Napoli e la tradizione del pesce fresco

La barchetta del pescatore a Napoli è un’icona!

La domenica, quando ero bambina, papà e mamma, quasi tutte le domeniche, mi portavano sul lungomare, nei pressi dei piccoli moli, per acquistare il pesce fresco da cucinare quando il Re delle tavole napoletane, il Ragù, non faceva da protagonista incontrastato.

Uno show a cielo aperto

L’acquisto del pescato, a dirla tutta, era un pretesto per assistere al meraviglioso spettacolo dei pescatori che arrivavano sulle loro piccole imbarcazioni di legno con il carico prezioso da vendere ai Napoletani. Nel silenzio, e con il rumore delle onde di fondo, le loro urla invitano i passanti ad avvicinarsi alle vasche colme di pesce.

Oggi questa tradizione è rimasta invariata. È come se il tempo si fosse fermato e una scena di un film si ripetesse su una pellicola che proietta il rito della pesca ogni giorno. 

È un vero show osservare ‘o pisciavinnolo, cioè colui che vende pesce al mercato oppure direttamente per le strade, sui moletti, che richiama alla memoria le gouache dei pittori della scuola di Posillipo che lo ritraeva già nell’800.

I pescatori sono soliti bagnare il pescato con dell’acqua di mare che conservano in un secchio di plastica vicino alla loro postazione o in una brocca di creta dal collo stretto, chiamato mummara.

Il pescatore è una professione che si tramanda di padre in figlio, ed è una figura molto rispettata a Napoli. La domenica, il banco del pesce è come un piccolo altare e, andare a rendere omaggio a questi saggi uomini di mare che, di notte, hanno fatto bottino ricco, è un vero piacere. Quando poi, accanto al banco, ci sono le bellezze partenopee, lo spettacolo è completo!

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