venerdì, 30 Ott, 2020 Espresso napoletano

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Migrazioni. Una soluzione organica è più urgente che mai

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Stranieri. Ancora una volta desidero tornare su questa delicata e complessa problematica, di cui tanto si parla e si scrive senza mai giungere a concrete soluzioni organiche che abbiano una valenza sul piano politico internazionale. Partiamo proprio da questo aspetto, peraltro determinante, in quanto non ci saranno mai soluzioni se non condivise e praticate da tutti gli Stati interessati dei vari continenti e, naturalmente, dell’Europa, ammesso che ancora esista un’Europa coesa non solo nei trattati, ma anche e soprattutto nella realtà dei fatti.

Geograficamente parlando, il ‘confine’ naturale dell’Europa è in gran parte costituito dal mare: a nord, dal mar Glaciale Artico, ad ovest dall’oceano Atlantico, a sud dal Mediterraneo e dal mar Nero. L’Italia rappresenta, secondo i trattati, buona parte del confine europeo nel Mediterraneo e, pertanto, costituisce un’area strategica rilevante per i rapporti con gli Stati africani.

Di fatto, con l’emergenza del Coronavirus, nel marzo scorso è intervenuta una decisione dell’Unione Europea che ha portato alla chiusura delle frontiere dell’area Schengen per esigenze sanitarie, impedendo la libera circolazione delle persone… preciso, dei cittadini regolari. A fronte di ciò, sono invece continuati gli sbarchi di migliaia di clandestini, in buona parte prelevati da ong straniere a nord delle coste africane, portati poi nei porti italiani. Il tutto si è verificato e si verifica senza nessuna forma di controllo delle predette ong da parte della comunità internazionale e, in particolare, dei Paesi di provenienza delle navi utilizzate che non adottano provvedimenti. Troppo comodo!

Non entriamo nel merito della gestione – evidentemente sostenuta da più di qualcuno per asseriti ma non scontati motivi umanitari – del delicato e complesso fenomeno, e degli interessi che ruotano intorno allo stesso, non sempre leciti. Si pensi allo sfruttamento di tanti disperati che ovviamente sono costretti a pagare organizzazioni criminali per giungere ad imbarcarsi lungo le predette coste africane su natanti non idonei per poi lanciare subito un s.o.s. Sembra una procedura ormai concordata.

Di fatto si concretizza un traffico illecito assolutamente inaccettabile di esseri umani che meriterebbero ben altra sorte. L’accordo di Malta del 2019, frutto di uno specifico impegno del governo italiano, non ha certamente trovato concrete risposte da parte di quelli europei sulla distribuzione effettiva delle migliaia di stranieri che continuano ad arrivare via mare e non solo. È evidente che ci troviamo di fronte ad esodi biblici che hanno origine in Paesi dove la vita e la dignità delle persone valgono poco o niente. E gli europei, storicamente parlando, non sono esenti da gravi responsabilità sulle cause di complesse situazioni tuttora prodotte da interessi di diversa natura, che hanno portato a instabilità politiche interne, con violenze, conflitti e varie forme di sfruttamento.

Desertificazioni, malattie, malnutrizione, faide ed altro ancora non fanno più notizia, mentre la comunità internazionale resta assente. Ipotizzare, in tale sconfortante quadro, soluzioni appare poco probabile, soprattutto considerando che il Nord Africa non ha più una stabilità che possa agevolare il dialogo alla ricerca di soluzioni condivise. La caduta – inopportuna – di Gheddafi ha rotto ogni equilibrio. Il risultato di ciò è stato, è e sarà drammatico per tutta l’Africa settentrionale.

Il gravissimo problema non può certamente essere affrontato solo dal nostro Paese, di fatto in via di colonizzazione, con inevitabili future conseguenze e criticità in ogni settore della vita pubblica. Se esistono, almeno sulla carta, confini europei nel Mediterraneo, questi vanno gestiti con soluzioni condivise e pari responsabilità, mediante l’adozione di interventi efficaci nei Paesi di provenienza degli immigrati.

Sul piano interno poi non si può continuare ad ignorare che migliaia di giovani africani – non tutti affidabili – sono disseminati sulle strade delle nostre città, verosimilmente sfruttati dalla criminalità, senza documenti idonei – permessi di soggiorno – per avere un contratto di lavoro. È noto che la recente legislazione sulla loro regolarizzazione non ha sortito gli effetti sperati. E allora cosa fare? Diventa sempre più urgente affrontare il complesso problema sul piano internazionale con una politica incisiva, in grado di fare valere le giuste ragioni del nostro Paese. L’Italia è ormai una zattera alla deriva non più in grado di accogliere tanti disperati, comunque da gestire nel rispetto della dignità umana, considerando peraltro i tanti aspetti negativi registrati sulla vita dei nostri cittadini.

Mi riferisco alla tutela della storia, della cultura, delle tradizioni e dei valori giuridici, etici e religiosi che ci appartengono e ai quali non vogliamo, né dobbiamo rinunciare.

Senza poi dimenticare i problemi sanitari ed i fenomeni di criminalità, sempre più attuali. Non è possibile continuare così. La gente è stanca di subire.