Monte Nuovo: Tra eruzioni e geostoria puteolana

Monte Nuovo
Monte Nuovo
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Monte Nuovo, dai primi bradisismi del 1501 alla formazione del vulcano dopo il sisma più grande del settembre 1538

Ai napoletani e ai puteolani dovette parere, nei primissimi anni del XVI secolo, che la terra si innervasse di rabbia e di livore per i precipitosi mutamenti storici. Profonde domande per l’incerto futuro accompagnavano la fine del dominio aragonese e l’inizio dell’interminabile, per molti versi caotica esperienza vicereale. Caotici erano di certo i movimenti della terra e del mare.

La storia di monte nuovo inizia tra il 1501 e il 1538 quando violente scosse telluriche e un altalenante movimento del mare mutarono in continuazione le vite degli abitanti di Pozzuoli. La geografia dei Campi Flegrei non era quella che ci risulta oggi dalle cartine e dalle nostre esperienze. Il Lago Lucrino era indistinguibile dal mare che penetrava la costa, mentre sul Lago d’Averno, la mitica porta dell’Ade, si affacciava, già dall’età medievale, un villaggio chiamato Tripergole. Già il nome di questo borgo ci suggerisce una zona ombreggiata e serena. In effetti il villaggio era vicino alle sorgenti di acqua sulfurea, tanto che Carlo II d’Angiò vi volle una costruzione che ospitasse quanti venivano a giovarsi delle proprietà di tale acqua curativa. Dunque nel 1300 Tripergole doveva essere una località abbastanza nota agli abitanti dell’area flegrea ed ai napoletani. Ma la storia di questo piccolo borgo sarebbe terminata improvvisamente dopo due secoli.

1501: i primi bradisismi

I primi bruschi movimenti delle viscere della terra, nei primissimi anni del nuovo secolo, precisamente tra il 1501 e il 1505, provocarono un fenomeno particolarissimo e quasi surreale agli occhi dei puteolani e di tutti i pescatori che cercavano di sbarcare il lunario ogni giorno prendendo il largo nelle acque flegree. Ciò che accadde fu un sollevamento del suolo fino ad allora ricoperto dal mare: gli abitanti di Pozzuoli si trovarono davanti distese di terra che parevano emerse, miracolosamente, apposta per moltiplicare il loro spazio vitale. Un paesaggio che pian piano si stagliava più vasto, quasi surreale, con nuove secche per ancorare barche, nuovi spazi per la vendita del pesce appena pescato. Si giunse persino ad una causa tra i pescatori e il Demanio per la proprietà della nuova terra – se così si può dire -.

29 settembre 1538: il sisma più grande e la formazione di Monte Nuovo

Drammatici furono i giorni in cui si formò la figura vera e propria di Monte Nuovo. Anche in questo caso gli eventi dovettero sembrare prima surreali, poi, stavolta, tragici. Il 28 settembre 1538 il mare si ritirò in fretta di quasi 400 metri, e sulla spiaggia i pescatori trovarono, quasi piovuti dal cielo, tantissimi pesci che si dibattevano tra la vita e la morte. I puteolani si precipitarono a farne incetta per portarli a casa o per venderli, probabilmente increduli di ciò che vedevano. Il 29 settembre fu invece il giorno del dramma e del dolore. Tra l’Averno e il mare il terreno ribollì e si alzò “come quando la pasta cresce”, come dissero dei cronisti dell’epoca. La terra crebbe fino ad esplodere, e i puteolani fuggirono verso Napoli. Il vicerè, che era Don Pedro di Toledo, non potè che guardare da lontano il cataclisma. Tripergole, con le sue terme ed i suoi giorni sereni, fu distrutta per sempre. Ciò che vive, però, è uno splendido monumento naturale tra i pini e le ginestre.

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