giovedì, 01 Ott, 2020 Espresso napoletano

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Mastro Don Gesualdo al Bellini

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Uno straordinario Enrico Guarneri, che ha riscosso fragorosi applausi finali da parte del pubblico (e molti “bravo” gridati a gran voce), ha tenuto banco, senza concedersi pause (né la benché minima sbavatura interpretativa) dall’apertura del sipario fino alla sua chiusura. Il suo Mastro Don Gesualdo, non amato da nessuno, è stato per tutta la durata dello spettacolo certamente amato dal pubblico.

scena dello spettacolo

La regia di Guglielmo Ferro, pur rimanendo fedele al romanzo di Giovanni Verga, dà il giusto risalto al materialismo, al valore del possesso di beni materiali e, poiché nelle note regia è scritto che “intende ricontestualizzare il concetto di roba… e …l’incessante e frenetica attività di speculazione”, bisogna dire che è esattamente una realtà che viviamo oggi, nel momento socio-economico che stiamo attraversando, ed è quindi perfettamente contestualizzata.

Un uomo, Mastro Don Gesualdo, che si è “fatto da sé”, dovrebbe essere la perfetta incarnazione del  self-made-man, ma quanto paga questo suo apparente successo? Disprezzato e deriso da tutti, persino dai suoi parenti, non è destinatario nemmeno dell’amore della figlia, non trova una sua dimensione e una sua collocazione in tutta la sua vita.

scatto durante la rappresentazione

 

Gesualdo è, per antonomasia, l’uomo simbolo della sconfitta, ma in questa messinscena, a mio avviso in maniera molto positiva, viene messa in evidenza più la rabbia per la sconfitta che non la sconfitta stessa; più che un mondo privo di sentimenti, viene presentato un mondo dove hanno spazio solo i sentimenti negativi; più che la mancanza di illusioni si legge, evidente, il dolore per il crollo di tutte le illusioni.

Notevole anche l’interpretazione di Ileana Rigano nel ruolo della Baronessa Rubiera che è riuscita a dare l’esatta dimensione del personaggio, sebbene la sua presenza, ovviamente e opportunamente, sia stata ridimensionata rispetto al romanzo; sicuramente bravi tutti gli altri interpreti.

scena tratta dallo spettacolo

La scenografia di Salvo Manciagli, giocando con luci, ombre e immagini, ha reso particolarmente suggestive le varie fasi dell’azione; belli e pregevolmente senza invadenza di colori e forme, i costumi di Carmen Ragonese.

Decisamente teatro, vero teatro, non semplicemente uno dei tanti, anonimi spettacoli allestiti su tavole di palcoscenico.

 

 

Repliche fino a domenica 25 gennaio