Sul finire del XIX secolo Napoli è una città in grande fermento, un centro socio-culturale che capace di offrire continue novità. È in questo contesto che nel 1896 arriva in città, proveniente dagli Stati Uniti, un giovane di origine padovane con grandi capacità imprenditoriali: Mario Recanati.
Ambientatosi subito in città, Recanati acquista dei locali all’interno della galleria Umberto I aprendo un negozio di fonografi. Nel suo viaggio negli Stati Uniti, infatti, aveva ben compreso le potenzialità del fonografo di Edison a scopi commerciali. Il magazzino riscuote subito un enorme successo e Recanati decide di investire in pubblicità, ed è qui che il suo nome si lega indissolubilmente alla storia del cinema a Napoli. Per promuovere il suo locale infatti utilizza un apparecchio Lumière, tramite il quale inizia a proiettare “fotografia in movimento”. I filmati ottengono una popolarità senza precedenti e Recanati decide di acquistare un nuovo locale da utilizzare esclusivamente per le proiezioni cinematografiche: nasce la Sala Recanati, il primo cinema di Napoli.
La Sala Recanati
Le prime proiezioni sono nient’altro che riprese all’aperto della durata di circa tre o quattro minuti, ma tanto basta per scatenare nella popolazione un’euforia difficile da immaginare oggi. In poco tempo la Sala Recanati diventa un luogo di ritrovo per persone di tutte le età e di qualsiasi ceto sociale. Il prezzo del biglietto è di soli dieci centesimi di lira e ad ogni proiezione un campanello suona per attirare l’attenzione dei passanti.
Da grande imprenditore, Mario Recanati non si accontenta e decide di ampliare la sua attività fondando un’azienda di noleggio film e apparecchiature di proiezione cinematografica sfruttando l’apertura di nuove sale in tutto il sud Italia. Poco tempo dopo apre un’altra sala, il Cinema Recanati a San Giorgio a Cremano, e diversifica la sua impresa investendo nell’edilizia.
Le Leggi Razziali e la morte
A causa delle sue origini ebraiche, con l’applicazione delle Leggi Razziali nel 1938 Mario Recanati vide tutte le sue proprietà confiscate e la sua persona lentamente dimenticata. Tra i più grandi pionieri dell’industria cinematografica della Napoli di fine Ottocento, muore un anno dopo, nel 1939, a San Giorgio a Cremano.


