venerdì, 04 Dic, 2020 Espresso napoletano

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Nando Misuraca e il suo #salottoinstagram: “Resistenza ad oltranza, se necessario”

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Abbiamo perso la libertà, il profumo dell’aria e il suono dei passi sul selciato, il calore di un abbraccio e la seduzione di un sorriso e ciò che nessuno aveva immaginato potesse farci schiavi è accaduto, e ci ha travolti. Finalmente uguali, sebbene in fase due; ma in preda al sospetto, alla paura del contagio e privati di ogni progettualità. Restano la musica e i sogni, la forza di cantare, di raccontarsi e, attraverso un piccolo schermo via skype, di vederci, quasi spiandoci, dietro le pieghe di parole metalliche o sovrapposizioni di accenti, ma noi insistiamo perché è l’unica via, perché è la nostra forza. Informarsi di musica, ascoltarla insieme, ritrovarsi per ricordarne i suoi segreti, dare voce a illustri protagonisti dello spettacolo, interpreti e compositori  tra una chiacchiera e un video d’archivio è la proposta di Nando Misuraca. Con #salottoinstagram, in piena pandemia in diretta ogni giorno dalle 18:30 c’è stato lui, giornalista, cantautore e produttore artistico di #SuonoLiberoMusic, capace di restare in contatto con il mondo attraverso un’informazione schietta e garbatamente elegante.

Numerosi gli zoom condotti attraverso aneddoti e retroscena spesso nascosti dietro una canzone. Nando Misuraca ha attraversato il panorama campano e non solo ponendo l’accento sulla necessità di creare un format inconsueto e fuori dagli stereotipi, distante da chi, ai tempi del Covid-19, ne ha fatto uso smodato e irrisorio. Diversi perciò i suoi protagonisti che si sono avvicendati tra narrazioni personali e prestigiosi omaggi come quello dedicato al M° Franco Battiato, che il Misuraca ha condotto in compagnia del giornalista e scrittore Antonio Mocciola, o quello dedicato al Califfo, in compagnia di Alberto Laurenti, o ancora il ricordo sentito e caloroso a Goran Kuzminac con l’ausilio di Giacomo Lelli e Paolo Capodacqua, oltre a vari esponenti del cantautorato italiano come Max De Angelis, Federica Baioni o Lino Blandizzi, solo per citarne alcuni. Fare informazione e raccontare la musica altrui riconoscendosi come un’anima cantautorale segnata da una forte connotazione sociale non è poi così usuale, né semplice se la scelta è l’equilibrio;  in un’Italia che ancora oggi fa fatica a riconoscere la propria identità…

“Ho deciso di dare vita a questo percorso per compensare questo isolamento forzato che ha di certo penalizzato tutti ma la musica, fatta di occasioni creative, scambi di note e di arrangiamenti, di atmosfere, di gruppo e di esibizioni live è forse il settore artistico che ha pagato il prezzo più alto ed in tutti i sensi”.

La rete di questi tempi ha proliferato numerosi appuntamenti live, direttamente dalle proprie stanze di casa; il tuo #salottoinstagram da cosa è contraddistinto?

“Non so se io sia riuscito a distinguermi ma so di certo che era mia intenzione regalare momenti di convivialità e confronto per farci compagnia e raccontare di musica direttamente attraverso la voce di grandi protagonisti dello spettacolo che spesso non rientrano proprio nella categoria ‘dei più noti’ semplicemente perché poco avvezzi al presenzialismo in tv ma che io personalmente ho conosciuto, e con cui ho condiviso momenti importanti nella mia carriera musicale”.

A proposito della tua carriera e delle tue mille anime, come sei riuscito ad attraversare l’informazione in maniera così trasversale ed equilibrata dal momento che ogni tuo ospite rappresentava, nell’esercizio del proprio ruolo, un tuo possibile concorrente?

“Bella questa domanda, ma sai, io mi ritengo uno spirito libero e il nome della mia etichetta la dice lunga [ride, n.d.r.]. Non ho mai accettato padroni né servilismi di partito, tantomeno pianificato alcuna strategia nella scelta degli argomenti da trattare: ho voluto tutto all’impronta, sempre. Credo nell’informazione come sinonimo di verità, per cui le mie tante anime, come dici tu, le considero solo strumenti di conoscenza, opportunità e occasioni di vita”.

Sei un cantautore dal forte impegno sociale e civile, ricordiamo, tra le altre, la canzone Anime bianche che seguì il singolo Mehari Verde, dedicato al giornalista Giancarlo Siani e presentato al ‘Premio Elsa Morante’ all’Auditorium Rai; e la recente Kebrat, intensa storia di migranti tratta dal romanzo Lacrime di Sale del grande medico di Lampedusa Pietro Bartolo. Che significa fare musica impegnata in un momento storico così complesso?

“Tu hai citato Anime Bianche, brano dedicato a mio padre Bruno, che perse la vita sul lavoro nel 1999. Quella morte è ancora in attesa di giustizia. Il videoclip della canzone realizzato in collaborazione con la CGIL Fillea ha ottenuto più di 100mila visualizzazioni. Ogni anno in Italia si contano circa 170 vittime sui cantieri e con loro le famiglie; c’è troppo silenzio su questo argomento ed io ho voluto dare voce a coloro che non ne hanno più; così come la disperazione di quelli che vengono dal mare in attesa di dare una speranza alla propria vita, sono storie terribili che Bartolo ha raccontato benissimo. Vedi, io credo ci sia bisogno di raccontare quest’altra metà del cielo, credo sia necessario per noi artisti essere sul campo e dare, anche se in piccola parte, il nostro contributo”.

Siamo entrati nella fase due, come proseguirai i tuoi incontri in salotto?

“Compatibilmente con quelli che saranno i dettami del nuovo decreto, finalmente, da studio, sempre in diretta ma con una scadenza bisettimanale; dipenderà dalla disponibilità degli artisti che mi affiancheranno; se il tempo dei live è ancora lontano, noi rispondiamo, senza cedimenti, con la resistenza, ad oltranza se necessario”.