A cinque anni quando mio padre mi regalò il mio primo pianoforte è stato amore a prima vista e ho capito che sarebbe diventato il mio lavoro. (Lorenzo Maffia
Incontriamo Lorenzo Maffia, pianista, arrangiatore e produttore che ha collaborato con i più grandi artisti italiani come Laura Pausini, Michele Zarrillo e, tutt’ora, Gigi d’Alessio. Nella sua carriera tantissime direzioni artistiche in teatro e in grandi eventi, come l’appena concluso ‘Carnevale di Palma Campania’. È stato protagonista nelle orchestre di programmi televisivi come Ti lascio una canzone e Ora o mai più.
Sei stato direttore artistico del Carnevale di Palma Campania, e non è la prima volta per te. Che emozioni puoi raccontarci?
Prima dell’emozione, la fatica. È stato molto faticoso, però non ci sono cose passionali che non richiedano fatica, anzi! Quando c’è qualcuno che lavora vuol dire che qualcosa sta andando bene. Grande passione, grande dedizione, un lavoro corale: difatti, hanno lavorato tantissime persone a questa kermesse che è diventata più che consolidata nel corso degli anni. Emozioni molto intense: quando capisci che sta per finire arriva un po’ il magone…
Ci hanno raccontato che questo Carnevale è uno dei più antichi di Italia! Hai sentito il peso e la responsabilità della Storia?
Sì, sento sempre il peso della responsabilità anche quando organizzo eventi più piccoli per numero di partecipanti, e portare avanti il progetto Carnevale di Palma Campania, dovendo conservare la tradizione, e contemporaneamente inserire l’innovazione affinché il Carnevale possa essere esposto quanto più possibile fuori dai suoi confini, è senz’altro un’impresa importante. Parliamo di milleottocento attori che devono realizzare una moltitudine di attività piuttosto impegnative, basti pensare agli abiti stessi realizzati a mano.
Collabori con grandi artisti come Gigi d’Alessio e Maurizio Casagrande, com’è mettere in sinergia le forze con loro?
Maurizio è una persona tuttora speciale nella mia vita. Abbiamo lavorato due anni insieme in teatro per lo spettacolo E… la musica mi gira intorno in cui ero il suo direttore musicale. Per quanto riguarda Gigi, sono ormai più di sette anni che sono il suo pianista e con lui ormai ho trovato casa. Ho lavorato con una varietà di artisti di altissimo profilo – ho un passato come produttore e musicista di Michele Zarrillo – però Gigi è più di essere a lavoro con piacere. Hai parlato di sinergia, forse lui è la persona con la quale ho instaurato maggiore empatia sia musicale che personale, ricetta fondamentale per riuscire al meglio in campo artistico.
Sei stato tanto in televisione: esiste una connessione tra il teatro e la televisione?
Ho iniziato a fare televisione nel 2008 ed ero il direttore musica della trasmissione Non perdiamoci di vista condotta da Francesco Mandelli e Paola Cortellesi, con la quale sono ancora in ottimi rapporti: difatti, ci sono tre brani della colonna sonora nel film C’è ancora domani che sono i miei. Ho fatto Grazie a tutti con Gianni Morandi, tutte le edizioni di Ti lascio una canzone, sono stato il direttore musicale della prima edizione di The voice, ho lavorato con Amadeus, ho partecipato a sette edizioni di Sanremo, ho suonato con Cocciante tre anni in tournée.
In merito alla mia esperienza, ti dico che tutte le arti sono interconnesse tra loro: non esiste davvero una separazione reale. Ciò lo riscontro dal punto di vista dell’ispirazione. Quando la cerco guardo tantissime serie, film, viaggi… proprio durante un viaggio a Madrid sono stato al Museo Reina Sofía dove ho visto delle bellezze che mi hanno ispirato a tal punto da tornare in albergo e registrare, con una tastierina che porto sempre con me, dei motivi perché quell’emotività che avevo visto mi era arrivata tutta. Così come una conversazione come questa può ispirarti, torni a casa e ti parte. Questo lavoro, difatti, non è per tutti: il talento deve sempre essere accompagnato da una vita di dedizioni, sacrifici e tanto amore! È chiaro che poi dopo le soddisfazioni arrivano.
Quando hai capito che questo sarebbe diventato il tuo lavoro?
A cinque anni quando mio padre mi regalò un pianoforte perché avevo manifestato sin da piccolissimo una certa sensibilità musicale. Oggi sono cinquantadue anni che suono questo strumento musicale, avendo ovviamente conseguito lauree e studi in pianoforte, composizione e direzione d’orchestra.
In questi ultimi due anni Napoli vive un periodo di forte splendore e fermento artistico, e anche la musica si sta facendo valere. Qual è il tuo pensiero sulla posizione della musica partenopea sullo scacchiere discografico italiano?
È tempo di fare una ‘Sanremo’ napoletana, è tempo di spostare l’arte al Sud dal momento che Napoli è un ricettacolo di arte, ha avuto artisti fondamentali per la storia della musica, della recitazione, del teatro. Totò, Eduardo De Filippo, Massimo Troisi, Pino Daniele, e anche il futuro, dal momento che la maggioranza dei rapper di oggi sono tutti partenopei.
Napoli non a caso sta sullo stesso parallelo di New York che incredibilmente le somiglia per accoglienza, per cui questa città merita una delocalizzazione e la creazione di un’alternativa industriale della discografia, visti i numeri con il successo strepitoso di Geolier, cavalcando il momento storico favorevole con il successo calcistico dello scorso anno, il ritorno al turismo più forte di prima rispetto al prepandemico, tutto con un unico denominatore: il fermento tipico napoletano.
La domanda più semplice e più difficile: cos’è per Lorenzo Maffia la musica?
È la lente davanti all’obiettivo attraverso il quale vedo tutto il resto.


