L’olio: oro giallo d’Irpinia

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La semina e il suo significato

La semina è uno dei momenti fondamentali dell’agricoltura. In molti luoghi rappresenta ancora il gesto antico ed un po’ romantico del contadino che sparge i chicchi di grano nel solco appena arato dall’odore caratteristico. Quanta speranza e quanta aspettativa c’è in quel gesto con cui si fa morire il seme per ottenerne la rinascita. La rinascita della vita, in un ciclo che assomiglia molto a quello dell’uomo. Occorreranno, infatti, nove mesi perché il chicco seminato produca un’altra piantina e affinché questa cresca e arrivi a maturazione. Sin dall’antichità la terra è considerata femmina e quindi madre perché generatrice. La religione primitiva è infatti quella della ‘Grande Madre’ fecondata dal sole. Da ciò, ecco, la sacralizzazione della figura femminile che poi, col passare del tempo si perderà nel medioevo. In questo periodo, anzi, si osserverà una concezione opposta, per cui della donna si avrà una concezione negativa, demonizzandola, fino a considerarla una ‘strega’ o una janara e quindi da condannare e da mettere al rogo.

Evoluzione della semina

La semina, però, come altre colture, quasi dappertutto viene ormai svolta in maniera meccanizzata, perdendosi quindi quel contatto diretto con la terra e col grano. Ciò fa parte dell’evoluzione dei tempi e dell’industrializzazione che, però, ha disperso quelle tradizioni millenarie che contraddistinguevano il mondo agricolo. In Irpinia, terra a vocazione agricola, si coltivano diversi tipi di grano, e in particolare grani antichi come la Saragolla e il Senatore Cappelli, frumenti duri, la Risciola, un frumento tenero, e il Grano Arso, una semola tipica irpina ma anche pugliese.
Il grano resta un elemento fondamentale della nostra alimentazione, in quanto vi si ricava la farina che serve per panificare. Da sempre simbolo di vita e di abbondanza, il pane ha una preparazione che somiglia molto a un rito. Vi è infatti l’abitudine di tracciare una croce al centro dell’impasto, magari accompagnandolo nel forno anche con una preghiera. Pane e pasta sono alimenti alla base della nostra dieta mediterranea, così come l’olio.

L’olio di oliva e le sue proprietà benefiche

L’olio d’oliva rappresenta ugualmente uno dei prodotti principali dell’agricoltura nell’area mediterranea. Il suo valore nutrizionale è universalmente riconosciuto. Le origini della pianta di olivo sono antichissime. In Irpinia prevalentemente si coltivano le qualità Ravece, che è la più rappresentativa, Ogliarola, la più diffusa, e Ruveia. Anche le qualità Leccino e Marinese sono molto diffuse. La raccolta delle olive e la molitura sono le ultime fatiche agricole per i contadini, prima delle festività di dicembre e dell’inverno in genere.
Anche la raccolta delle olive, così come la vendemmia, è un momento gioioso perché vissuto in compagnia. Prevede un lavoro di squadra, che inevitabilmente finisce per essere allegro e di aggregazione. L’olio è raccomandato nell’alimentazione per prevenire l’invecchiamento della pelle
e le malattie cardiocircolatorie. Tuttavia, viene usato anche per scopi estetici e di salute. Secondo recenti studi, avrebbe molti effetti terapeutici, grazie alla sua composizione. Quale migliore abbinamento, quindi, che quello di gustare una bella bruschetta in grado di unire il pane e l’olio? Si riassume così, anche nell’alimentazione, quel ciclo senza fine della nascita, crescita, morte e rinascita che le nostre campagne ci insegnano.

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