martedì, 02 Giu, 2020 Espresso napoletano

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Musica e crisi economica, intervista al Presidente della Campania Music Commission, Ferdinando Tozzi

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Il mondo della musica è tra i comparti produttivi maggiormente colpiti dagli effetti negativi del Covid-19, in buona compagnia di tutte quelle arti per le quali il contatto con il pubblico è parte integrante dello show. Dal 4 marzo sono state sospese manifestazioni, eventi e spettacoli di qualsiasi natura e della loro ripresa, seppur in un lontano futuro, non vi è traccia in nessun discorso ufficiale, con la logica conseguenza che gli artisti e tutto l’indotto musicale subiranno gli effetti della crisi più a lungo rispetto a tutti gli altri settori economici.

L’Espresso Napoletano ha affrontato questa tematica con l’avvocato Ferdinando Tozzi, presidente della Campania Music Commission ed esperto in diritto di autore.

La crisi legata al Covid-19 ha messo particolarmente in ginocchio gli artisti e l’indotto che gli gravita intorno. In Regione Campania con quali numeri si presenta?

“I numeri sono enormi a livello nazionale, ma non ci sono ancora delle proiezioni per ogni singola regione. Assomusica parla del 70% di concerti riprogrammati, 17% annullati e perdite per 40milioni di euro fino al solo il mese di marzo. In Campania, tra artisti e indotto musicale lavorano circa 20mila persone, quindi, è facilmente intuibile la portata del danno. Gli addetti ai lavori mormorano che i live riprenderanno a pieno regime non prima di ottobre 2021, questo per dire che è saltata completamente una filiera e per un periodo lunghissimo”.

Quindi che alternative ci possono essere per rimettere in moto un settore che del pubblico e del relativo assembramento ne fa una parte dello show, oggi completamente escluso da qualsiasi previsione?

“Purtroppo il settore della musica è molto particolare perché un’alternativa ai live è difficile, se non impossibile, diversamente, ad esempio, dai libri che possono essere acquistati su piattaforme on line, modalità di acquisto già molto in uso. Aggiungo anche un altro particolare: il guadagno che si ricava ascoltando o scaricando la musica dal web – stando ai dati della FIMI – è diminuito durante l’emergenza covid-19 perché è una fruizione strettamente connessa agli stili di vita. Si ascolta musica quando si viaggia per lavoro, si va a scuola la mattina, si fa jogging e cose di questo genere. Quindi ulteriore perdita”.

Ci sarà, a questo punto, un maggior incremento delle produzioni musicali in studio, almeno durante la fase 2 e quelle successive?

“Credo sicuramente di sì. Molti artisti in questo periodo stanno ‘approfittando’ per studiare, comporre, produrre, per poi immettere sul mercato i nuovi prodotti. Ma se prima il disco lanciava il live, ora è l’esatto contrario: sono i concerti a spingere verso l’acquisto del cd. Quindi ritorna il problema dell’impossibilità della musica dal vivo. Certo, le etichette musicali, i manager e tutto l’indotto devono rimboccarsi le maniche, ma ci vuole un sostegno statale forte”.

Il Governo ha previsto il cosiddetto bonus di 600 euro, ma molti artisti sono rimasti esclusi da questa misura.

“Sì, perché sono stati fissati requisiti per l’accesso a questo beneficio che molti artisti non possiedono, lavorando spesso in condizioni di scarsa tutela dal punto di vista dei diritti dei lavoratori. Sarebbe stato molto utile se il Governo si fosse confrontato in maniera più approfondita con le associazioni di categoria che avrebbero potuto fare luce, e dunque consigliare, su alcuni aspetti che può conoscere bene solo chi lavora nell’indotto della musica”.

A questo proposito, avete già avviato un’interlocuzione con la Regione Campania o se ne prevede la possibilità? Che proposte il comparto vorrebbe mettere sul tavolo?

“Con la Regione abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione e già da tempo ha compreso l’importanza di una legge sulla musica, così come ha compreso, due anni fa, l’importanza di una legge sul cinema licenziando una normativa frutto di un lavoro comune tra istituzione e organizzazioni di settore. Se fosse già stata approvata una norma regionale, oggi il comparto sarebbe sicuramente più tutelato. Ma, va detto, è un tema, questo della tutela, molto più ampio e complesso che va inquadrato in un discorso di rivisitazione nazionale di uno dei settori atavicamente maltrattati riguardo al riconoscimento dei diritti”.