sabato, 24 Ott, 2020 Espresso napoletano

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Noleggiatori di Bus Turistici dimenticati dalla Regione Campania

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Nell’avviso pubblico per la concessione di un bonus una tantum a fondo perduto a favore delle microimprese artigiane, commerciali, industriali e di servizi, in dipendenza della crisi economico-finanziaria da “COVID-19”, non compare la categoria “imprese di noleggio dei bus turistici”, codice Ateco 49. La Regione Campania esclude, dal comparto “Turismo”, un settore che, per tipologia di attività, numero di imprese, capitale investito e addetti ai lavori, diventa centrale nell’erogazione di qualsiasi offerta turistica proposta.

Un’esclusione davanti alla quale Piero Mirante, Massimo Castiello e Michele Bianco, in rappresentanza della categoria, non esprimono solo amarezza ma chiedono al governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, un’integrazione dell’avviso pubblico, che ha lasciato fuori un settore che conta 6.000 aziende, circa 30.000 addetti, che hanno un grande peso nella costruzione del PIL nazionale.

Nelle misure a sostegno del Turismo, il Governatore della Campania fa riferimento solo ai lavoratori stagionali delle strutture alberghiere e paralberghiere, tralasciando, peraltro, un particolare cruciale: ci troviamo di fronte a imprese Capital intensive, considerando che il valore di ogni mezzo impiegato si aggira intorno 300 mila euro. Mezzi bloccati e capitali investiti che chissà come e quando rientreranno.

La richiesta si estende al Governo, con una domanda di allungamento dei tempi relativi alla sospensione delle consistenti rate di leasing contratte per far fronte ai numerosi investimenti effettuati in presenza di un trend di crescita previsto per il 2020 e a seguire, la sospensione degli interessi ad essi legati, un prolungamento della cassa integrazione e della Naspi, perché vale la pena ricordare che il settore delle imprese di bus turistici è per l’80% un settore a domanda derivata, per cui è legato al pieno regime del sistema turistico per ristabilire l’attuale status quo. Occorrono più fondi per sostenere attività ad alta intensità di capitale che in questo momento è completamente immobilizzato nella funzione operativa, ma che produce effetti finanziari penalizzanti e che mettono in discussione l’esistenza stessa delle aziende.

Intanto, è urgente riaprire i giochi, risedersi al tavolo regionale e trovare una soluzione che coinvolga le imprese codice Ateco 49, visto l’elevato numero di famiglie che rischia di non poter neanche più fare la spesa. Risolvere la questione a livello regionale e, contestualmente, puntare lo sguardo anche sul piano nazionale. Affinché nessuno resti indietro e questa Italia non si trovi a contare nuovi poveri, lasciati sul campo da una guerra in cui ancora non ci sono le armi per combatterla davvero.