maria abbia vagato fino al 1889 quando quell’ala crollò. Da quel momento però Maria continua a vagare tra l’obelisco di piazza San Domenico e il palazzo, lamentandosi, in cerca del suo amore Fabrizio.

Il video-racconto della leggenda lo trovi qui.

L’offesa d’onore

Questa di Palazzo di Sangro è una storia di passione senza lieto fine, come ce ne sono molte, sicuramente troppe, anche al giorno d’oggi. Va tutto contestualizzato nell’epoca in cui il fatto è accaduto, è certo; nel 1590, probabilmente, la bellissima Maria d’Avalos non aveva certo sposato Carlo Gesualdo per amore e, quindi, la sua tresca con il duca D’Adria Fabrizio Carafa difficilmente può essere catalogata come ‘tradimento’. È tradimento, appunto, quando si viene meno a un rapporto di fiducia, di rispetto, d’amore… e si fa a fatica a credere che tra Carlo e Maria ci fosse anche uno solo di questi sentimenti positivi.

Di conseguenza, tutto quello che accade dal 17 ottobre in poi aderisce perfettamente a questo tipo di rapporto tra le parti coinvolte. Carlo tende una trappola ai due amanti, i due amanti ci cascano in pieno e Carlo li fa ammazzare senza sporcarsi le mani. Fin qui, purtroppo, tutto tremendamente normale… è quello che accade dopo che deve far riflettere. Carlo entra nella stanza e infierisce sui corpi già senza vita dei due amanti e poi, non appagato ancora, fa esporre i due corpi nudi e martoriati sul portone del palazzo. Una dimostrazione efferata di potenza, di virilità, di onore preservato.

L’onore. Un concetto tante volte giustamente osannato che, però, spesso acceca gli uomini che non sanno quando è giusto rimarcarlo. Carlo è un uomo tradito, colpito nell’orgoglio, ma non è offeso nei sentimenti… l’amore, in questo caso, non c’entra proprio niente. La sua reazione, l’omicidio e la profanazione dei corpi trova una sola giustificazione: l’offesa d’onore. È l’unica cosa che gli importa salvaguardare, affinché il popolo non pensi che lui, principe di Venosa, abbia permesso a un altro uomo di rubargli la donna, la sua proprietà…

Sospesa tra i santi e l’inferno

Maria è la vittima più triste e sfortunata di questa vicenda. Condannata a una vita senza amore e a un’eternità di rimpianto, rammarico, nostalgia, ricerca di colui che davvero aveva amato. È per questo che, come abbiamo già raccontato in occasione del fantasma del Gambrinus, il suo senso di insoluto, di incompiutezza, trova manifestazione nella sua dannazione di restare legata a questa terra, come fantasma. Dal giorno dell’omicidio, infatti, Maria d’Avalos vaga tra il palazzo e l’obelisco di piazza San Domenico, in cerca del suo amore perduto.

C’è però un’annotazione da fare. L’omicidio risale al 1590, l’obelisco è del 1656. È possibile – e visto che siamo nel campo del paranormale, è possibile tutto – che il fantasma di Maria fino a quell’anno uscisse dal palazzo solo per pochi minuti, per mettere un piede fuori dall’inferno, accertarsi che Fabrizio non fosse lì fuori ad aspettarla, e poi rientrare di nuovo sconfitta, ancora dannata. Da quell’anno, però, probabilmente Maria si trattiene un po’ di più fuori dall’inferno, magari per prendersi un po’ di quella luce pura che l’obelisco emana grazie alla statua di San Domenico che domina tutto dall’alto. Una volta immagazzinata quella luce, però, Maria ritorna all’inferno. Perché i santi, sì… ma l’amore è un’altra cosa.

L’orribile tristezza di tutta questa storia è che dovrebbe appartenere al passato, e non trovare più similitudini con le storie dei giorni nostri. E invece, a distanza di quasi mezzo millennio, ci sono ancora uomini che lavano le offese di onore con il sangue e donne che vagano tra i santi e l’inferno alla perenne ricerca dell’unico amore vero.

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